due chiacchiere

Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 36

Kyoto: l’antica capitale giapponese

In ideogrammi giapponesi, la parola Kyoto è composta da due simboli: kyo e to. Forse non ci hai mai fatto caso, ma invertendo questi due simboli, si ottiene Tokyo, ovvero la nuova capitale. Già, perché ai tempi dei samurai e degli imperatori, nel loro equivalente del nostro medioevo (periodo Edo, se non ricordo male) la capitale del Giappone era proprio Kyoto. Qui si possono ammirare la Pagoda d’Oro, i vecchi giardini imperiali, i giardini zen fatti solo di pietre e magnifici templi rigorosamente con la porta d’ingresso arancione, per tenere lontani gli spiriti cattivi.

Volendo fare un paragone, è come se in Italia andassimo a visitare Firenze o altre città fortemente marcate dall’impronta medievale che le contraddistingue. Un tuffo nel passato a base di sciabole, kimono e geishe. Quattro anni fa, più o meno di questi tempi, la moglie ed io prendevamo l’aereo che ci riportava a casa dopo due settimane di magia in questo Paese strabiliante.

L’autunno di Berlusconi

L’anno scorso di questi tempi, il “vostro” presidente del consiglio s’incontrava con l’abbronzato Obama, e questa era la foto sul Corriere della Sera per commentare l’evento 🙂 Le espressioni dei due Presidenti parlano da sole… tu cosa credi che stiano pensando? Comunque, guardando l’immagine qui sotto e leggendo le ultime prodezze da bunga bunga, sono davvero contento di stare da questa parte dell’oceano!

Berlusconi si stupisce di fronte alla bellezza di Michelle Obama

Raccogliti le tue zucche

Come anche altri miei colleghi blogger espatriati in America hanno già ricordato, qui in America in questo periodo dell’anno si scatena la “febbre” per le zucche: da usare nelle torte, da esporre come decorazione sull’uscio di casa, come bersaglio di improvvisate gare di “spacca la zucca” e via dicendo. Anche noi non potevamo sottrarci a quest’usanza, e così lo scorso fine settimana ci siamo fatti quasi 50 chilometri in macchina per raggiungere una fattoria al confine con la Pennsylvania dove, in un campo sterminato, ognuno può raccogliersi le proprie zucche, e poi pagarle all’uscita in base al peso. Leggi il resto di Raccogliti le tue zucche

Jack e la lanterna di Halloween

Più volte avevo sentito nominare un tale chiamato Jack O’Lantern qui in America, specialmente nel periodo di Halloween. Non mi ero mai però posto il problema di saperne di più e di capire chi fosse, pensando si trattasse di uno dei tanti mostri inventati che in questi giorni spuntano ovunque, persino nei centri commerciali. Ed invece c’ha pensato quell’acculturata di Placida Signora a raccontarmi l’intera storia di quest’insolito personaggio. Per la serie “non si finisce mai d’imparare” 🙂 Almeno adesso non farò più la figura dell’ignorante quando i miei vicini di casa parleranno del buon vecchio Jack. Grazie, Mitì!

Abbiamo i fantasmi in casa

Halloween, non c’è dubbio, è una tradizione radicata fortemente nella cultura americana (non come la versione annacquata e commerciale che sta prendendo piede in Italia), e tutti in un modo o in un altro vi prendono parte. Così all’università dove lavoro io, i professori attaccano fantasmini o cappelli da strega fuori dalla loro porta, nel paesello dove abitiamo spuntano scheletri dai prati di fronte alle case della gente, dietro le finestre oscuri mostri scrutano i passanti, sulle scalinate le zucche e gli spaventapasseri accolgono gli ospiti, e via dicendo. L’altra mattina, tornando a casa, la moglie ha trovato un sacchetto di carta sull’uscio, con un foglio attaccato sopra: you have been ghosted. Le poche righe spiegano, in breve, che un vicino rigorosamente anonimo ci ha “prescelto”, lasciando nel sacchetto dolcetti e giochini vari. Il nostro compito è di non interrompere la catena, attaccando un fantasmino alla nostra porta d’ingresso (per segnalare che siamo già stati ghosted) e fare a nostra volta lo stesso con un altro vicino: lasciare un pacchetto, suonare il campanello e scappare 🙂 Non è da amare solo solo per queste cose, l’America? Leggi il resto di Abbiamo i fantasmi in casa

In differita dal WordCamp NYC 2010

Avevo promesso che avrei pubblicato qualche foto scattata al WordCamp di New York della scorsa settimana. E così eccomi qui a soddisfare la curiosità di chi non c’era. Ho partecipato alla prima giornata, quella con tutti gli interventi strutturati, dove ho assistito ad alcuni talk interessanti: l’avvento di HTML 5 nei prossimi temi di WordPress, l’uso avanzato delle API di sistema, l’ottimizzazione della piattaforma per siti che devono sopportare grossi carichi e molto altro. Non c’era il venerato Matt Mullenweg, colui che ha dato vita a WordPress, ma uno dei suoi luogotenenti, Andrew Nacin, che ha incoraggiato tutta la comunità a continuare a contribuire e far crescere questo strepitoso prodotto open source. Leggi il resto di In differita dal WordCamp NYC 2010

Ho messo le bandiere all’entrata

Esporre la bandiera sull’uscio di casa è, per molti americani, una manifestazione del proprio attaccamento alla nazione, un concetto spesso sconosciuto agli abitanti del Belpaese. La casa che abbiamo comprato l’anno scorso apparteneva ad un ex ufficiale militare, suppongo dei Marines a giudicare dalle spillette che abbiamo ritrovato in alcuni cassetti, probabilmente dimenticate durante il trasloco. Tra le personalizzazioni che ha apportato durante gli anni in cui ha vissuto qui, c’è un bellissimo palo portabandiera all’ingresso, alto almeno 15 metri, sul quale possono essere montate fino a tre bandiere. Finora non l’avevamo mai sfruttato, anche perché aspettavo una buona occasione su Amazon. Che s’è presentata un paio di settimane fa: due bandiere (quella italiana e quella americana) per 10 dollari.

Le due campane di Tophost

Ora che le acque si sono calmate, dopo l’infuocata diatriba estiva accesasi intorno al provider Tophost (se non ne eri al corrente, non ti sei perso nulla di fondamentale per la tua esistenza, te l’assicuro), vorrei pubblicare (in forma anonima, dietro richiesta dell’interessato) una delle email che ho ricevuto da un cliente di questo provider. Perché la storia va raccontata da entrambe le parti, e bisogna ascoltare entrambe le campane prima di farsi un’opinione. Almeno questo è ciò che dovrebbe fare un utente con un minimo di sale in zucca che s’accinge a comprare un nuovo dominio. Tophost è una delle poche aziende italiane che cerca di comportarsi con serietà e trasparenza. Ho avuto a che fare con altri provider come Seeoux, DnsHosting, Aruba e via dicendo, e finora Tophost mi sembra il più serio. Leggi il resto di Le due campane di Tophost

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