due chiacchiere

Costco, il negozio dove tutto è più grande

Ricordo quando abitavamo in Toscana, c’era un mercatone chiamato La Metro, se non erro riservato a coloro che avessero una partita iva, dove era possibile comprare prodotti all’ingrosso. All’epoca non ebbi mai il piacere di visitare quel negozio, ma è quello a cui penso ogni volta che varco la soglia di Costco, il supermercato all’ingrosso americano per eccellenza. Sunshine ci va un paio di volte al mese (specialmente con questo caro prezzi!) a comprare carne e frutta, che onestamente sono di qualità spesso migliore (a parità di prezzo) di quella che trovi allo ShopRite. E così, dopo averti portato a mangiare nei vari fast food del Paese a stelle e strisce, mi è venuta l’idea di tornare ad esplorare altre catene della grande distribuzione. Costco è relativamente giovane, nato soltanto agli inizi degli anni ’80 con il nome Kirkland, il che spiega perché i prodotti “non di marca” che vendono, sono commercializzati sotto questo marchio. Apprendo da Wikipedia che hanno punti vendita persino in Francia e Spagna (chissà perché non in Italia), per un totale di circa 800 sparsi per il resto del mondo.

Una corsia con gli scaffali altissimi del negozio

Prima che nascessero le bimbe, io e Sunshine non eravamo mai entrati in uno di questi negozi, anche perché l’ingresso è riservato soltanto ai soci, ed è necessario mostrare la propria tessera all’addetto quando si entra. Chiunque può diventare membro, non soltanto le partite IVA come in Italia, ad un costo di 60 dollari all’anno. Se il portafoglio te lo consente, puoi anche acquistare la tessera Executive ad un prezzo di 120 dollari annui, che ti da accesso a tanti privilegi e sconti extra, anche su pacchetti viaggio, assicurazioni auto e via dicendo. Io ad esempio ho comprato da poco un generatore di corrente che useremo durante la stagione degli uragani, e con la tessera executive ho risparmiato il doppio (30 dollari invece che 15). Come capisci, se hai una famiglia e spendi intorno ai 2.000 dollari all’anno, allora la carta executive conviene. Quando sono arrivate le bimbe, già di soli pannolini e latte in polvere, abbiamo risparmiato un sacco.

Tre aspetti che differenziano Costco dai normali supermercati sono le dimensioni delle confezioni, e la qualità dei prodotti e la loro impareggiabile garanzia di soddisfatti o rimborsati. Se abiti da solo, non troverai certo la bustina piccola di insalata preconfezionata monouso o la scatolina da 400 grammi di biscotti per la colazione. In questo negozio tutte le confezioni sono grandi, dai pacchi di carne e salsiccia da 5 chili ai fustoni dei detersivi, passando per il barattolo da un chilo e mezzo di Nutella. Noi spesso prendiamo scatolame e prodotti a lunga scadenza come pasta e detersivi, ma devo ammettere che il loro prosciutto di Parma importato non teme confronti. Riguardo alla garanzia di cui dicevo prima, la loro politica è di accettare resi anche dopo anni, a patto di avere lo scontrino originale, ed a volte anche roba usata. La legenda narra di una persona che ha riportato indietro l’albero di Natale usato dopo le feste, ed il negozio se l’è ripreso.

La disposizione del negozio è standard: quando entri vedrai il reparto elettronica, con tanti scintillanti televisori per tutte le tasche e di tutte le dimensione, seguiti dai cellulari e computer portatili. Superata questa zona, si entra tra le corsie vere e proprie, dove i pancali sono esposti direttamente al pubblico. La particolarità di Costco è che non esistono corsie assegnate con i cartelli in cima che ti dicono dove trovare un determinato prodotto. E così i manager del punto vendita si divertono a spostare i prodotti di tanto in tanto, ed ai poveri clienti tocca farsi il giro di tutte le corsie per trovare il barattolo del ketchup. Non so perché sia così, ma è una cosa a cui si fa l’abitudine dopo un po’. In fondo al negozio c’è il macellaio, con tutti i banchi frigo ad esporre chili e chili di ogni tipo di carne, ed accanto troverai il reparto pane e dolci.

Un’altra particolarità è che a Costco non ti danno buste per la spesa alla cassa, ma c’è una catasta di scatoloni vuoti in un angolo che potrai usare per sistemare la tua roba nel carrello. Quindi mentre la signora passa i prodotti sul lettore di codici a barre, affrettati a prenderne un paio e comincia a sistemare i tuoi acquisti nella scatola. A volte un aiutante si occuperà di far questo lavoro per te. Superate le casse, tutti i negozi hanno una zona fast food, dove acquistare la loro rinomata pizza, che è letteralmente carica di mozzarella all’inverosimile (ogni fetta peserà almeno 300 grammi), o gli hot dog extra large con mostarda e ketchup. Fatto questo spuntino, assicurati di avere il tuo scontrino della spesa a portata di mano, perché all’uscita troverai un addetto alla sicurezza che vorrà vederlo, per assicurarsi sommariamente che quello che hai nel carrello corrisponde a quanto elencato in quel pezzetto di carta.

Un cartello reclamizza i cibi pronti che puoi acquistare nella zona fast food

La combinazione hot-dog più bibita a Costco è ancora oggi un affare ad un dollaro e 50 centesimi. Un prezzo che non cambia da 30 anni, anche con tutti gli alti e bassi dell’inflazione. Si dice che il supermercato ci perda, ma è una questione di principio a cui i capi dei piani alti sembrano non voler rinunciare, un po’ a voler premiare la fedeltà dei clienti. La quantità comunque sembra colmare le perdite: Costco vende più di 100 milioni di hot dog ogni anno, più di quattro volte quello che la Major League Baseball ha venduto nei suoi campi da baseball nel 2011. La stessa politica viene applicata al loro pollo arrosto (che devo ammettere è morbido e per nulla asciutto), che da 30 anni è venduto a 5 dollari, e sui quali si stima che l’azienda perda ogni anno 30 milioni di dollari.

Commenti

  1. Emanuele ha detto:

    Quanti kg ho preso leggendo questo post? 😀
    Ciao,
    Emanuele

    1. camu ha detto:

      🤪 Io ogni volta che vado, ingrasso di almeno un paio di chili solo a guardare l’opulenza di roba in quel supermercato. Uno dei posti più “simbolici” del consumismo e dell’abbondanza americani.

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