A volte ricevo dai lettori occasionali di questo blog qualche email che mi ripaga in maniera più che abbondante del tempo e delle energie che vi spendo per tenerlo sempre aggiornato e soprattutto utile. Eh già, perché sin dal suo primo vagito, sin dalla prima “stanza” imbrattata pubblicamente con le mie idee, il progetto era quello di costruire, a poco a poco, una risorsa utile ai naviganti. Ecco il motivo per cui raramente parlo dei miei fatti personali (beh, ed anche perché ci tengo alla mia privacy), perché lo considero un modo di aggiungere rumore inutile ad una rete già trasudante briciole di informazione sparse a 360 gradi. Per carità, non voglio dire che chi parla di cosa ha mangiato la sera prima o dei fatti propri dovrebbe essere disconnesso ed esiliato in un Paese dove non hanno neppure la corrente elettrica. Ognuno è libero di fare quello che gli pare, Internet è un “non luogo” democratico, ci mancherebbe. Però le email che ricevo mi fanno capire che la direzione intrapresa è quella giusta. Anche perché, diciamolo chiaramente, senza un obiettivo filo conduttore, qualsiasi blog è destinato a morire prima o poi aridamente per mancanza di idee. Leggi il resto di Grazie a te, Stefania
Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 39
Che succede a BlogMagazine?
Da qualche mese ero “abbonato” ad una net-rivista tutta italiana nata poco più di un anno fa: Blog Magazine. Un esperimento lanciato in rete da alcuni bravi blogger italici che hanno deciso, con coraggio imprenditoriale, di buttarsi in quest’avventura. All’epoca tutti i blog ne parlarono, l’entusiasmo era alle stelle e la fila per diventare uno scrittore della rivista era molto lunga. Ed ora, ad un anno di distanza, qual’è lo stato di questo progetto? Non buono, a quanto posso vedere. Sarà un’altra meteora nel panorama internettiano del Belpaese, o si tratta soltanto di una pausa di riflessione? Leggi il resto di Che succede a BlogMagazine?
La fregatura delle festività italiane
Quest’anno il primo maggio è caduto di fine settimana, e così sarà per altre festività comandate del 2010. Mi capitava dunque di riflettere su una differenza tra Italia e Stati Uniti, su questo specifico aspetto. Gli americani, è risaputo, lavorano in media più degli italiani (anche se, va riconosciuto, non sempre maggior quantità equivale a maggior qualità), ma in questa cosa delle feste sono stati più furbi: nel Belpaese, quando un giorno “rosso” casca nel fine settimana, è un giorno di vacanza perso. Il che significa, a pensarci bene, non solo una possibilità in meno di starsene a casa pagati, ma per i negozianti un’occasione in meno per vendere, e per l’ambiente un giorno di inquinamento “in più”. Qui invece la festa è festa, e se casca di sabato o domenica, la si celebra il venerdì prima o il lunedì dopo. Per esempio, il 4 Luglio, la festa dell’indipendenza, quest’anno viene di domenica? Beh, poco male, noi ci becchiamo un bel 5 luglio di vacanza 🙂 Il 25 dicembre è un sabato? E chi se ne frega, noi celebriamo 27 e 28. Bella la vita, in America, eh?
Tesoro, mi si è ristretta la blogosfera
Parafrasando il titolo di questo divertente film d’altri tempi, prendo spunto per esprimere una mia impressione sulla blogosfera italiana, almeno quella che “frequento” io tramite il mio lettore RSS. Ho come l’impressione che si stia attraversando un periodo di crisi, chissà forse conseguenza della crisi economica che stiamo attraversando. Guardo ad esempio il blog di Pocacola, quello di Ninna, persino quello di Pausa Perenne e di Tommy David, giusto per citarne una manciata. Il numero di commenti è diminuito, la qualità dei post si è abbassata (tipo Rossella che ci tortura solo con i suoi scatti fotografici, o Tommy che ha dato una svolta di pura filosofia ai suoi ragionamenti…), persino il numero di Barcamp organizzati in giro è calato. Ripeto, forse è solo una mia impressione. Oppure stiamo entrando in una nuova fase dei media sociali? In cui siamo oramai satolli: l’indigestione di contenuti è arrivata al punto di saturazione, in cui nulla fa più notizia, in cui nulla ci colpisce, in cui si va avanti per inezia. Una fase che vedrà qualcuno sparire in silenzio (tipo i compianti Gattostanco, Semplicemente.org, ed altri), e dove i superstiti dovranno affrontare nuove difficili sfide comunicative. Ma vale ancora la pena avere un blog a queste condizioni?
Cosa c’è nel tuo collutorio
Ho appena scoperto che collutorio si scrive con una sola t, grazie al correttore ortografico 🙂 Ma curiosità lessicali a parte, oggi prendo spunto da un articolo apparso su Wired di qualche mese fa per raccontarti com’è fatto il liquido che usi tutti i giorni per sciacquarti la bocca, il Listerine. Un mix di ingredienti che uccidono germi, proteggono i tuoi denti e ti lasciano un alito fresco per diverse ore. Quand’ero in Italia, ricordo che molti miei amici trovavano il Listerine un po’ troppo forte per i loro gusti, ma qui in America se vuoi qualcosa che davvero funzioni contro placca ed altre insidie ortodontiche, questo è l’unico collutorio che funziona davvero. Leggi il resto di Cosa c’è nel tuo collutorio
Il pranzo di Pasqua
Dopo la ricetta delle focacce, non poteva mancare una foto ricordo della tavola imbandita di Pasqua. Pronta ad accogliere i commensali con una certa varietà di pietanze: abbiamo iniziato con una bella fetta di lasagne al ragù, per poi passare all’insalata (qui in America si usa così) ed alle focacce ripiene di agnello e piselli, e salsiccia e carciofi. Sembra che questa “novità” abbia avuto un discreto successo, e già mi è stato chiesto di prepararle di nuovo, variando i condimenti, magari con qualcosa di più “americano” 🙂 Ad annaffiare il tutto un buon vinello rosso californiano. E per concludere limoncello e pastiera napoletana (fatta col riso anziché col grano, che qui è praticamente introvabile). Leggi il resto di Il pranzo di Pasqua
Due anni sul suolo americano
Anzi, praticamente 25 mesi, per essere precisi. Eh già, era il 26 Febbraio 2008, io non dormii per tutta la notta, la mattina alle 11 avevo l’aereo della Lufthansa che mi avrebbe portato nel Paese a stelle e strisce, via Francoforte. Il taxi arrivò in ritardo, e quando all’autista, giusto per scambiare due parole, dissi che me ne andavo dall’Italia, lui mi fece tutta una ramanzina sull’orgoglio nazionale, e sul fatto che lui non se ne sarebbe andato per nulla al mondo. Insomma, un modo “piacevole” per scrivere le ultime parole di quel capitolo della mia vita. All’aeroporto arrivai carico come un mulo (non puoi immaginare cosa voglia dire fare un trasloco transoceanico eheh) e mi fecero pagare 90 euro di sovrapprezzo per una valigia che superava i 25 chili consentiti. Leggi il resto di Due anni sul suolo americano
Le brutte macchine americane
Una cosa nella quale ancora oggi l’Europa ha un indiscusso primato sull’America, almeno ai miei occhi, è di certo lo stile del proprio parco automobilistico. Questione di gusti, è vero, ma come si fa a comprare uno di questi SUV squadrati e spigolosi, delle vere scatolette per sardine senza grazia e senza carattere. Per me è sempre stato così con le automobili: anche il mio occhio vuole la sua parte. Non mi basta che l’auto consumi poco o abbia il lettore di MP3, deve essere per lo meno guardabile. Come si dice in inglese, sono attualmente “sul mercato” per acquistare un SUV. In Italia avrei avuto l’imbarazzo della scelta, a prezzi contenuti ed accessibili alla gente comune. Qui se voglio un macchina bella, dovrei per forza prendere un BMW, una Lexus o una Mercedes: tutte straniere e tutte sopra il mio tetto di spesa. Poi si chiedono come mai le case nazionali (General Motors, Chrysler, Ford) non abbiano successo. Beh, basta dare un’occhiata ai modelli a disposizione. Persino gli americani, che a queste cose non ci tengono, se ne stanno accorgendo. Leggi il resto di Le brutte macchine americane