due chiacchiere

Scelte estreme per risparmiare soldi

Arrivare a fine mese con questa crisi, lo sanno anche i sassi, è diventato un traguardo sempre più difficile da raggiungere. Qui lo stipendio in genere viene pagato ogni due settimane, ma ciò non toglie che i soldi volino via dalla finestra con altrettanta facilità con cui arrivano sul conto corrente: la rata del mutuo, il blocchetto dei biglietti per l’autobus (che io compro a botte di 300 dollari alla volta), la riparazione imprevista, i bolli e l’assicurazione per la macchina… e via dicendo. Quello che non notiamo, però, è che tutte queste spese sono il costo che noi stessi abbiamo deciso di pagare per usufruire di certe comodità: sono, in altre parole, un effetto collaterale dello stile di vita che abbiamo voluto intraprendere. Volendo ridurre all’osso quest’emorragia di denaro, eccoti quattro scelte estreme per risparmiare.

Evitare di avere figli

La prole, non c’è dubbio, costituisce una buona fetta delle spese nel bilancio familiare. E le proiezioni per il futuro non sono certo rassicuranti sull’andamento dei costi in questo settore. Stando ad un recente studio del Ministero dell’Agricoltura americano, avere un figlio nel Paese a stelle e strisce costerebbe circa 160.000 euro, da oggi fino al compimento dei 18 anni. Un numero un po’ gonfiato, stando ad altre fonti, specialmente considerando tutti gli incentivi fiscali, dal bonus bebè (1000 dollari a figlio fino a 17 anni, se dipendenti dal genitore) alle detrazioni per spese scolastiche di ogni genere. Comunque, anche dimezzando la cifra, sono sempre 80.000 euro che potrebbero rimanerti in tasca, o circa 4.500 euro all’anno in più.

Stare lontani da cani e gatti

Se un figlio può farti spendere migliaia di euro all’anno, un cane spesso non è da meno. Il papà di mio cognato ha dovuto far operare il suo fido Taylor all’intestino l’anno scorso, e come tutti sanno la sanità qui è abbastanza salata, anche per gli animali. Alla fine, tra veterinario, medicine e visite di controllo, ha speso circa 4.000 euro. Certo, un intervento non è una cosa che capita tutti gli anni, ma ogni padrone tende un po’ a viziare e coccolare i propri animali domestici: cibo e salute sono due grosse voci nel bilancio. Noi non abbiamo animali, ma vediamo quanto spendono i nostri amici qui in America. Di sicuro pesci rossi e criceti sono più economici.

Lascia perdere l’università

Pur avendo una laurea attaccata al muro, ed essendo più che contento delle opportunità che la mia esperienza universitaria mi ha offerto, ho già detto in più occasioni che oggi come oggi, la preparazione (c)accademica che si ottiene   non è più al passo con i tempi, e sempre più aziende, almeno qui in America, preferiscono vedere cosa sai fare sul campo, piuttosto che sapere quante lauree hai e con che voto. Certo, un bel 110 sul curriculum è un ottimo biglietto da visita, ma ciò non garantisce (parlo per esperienza diretta) che quella persona sia competente. Considera inoltre il tempo medio necessario per conseguire il titolo: 7 anni che potresti spendere nel mondo del lavoro, guadagnando uno stipendio, pagando i contributi, e facendoti una conoscenza sul campo. Specialmente in un Paese dove il costo medio è di 8.000 dollari all’anno, iniziare la propria vita con un debito sulle spalle (qui molti si fanno prestare i soldi dalla banca per pagare le tasse universitarie) non è proprio entusiasmante. Senza considerare quelli che poi cambiano idea a metà strada.

Non comprare casa

Non c’è dubbio, nella mentalità tradizionalista italiana, la casa rappresenta una pietra miliare, un simbolo per segnare il raggiungimento dell’età “adulta”, in cui si abbandona il nido dei genitori per farsi una vita indipendente. L’opinione comune vuole farci credere che vivere in affitto sia come buttare soldi dalla finestra, ma è davvero così? Nel nostro caso, ad esempio, tra interessi del mutuo (quindi escludendo il capitale), ICI/IMU, assicurazione, manutenzione e quant’altro, spendiamo intorno ai 1.500 dollari al mese. Dando una rapida occhiata agli affitti nella nostra zona, vedo che una casa analoga alla nostra può essere affittata per circa 2.000 dollari al mese.

In teoria ci sarebbe un risparmio di 6.000 dollari all’anno, ma la realtà è che ogni anno c’è qualche spesa grossa. L’anno scorso si è tappato il condotto della fognatura e sono partiti 600 dollari per ripararlo. Quest’anno si è rotta l’unità centrale del condizionatore (dopo 27 anni di onorato servizio), e via altri 3.500 dollari. Insomma, alla fine le spese sono uguali. Con la differenza che fra 25 anni, quando avremo finito di pagare il mutuo, non sappiamo quanto varrà la nostra casa: il capitale accumulato (?), come sta capitando alle vittime della crisi del mercato immobiliare, potrebbe persino dimezzarsi. E poi quando sei in affitto ti basta alzare la cornetta e chiamare il padrone, quando c’è un tubo che perde, senza tirar fuori un euro di tasca tua.

Commenti

  1. Bobo ha detto:

    Non sono d’accordo su nulla… 🙂

    Se rinunci ad animali e figli perdi molto del senso della vita,
    Se ti dai da fare ti laurei in 5 anni o comunque nei tempi previsti e non è escluso che con un 110 e lode non ti vengano a cercare direttamente le aziende,
    Se ti compri la casa adesso risparmi $ 500, ma fra 25 anni il risparmio è di $ 2000 (senza contare che sei a casa tua e fai quello che vuoi senza dover chiedere o rendere conto a nessuno).

    1. camu ha detto:

      @Bobo: infatti anche io non farei nessuna di queste scelte, sia ben chiaro. Proprio per questo ho evidenziato la parola “estreme” nell’articolo. Però dato che la gente fa presto a lamentarsi, e non a trovare soluzioni, volevo suggerire uno spunto di riflessione sul fatto che “chi è causa del suo mal, pianga se stesso” 😉 Riguardo alla laurea, direi che certe notizie non sono affatto confortanti, non trovi? E mi pare che si fosse persino parlato dell’abolizione del titolo legale della laurea, in Italia…

  2. Jack ha detto:

    Io non sono d’accordo solo su un punto, quello dell’universita’. In Italia lo sai come funziona, ma tutti quelli che conosco in America che hanno fatto l’universita’ sono stati chiamati dalle aziende (multinazionali e non, stipendi addirittura per gli stage iniziali a cui poi seguono le proposte ufficiali di assunzione con stipendi pieni), e questo prima ancora di laurearsi, di solito all’inizio dell’ultimo anno. Fare una proposta di assunzione a qualcuno che ti iniziera’ a produrre dopo un anno vuol dire un mercato del lavoro completamente diverso da quello Italiano in cui o cominci subito e senza essere pagato o niente.
    Chi invece non e’ andato all’universita’, sempre negli USA e sempre tra quelli che conosco, trova e cambia comunque lavoro con facilita’, ed anche i datori di lavoro di societa’ piu’ anonime offrono ai dipendenti di pagargli l’universtia’ se un giorno vogliono iscriversi, chi coprendo parzialmente le tasse e chi coprendole totalmente, senza modifiche alla busta paga.
    C’e’ anche da dire che l’universita’ li’ e’ leggermente diversa da qui e che le imprese hanno un grande impatto sui college locali.
    Poi non so, sei te l’esperto, ma queste sono le esperienze di praticamente il 90% dei ragazzi che conosco. Poi ci sono quelli piu’ adulti per cui avere il college completamente pagato dal datore di lavoro era la normalita’, specie nel campo medico, e sono 40 anni ormai che continuano a lavorare per la stessa persona felici e contenti, ma questi erano altri tempi.

    1. Jack ha detto:

      @Jack: Ah, per il resto hai ragione, e che miseria non si puo’ solo criticare 😀
      Anzi, ci sarebbe quasi da ampliare la tua lista, un sacco di gente non si rende conto di quante spese inutili fa e poi magari si lamenta pure…

    2. camu ha detto:

      @Jack: ti dirò, molti miei colleghi hanno una laurea di primo livello, alcuni addirittura neppure ce l’hanno, eppure sono in posizioni manageriali o comunque con stipendi al di sopra della media nazionale. Al contrario, diversi miei ex colleghi italiani con tanto di laureona lodata, sono stati assunti per anni come collaboratori coordinati, con la promessa sempre rimandata di essere messi “in regola”. E parlo anche di gente con lauree tecnologiche.

      Inoltre, io qui in un’università ci lavoro, quindi tocco con mano quotidianamente la demotivazione degli studenti, e la mancanza di entusiasmo (non di tutti, ci mancherebbe) nel seguire corsi che hanno ben poco a che fare con il titolo che s’intende conseguire.

      1. Bobo ha detto:

        @camu: Mi togli una curiosità? Titolo di studio a parte, negli amici cui ti riferisci (su cui quindi puoi dare un giudizio fondato) ritieni che negli Stati Uniti mediamente i posti occupati rispecchino più o meno fedelmente un criterio meritocratico?

        1. camu ha detto:

          @Bobo: generalizzare in questi casi è sempre difficile. Dipende dall’ambiente di lavoro. Negli enti pubblici la meritocrazia stenta a decollare, ingessati come sono dalle organizzazioni sindacali. Anche se a volte qualche dirigente “Illuminato” sa fare la differenza. Nel settore privato invece è molto accentuata…

  3. giglio ha detto:

    Anch’io non sono d’accordo su nulla. Si tratta di vivere o sopravvivere?

    Per quanto riguarda la laurea il problema italiano sono i fuori corso. Pensavano di risolvere il problema con le lauree brevi invece lo hanno solo peggiorato, perché non so per quale magia si sono moltiplicati i corsi di laure alcuni dei quali inutili.

    L’età della laurea prima della riforma doveva essere 24 anni e con le lauree brevi 22 anni, io nella mia esperienza conosco a 28 anni e ora a 24/25 anni…quando una persona ci mette il doppio di tempo, vuol dire che non è roba per lui/lei. Non ti pare? Sembra che dal prossimo anno accademico le cose cambieranno. Speriamo!

    1. camu ha detto:

      @giglio: sono pienamente d’accordo con te. La gente si è scandalizzata quando queste persone parcheggiate in ateneo sono state chiamate “bamboccioni” o “sfigati” da esponenti politici, ma è inutile nascondere la testa sotto la sabbia…

      1. giglio ha detto:

        @camu: nonostante mi sia mangiata mezza frase, mi hai capito. Se questi laureati se non trovano lavoro,poi, non c’è da stupirsi…

        1. camu ha detto:

          @giglio: comunque la colpa non è tutta degli studenti, ma va anche addossata ad un sistema accademico “vecchio” non in grado di entusiasmare gli studenti, di coinvolgerli attivamente in ogni fase della loro carriera universitaria, di farli sentire PROTAGONISTI di quello che stanno facendo. Un sistema massificato, simile a quello dell’allevamento dei polli in gabbia, dove si propinano ricette grigie e standardizzate, che non danno neppure un senso o una prospettiva alle nozioni che si stanno imparando (perché sto imparando il metodo di Gauss per la moltiplicazione di matrici, mi chiedevo sempre 😉 ) Certi professori poi ti fanno proprio passare la voglia, con quell’atteggiamento altezzoso, burbero e distaccato.

        2. Bobo ha detto:

          @camu: Grazie per la risposta di prima sulla meritocrazia e non posso che essere assolutamente d’accordo con te su quanto scrivi in questo intervento.
          Il sistema scolastico sarebbe da rivedere completamente ed il termine che hai usato, massificato, rende bene l’idea.

        3. giglio ha detto:

          @camu: il diritto all’istruzione è stato trasformato in una istruzione di massa con studenti mediocri e professori mediocri. L’atteggiamento di certi professori da te descritto, l’ho ritrovato purtroppo anche nella scuola dell’obbligo, ed è assai più grave,…viene celebrato spesso Don Milani, ma le sue idee in fatto d’istruzione non sono ancora applicate, neanche da chi le sostiene!
          A livello universitario lo studente deve avere forti motivazioni di suo, che non sono quella di prendere la laurea perché ” se lo può permettere”, ma perché hai degli obiettivi e , poi se trovi anche il prof. con grande personalità e carisma, invece di quello insulso, hai fatto 13!

        4. camu ha detto:

          Concordo in pieno. Il corpo di Don Milani si sarà ormai consumato a forza di rivoltarsi nella tomba ogni volta che qualcuno le spara grosse sul suo approccio. Io ho conosciuto la “scuola di Barbiana” grazie alla moglie, che a suo tempo l’ha studiata per la tesi. E da allora ne sono stato un gran sostenitore.

          Anche sui docenti pieni di carisma mi trovi d’accordo, ma quando i finanziamenti sono erogati in base alla QUANTITÀ di studenti sfornati, è sempre più difficile. E poi quando in classe hai elementi svogliati o semplicemente meno capaci, ti tocca rallentare il ritmo, annoiando di conseguenza gli studenti più sveglie veloci, e di fatto demotivandoli.

  4. ondiz ha detto:

    Che tristezza questo articolo… Sbatte in faccia la realtà che vivono molti…

    1. camu ha detto:

      @ondiz: beh sai che noia ad avere solo ricette sul blog. Ogni tanto ci vuole qualcosa di più intenso in grado di stimolare una reazione forte, non trovi?

      1. ondiz ha detto:

        @camu: A si si se non altro ricorda alle persone che si lamentano sempre che c’è chi sta peggio…
        Altro che Macbook pro retina… Auto nuove… Tv led…

  5. Sul fatto della casa, non hai tenuto degli interessi: con un mutuo paghi interessi passivi (anche se si possono scaricare dalle tasse). Con un affitto puoi mettere i soldi in un conto deposito e paghi il medesimo con gli interessi, e il capitale è sempre quello.

    1. camu ha detto:

      @Giovanni ~ Quacos: un motivo in più per restare in affitto 🙂

  6. AleDiGi ha detto:

    Sull’università ho solo una piccola cosa da aggiungere: ricordiamoci che quei professori, che ti fanno passare la voglia di andare a lezione o di verbalizzare un esame, sono magari quei poveretti che a 50 anni sono ricercatori universitari oppure ancora in graduatoria per entrare di ruolo.

    1. camu ha detto:

      No, nel mio caso erano tutti professoroni di ruolo. Anzi i ricercatori, a prescindere dall’età, erano spesso comprensivi e più inclini a coinvolgere gli studenti in attività interessanti 😉

  7. AleDiGi ha detto:

    Almeno allora qualcuno che amava insegnare c’era.

    1. camu ha detto:

      Beh certo, fare di tutta l’erba un fascio sarebbe quantomeno puerile. Peccato però che a darti il voto sul libretto non é mai il ricercatore 😉

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