Ci risiamo, Trump torna all’attacco di Giorgia Meloni sul suo esclusivissimo social network, suggerendo stavolta che ci vorrebbe una misura cautelare di allontanamento (di chi? perché? in seguito a cosa?), insieme ad una foto che ritrae l’uomo arancione e Giorgia quasi come se lei volesse flirtare con lui. Parto dall’angolo sessista: come mai Trump attacca l’unica donna Presidente del consiglio, e si guarda bene dal riservare lo stesso trattamento nei confronti che so, di Macron, Pedro Sanchez o Merz, giusto per nominarne alcuni? Mi ricorda quando Biden baciò Giorgia sulla testa, cosa che certo non si sarebbe mai permesso di fare con nessuno degli altri leader del Vecchio Continente. La cosa più irritante, comunque, è che proprio questi leader stiano zitti e guardino dall’altra parte, invece che rispondere a tono a Trump. Ho cercato in rete, e non ho trovato granché su prese di posizione per difendere l’Europa comune. Europa comune solo quando conviene a loro.

Anzi, c’è quel simpaticone di Rutte, Segretario generale della NATO, che continua a prostrarsi in maniera indecente ai piedi dell’uomo arancione, garantendogli che dalle basi italiane potranno partire 500 aerei americani verso l’Iran. Mettendo ovviamente (e volutamente) in difficoltà il governo italiano, che ha dovuto smentire quelle affermazioni, con conseguente passo indietro dei parrucconi di Bruxelles. Spero che Giorgia continui a tenere la testa alta, evitando per quanto possibile quel tipo di ingerenze straniere che tanti problemi hanno creato in passato, grazie ad una classe politica debole e pronta a mettersi in ginocchio di fronte a zio Sam. Da poco ho scoperto un canale YouTube chiamato Il punto economico, in cui Nicola approfondisce varie vicende della recente storia del Belpaese, da Mani pulite al caso Olivetti. Ed a guardare quei video, si intuisce fra le righe chi è che tirava le fila dietro le quinte di quegli eventi, sebbene ovviamente non vi siano prove concrete.
Ma la vera foglia di fico che oramai è caduta da un pezzo è che l’America scopre la totale inadeguatezza degli strumenti a disposizione delle istituzioni per correggere quest’anomalia chiamata Trump. In tutte le democrazie che si definiscono tali, chi è a capo del potere esecutivo, sia esso il presidente del consiglio, il cancelliere, primo ministro o qualsiasi nome vogliamo dargli, può facilmente essere mandato a casa a pedate nel deretano se si permette di fare certe uscite poco… consone al ruolo che ricopre, diciamo così. Ma non in America. Qui il Presidente rimane in carica per quattro anni, che ci piaccia o no. Anche quando perde la maggioranza in parlamento, come accadde ad Obama nel suo secondo mandato. Si, lo so, c’è il famigerato impeachment, ma è uno strumento così complesso e pieno di paletti, che di fatto non funziona mai, specialmente con uno come Trump.
Ovviamente né democratici né repubblicani sono interessati a cambiare la Costituzione per inserire una clausola di salvaguardia più flessibile e facile da usare. Basterebbe fare come in Europa, non serve poi tanta immaginazione. E sono convinto che questo sarà il vero punto debole dell’impalcatura istituzionale di questo Paese. Senza contare il fatto che il Partito Democratico, un po’ come in Italia, continua a proporre candidati pesci lessi (la Harris non si poteva proprio guardare), e se non cambiano strategia in tempo, sarà un’altra carneficina fra un paio d’anni. Intanto il nuovo sindaco di New York, un socialista vero eletto tra le fila dei democratici, sta strappando consensi a destra e manca. Ma l’America non voterebbe mai uno come lui come Presidente. Tanto vale cominciare ad imparare un po’ di cinese.
Commenti
Katrina Uragano ha scritto:
E’ tutto molto distopico, strano. Difficile capire come si possa star zitti di fronte a tutto quello che dice e che fa. Come si possa accettare che un personaggio di questo genere influenzi così pesantemente il mondo intero.