Incredibile ma vero, sono già passati quasi tre anni da quando la figlia piccola mi convinse a prendere una Tesla Model 3 in leasing. Tre anni in cui mi sono divertito a provare la funzione Autopilot, in cui sono stato vittima di un atto di vandalismo, e durante i quali ho provato le colonnine di ricarica in giro per il New Jersey. Tutto molto bello, non c’è che dire. Peccato che questa nazione (come immagino molte nazioni occidentali), sia ancora molto arretrata per quanto riguarda la disponibilità di punti di ricarica in città e soprattutto nei sobborghi (ed i cinesi se la ridono sotto i baffi). Quando abitavo nella casa che abbiamo venduto l’anno scorso, avevo fatto installare nel garage un caricatore così che, un po’ come facciamo con i cellulari la sera, potessi avere la batteria piena la mattina dopo, senza troppi patemi. Ma ora che mi sono trasferito in un appartamento, ed in una zona più rurale dove le colonnine sono più uniche che rare, l’ansia da batteria stava iniziando a diventare un problema serio.
Così, giunto il fatidico giorno della fine dei tre anni di leasing, mi sono trovato di fronte alla scelta se prendere un’altra auto elettrica, o se abbandonare quest’idea, almeno finché non avrò accesso ad un modo affidabile per tenere la batteria carica la notte, ed evitare lo stress inutile che ne consegue. La decisione in realtà è stata facilitata dal fatto che la concessionaria Tesla alla quale mi ero rivolto per avere un preventivo su quanto mi sarebbe costata una nuova Model 3, ha fatto un gran pasticcio: prima mi hanno dato una cifra, ma quando ho inviato l’ordine, tutti i numeri sono cambiati (in peggio), perché a quanto pare la banca che copriva i leasing, ha deciso di terminare in anticipo le offerte natalizie che stava facendo. Per giorni ho cercato di contattare qualcuno, ma la minchiata di Tesla è che non hanno un numero diretto con la concessionaria, ma puoi solo parlare con il call center generale.
Non tutto il male viene per nuocere, mi son detto, ed ho cominciato a guardarmi intorno per prendere un’auto a benzina. Alla fine la scelta è caduta sull’auto che avevamo prima della Tesla, la Hyundai Tucson. Approfittando degli incentivi natalizi, alla fine pago 50 dollari in meno al mese di quanto mi costava la Tesla, ed ho un’auto più grande e più comoda. Mi mancheranno Autopilot, le prestazioni, la corrente gratis offerta dal sindaco e la tecnologia avanzata di piccola Blu? Un po’ si, non lo nascondo, ma tutto sommato non erano caratteristiche che giustificavano la rottura di scatole e lo stress di caricare la batteria ogni due o tre giorni. Il che spiega la scarsa diffusione di auto elettriche in città: chi non ha una casa propria o un garage dove poter caricare l’auto, evidentemente non vuole avere a che fare con questo nonsense. Certo, sarebbe bello se i governi occidentali, invece che spendere 800 miliardi nel riarmo contro la Russia brutta e cattiva, investissero risorse per creare un futuro più ecologico e sostenibile. Perché è facile dire “niente più benzina entro il 2030”, ma se l’infrastruttura è un colabrodo, come si fa?
Commenti
Trap ha scritto:
La Tesla non sta andando bene, ho letto che le sue vendite stanno calando da due anni consecutivi.
Leggendo il tuo articolo, è per quello che rimango alla mia Nissan Note: un pieno mi dura sui 900 km, mentre la Toyota Aygo, una city car leggera che posso spostare “a mano”, fa ben 600 km di autonomia! Quindi preferisco anche io rimanere senza ansia. Magari la prossima volta prenderò la Aygo elettrica, ma mi tengo stretta la Note…