due chiacchiere

Un’America pronta a nuove sfide

Non  molto tempo fa il Presidente del Consiglio Italiano sintetizzò il suo programma di governo con le tre (famose? famigerate? fasulle?) i: se non ricordo male impresa, informatica ed inglese. Non credo siano stati fatti passi da gigante in nessuno dei tre campi: le imprese gonfiano i prezzi come sempre, con l’inglese non ce la caviamo per nulla bene, e per l’informatica l’ennesima statistica ci dice che siamo il fanalino di coda in questo settore. Guardando invece all’America dopo quasi un anno di vita in questo Paese (e quindi non basandomi sui tanti stereotipi che ci propinano i mezzi di informazione), mi sono reso conto che qui hanno messo in pratica da tempo le tre p: poste, pressione fiscale bassa, positività delle  persone.

La logistica responsabile

Un servizio postale efficiente ed affidabile è fondamentale per mantenere vivo e funzionale il tessuto produttivo e sociale di una Nazione. Qui le bollette si pagano mandando un assegno alla compagnia, non esistono i famigerati bollettini postali e le file chilometriche davanti all’impiegata annoiata. E non serve certo la raccomandata con ricevuta bollata e controfirmata dal direttore generale in persona: con 42 centesimi si compra un francobollo di posta prioritaria e si può stare tranquilli non solo del fatto che l’assegno arriverà, ma che sarà recapitato il giorno dopo. Amazon, uno dei più grandi negozi online del mondo, non usa costosi corrieri per consegnare la sua merce (a meno che non si tratti di prodotti speciali), ma si affida alle Poste Americane. Ma la cosa che, ancora dopo un anno, ancora mi stupisce, è la proverbiale gentilezza degli impiegati: è evidente che si sentono addosso l’orgoglio del servizio che svolgono, e ne vanno fieri.

La mano corta del governo

L’idea di lasciare più soldi in tasca alla gente a fine mese, sembra quasi scontato, è vincente in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando: Berlusconi potrà anche invitare, nella sua conferenza di fine anno, i cittadini a spendere di più, ma se la coperta è corta anche lui dovrà farsene una ragione. Qui invece preferiscono i fatti alle parole: Bush sarà anche il peggiore presidente che l’America abbia mai avuto, ma un merito bisogna riconoscerglielo, aver mantenuto la pressione fiscale bassa anche quando il debito pubblico aumentava. Se vuoi che la gente spenda, d’altro canto, non puoi fare diversamente: per ripianare i bilanci dello Stato c’è sempre tempo, quando le cose iniziano a girare per il verso giusto. La morale della favola è che rispetto all’Italia, non solo guadagno il doppio (in termini di potere d’acquisto, non di soldi depositati sul conto) ma il 70% contro circa il 55% italiano, rimane a me.

Questi inguaribili ottimisti

Che gli americani siano positivi e propositivi non credo ci sia bisogno di ribadirlo ancora una volta. Credo in fondo sia questo il vero “sogno” degli  emigranti: vivere in una Nazione dove non importa chi tu sia o da dove venga, per realizzare il tuo sogno. Basta guardare alle ultime elezioni politiche: la vittoria di Obama è un evento ancora più storico di quanto si sia percepito, secondo me. Non tanto perché ha portato un Re Nero in Casa Bianca, come ha scritto qualcuno. Ma perché dimostra che qui non si rimane attaccati alle ideologie “a tutti i costi” e se un uomo sa essere positivo e carismatico, e promette di rimettere l’America sul giusto binario, la gente lo vota.

Commenti

  1. emanuele ha scritto:

    Camu,
    non posso che condividere le tue impressioni su tutti i punti. Dopo due anni di permanenza negli Stati Uniti la loro positivita’ e’ ancora uno degli aspetti che mi fanno piacere riscontrare tutti i giorni.
    Sulle poste poi niente da eccepire: efficienti, veloci, precisi e cordiali. Ogni volta che torno in Italia e devo passare in posta a Torino….il delirio.
    Sul secondo punto e cioe’ la pressione fiscale ho qualche dubbio. Concordo con te che la pressione bassa significa lasciare a te piu’ soldi in tasca e far viaggiare l’economia. Ma sono anche convinto che manchi una cultura del consumo in america: un’amica un volta ha espresso la differenza tra americani e italiani:” Voi italiani comprate poco e bene, noi compriamo tanto e spazzatura…ma ci fa stare tanto bene”.
    Sono dell’idea che in un momento di crisi come questo ci sara’ da fare un gran lavoro sul come consumare questi soldi che si hanno in tasca..
    Ovviamente queste sono tutte generalizzazioni: ci sono americani oculati ovunque. Quello che intendo e’ che tutto il casino sui mortage e presto sulle carte di credito nasce dall’erroneo concetto che i soldi in tasca ce ne saranno sempre di piu’….e se non ci sono….basta chiederli.

  2. camu ha scritto:

    @Emanuele, nulla da eccepire sulla tua analisi, che a mia volta condivido. Forse saranno le mie radici italiane, ma in quest’anno di permanenza non ho mai capito perché la gente spende così tanto ed in maniera così poco oculata. Lo so, fa parte della cultura. Io quando arrivai dissi che volevo comprarmi la Yaris (che già avevo in Italia e che tante soddisfazioni mi ha dato negli anni) e tutti ridevano sotto i baffi come a dire “ma che, vuoi che la gente ti schiacci in autostrada” ? La mattina sull’autobus, in autostrada, vedo circa l’80% di SUV e fuoristrada vari vuoti, ovvero con il solo guidatore. Non capirò mai la cultura del macchinone che hanno qui. Non credo che tutti abbiano una famiglia così numerosa da richiedere auto così capienti. Penso che il lavoro per rieducare gli americani, viziati da 20 anni di agi (l’epoca Reagan è l’inizio di tutto, credo) sarà lungo e difficile. Ma qui hanno una mente flessibile, e già ora nessuno si stupisce più se dico che voglio comprarmi la Yaris 🙂

  3. Piero_TM_R ha scritto:

    Credo che in Italia la faccia da padrona il pessimismo, probabilmente siamo educati ad esserlo, siamo sempre stati visti male nel mondo e questo ci deve aver influenzato non poco.
    Il sentore che ho io è che nessuno stato europeo ha applicato nessuna regola per arginare la crisi, stanno tutti a guardare dalla finestra. Per poi non parlare del fatto che il governo italiano non vuole ridurre le tasse per non far aumentare il deficit e saltare fuori dai parametri della UE, il tutto per la parola data. Capisco che se lo Stato riesce ad uscirne vittorioso (mentre altri sono già andati sotto) dev’essere un vanto (dimostrando di avere le capacità per rispettare le regole), ma a che prezzo? Secondo me stanno tirando la corda e prima o poi gli si spezzerà in mano.
    Per il fatto che la coperta è corta, verissimo, anche se ho notato molte persone comperare in questi ultimi saldi, con dei prezzi un po’ più aderenti alla realtà e non gonfiati (come dicevi tu). Di questo ne abbiamo discusso con Jgor, le aziende non si chiedono quanto gli è costato un prodotto e poi fare un ricarico, invece si chiedono quanto la gente è disposta a sborsare un determinato oggetto. Il sistema non rispetta le regole di domanda ed offerta, sa più di un’imposizione bella e buona.
    Poi non parliamo delle aziende “statali” e simili, non funzionano o funzionano male e creano problemi con costi esagerati e ricavi ridicoli (Trenitalia, Alitalia, Poste, etc.). Magari avere le poste che funzionano, sarebbe un miracolo!
    L’America la conosco solo attraverso queste pagine (più realistiche) e la televisione (che non sempre rispecchia la realtà dei fatti), quindi non posso esprimermi, ma effettivamente sembra che gli americani siano propensi a spendere e consumare con molta facilità, senza porsi molte domande, mentre resta la patria di chi ha un’idea e la vuole realizzare (basta vedere YouTube e Facebook, tanto per citare un’idea che si è trasformata nella gallina dalle uova d’oro!).
    In America la parola d’ordine durante le elezioni è stata “cambiamento”, in Italia? Ne hanno usate una tonnellata e cosa è cambiato? Nulla, siamo sempre nella … fino al collo, però dobbiamo spendere, per aiutare l’economia, però a noi chi ci aiuta?

  4. camu ha scritto:

    @Piero, se ti dicessi che approvo ogni singola lettera del tuo commento, potrei sembrare fin troppo “di parte”, per me è facile dirlo visto che non ci abito più, in Italia. Sono contento che i saldi, quest’anno, siano stati un po’ più onesti. Qui ho comprato per 30 dollari dei pantaloni che (controllato in rete) costano 110 dollari a prezzo pieno, non so se in Italia si arriva a questi livelli comunque 🙂 D’accordo con te sulla tua domanda finale, che mi sono posto anche io qui: noi stiamo aiutando General Motors, AIG, e tutti gli altri colossi che crollano, ma a noi chi ci aiuta? Se io vado dal concessionario a comprare una macchina della Ford, io la pago sempre uguale 🙂

  5. Piero_TM_R ha scritto:

    Giustissimo quanto mai vero, noi aiutiamo indirettamente i colossi (qua c’è stata per una vita la FIAT), ma loro non si mettono una mano sulla coscienza.
    I saldi qua sembrerebbero essere corretti, anche se sono stati beccati da “Striscia la notizia” alcuni negozi che hanno truccato i cartellini!
    C’è chi diceva “aiutati che il ciel ti aiuta”, ma incomincio a pensare che sia una bufala…
    Mi ospiti? Vengo a vivere anch’io negli States e faccio il geometra, che tra pratentesi li non esiste…

  6. camu ha scritto:

    @Piero, con tutti i messicani che cercano di attraversare il confine illegalmente, entrare in questo Paese è diventato quanto mai difficile 🙂 Pensa che a breve partirà una nuova serie tv proprio intitolata ai poliziotti che lavorano per l’equivalente dell’Italiano Ministero degli Interni!

  7. FN ha scritto:

    Avevo scritto un post su’Italia e sulla nostra situazione. L’ho cancellato perchè non reggeva il paragone con il tuo, che esprime benissimo il senso di frustrazione in cui viviamo.
    Quello che mi ha colpito, da bambino, visitando l’UK, (putroppo non ho ancora visto gli USA) è che lo “svuotamento” delle cassette postali avviene 4 volte a giorno. Sconcertante.

  8. camu ha scritto:

    @Federico, perché cancellarlo, mi avrebbe fatto piacere leggerlo 🙂

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