Quando vengo in Italia, capita a volte che la discussione cada sulla scuola americana, parlando delle figlie che stanno entrambe al liceo. L’altro giorno, quando l’argomento è venuto di nuovo fuori mentre ero con dei parenti al telefono, volevo vedere se ne avevo mai discusso sul blog. Ho trovato questo articolo del 2008, in cui parlavo dei campus americani che avevo avuto modo di visitare durante un corso di formazione al quartier generale della Oracle (due palle pazzesche). Oggi vorrei concentrarmi più sulle scuole superiori, prendendo spunto da una recita scolastica a cui sono stato invitato dal figlio di Campanellino un paio di settimane fa. Anche un modo per parlare dell’America che mi piace, non di quella bombarola a cui ci siamo ahimé abituati.
Ho ripreso il video qui sopra per condividere il livello d’impegno che questi ragazzi ed i loro insegnanti mettono nel produrre queste recite. Ma partiamo dall’inizio. Non so come le cose siano cambiate in Italia, ma ai miei tempi, circa 35 anni fa, quando ho frequentato il liceo scientifico, la giornata prevedeva una manciata di materie interessanti (fisica, chimica, matematica), alcune materie noiosissime (storia dell’arte, latino e filosofia, per non parlare del prof di religione), un po’ di educazione fisica giusto per gradire, e poco altro. Qui il sistema è completamente diverso, ed assomiglia più a come sono organizzate le nostre università. Prima di tutto, esiste un’unica high school, come si vede nei tantissimi film che arrivano dal Paese a stelle e strisce.
All’interno di quell’edificio si trovano dal liceo al professionale, dalla scuola d’arte al conservatorio. Ogni studente lavora con un consulente scolastico (counselor) per costruire il proprio piano di studi in base a quello che vorrà fare da grande. Chiaramente ci sono delle materie di base (inglese, matematica, storia, geografia, ecc) che tutti devono avere nel proprio piano di studi, ma per il resto, circa il 30% del monte ore totale durante l’anno, può essere dedicato alle materia che si vogliono (non che si devono) studiare. Così, ad esempio, mia figlia grande ha deciso che estetista e parrucchiera sarà il suo futuro, ed ha inserito classi dove insegnano tutto quello che c’è da sapere sull’argomento. Con tanto di abilitazione alla professione, alla fine del percorso (se passa l’esame, s’intende).
Ma oltre al piano di studi flessibile, le scuole offrono una lista enorme di attività extra-curriculari, come appunto il teatro. Loro li chiamano club, e ce ne sono davvero per tutti i gusti: dalla robotica con i Lego alla falegnameria, dagli scacchi (dove i ragazzi partecipano anche a competizioni nazionali) alla scherma. Ovviamente non si tratta di attività obbligatorie, ma come vedi dal video qui sopra, in molti decidono di prendervi parte, anche per una questione di inserimento sociale. Perché devi sapere che non solo gli attori sono studenti, ma anche quelli che hanno realizzato la scenografia (compreso il figlio di Campanellino), pitturando e segando fino alle dieci di sera. Senza contare i musicisti che si intravedono in basso: anche loro studenti del corso di musica, ed i tecnici delle luci, e tutto il personale di supporto all’ingresso della scuola, e via dicendo.
Le scuole, che sono finanziate dalle tasse comunali (ogni comune qui ha il suo provveditore), ci tengono ad investire non solo in infrastrutture (il teatro nel video fa parte del complesso scolastico), ma anche nell’assumere insegnanti talentuosi. Così vedrai alcuni comuni con ICI (si chiama ancora così?) molto alta, perché gli investimenti scolastici rappresentano in genere il 70% del budget comunale, ed altri con tasse più basse, perché non hanno molti giovani, e preferiscono spendere molto meno nella scuola e più nei servizi, per esempio, per gli anziani.
Insomma, quella americana è una scuola che ti insegna a vivere lo spirito di squadra, in tante declinazioni diverse. Peccato che poi finisca tutto a tarallucci e vino, quando metti l’Abbronzato davanti ai bottoni delle bombe. Peccato davvero.