due chiacchiere

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Studio Ghibli, dove nascono i sogni

Mentre nel Paese a stelle e strisce la Disney prima e la Pixar adesso la fanno da padrone da più o meno un secolo, quando si tratta dell’animazione di un certo livello, in Italia, stando ai miei pochi ricordi di gioventù, negli anni ’70 ed ’80 era più popolare la vasta produzione dei manga giapponesi, che soddisfaceva tutti i gusti e tutte le età. Come dimenticare la sexy Lamù ed il suo sfigato fidanzato Ataru Moroboshi, o i due fuoriclasse Holly e Benji e il campo di calcio lungo un paio di chilometri, oppure ancora le serie sui ladri Lupin ed Occhi di Gatto. E vogliamo parlare degli occhioni dolci di Candy Candy e Heidy? Tutte produzioni che spesso raccontavano storie ben più profonde ed impegnate di quanto la Disney non riuscisse a fare con le sue principesse scialbe ed i rispettivi principi azzurri pronti a salvarle in un lieto fine sdolcinato e surreale. L’apice di questa differenza di fondo è rappresentato dai lungometraggi della casa Studio Ghibli, che conobbi ai tempi dell’università grazie ad un’amica appassionata del genere. Leggi il resto di Studio Ghibli, dove nascono i sogni

Ottimizzare la presentazione di una pagina web

Vorrei concludere questo 2022 con una miniserie in due puntate dove riassumo un po’ di trucchi che ho imparato per migliorare le prestazioni di una pagina web, spesso rallentate da una pesante zavorra di fogli di stile, ma principalmente di codice Javascript che fa tutto ed il contrario di tutto (e ci traccia ovunque andiamo, ma quella è un’altra storia). L’obiettivo finale di queste puntate è quello di condividere tecniche che mirano a creare una gerarchia di tutto quello che va caricato, in modo da prelevare prima le informazioni che servono subito, e mettere in secondo piano quelle che possono attendere qualche millisecondo senza influenzare la presentazione della pagina in questione. Eh già, perché il trucco è tutto lì: puoi provare a spremere qualche kilobyte dai tuoi file, ma se poi hai fogli di stile monolitici che includono ogni ben di Dio, non hai fatto molto.
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Le cartoline di Natale per parenti ed amici

In questi giorni siamo tutti artisti e fotografi qui nella terra a stelle e strisce. Devi sapere infatti che da tempo immemore esiste in America quest’usanza di preparare un biglietto natalizio con alcune foto di famiglia da inviare a parenti ed amici per augurar loro buone feste in un modo più personale che la classica cartolina con l’albero di Natale che si compra in cartoleria. Esistono, ovviamente, tanti servizi online (no, questo non è un post sponsorizzato, non preoccuparti) che consentono in pochi click di scegliere il proprio stile, personalizzarlo con le foto dell’anno, ed infine ordinare il risultato finale che verrà comodamente recapitato a casa nel giro di una settimana. Poi comincia l’opera di imbustamento e spedizione di queste creazioni artistiche in giro per il mondo (nel nostro caso letteralmente). I frigoriferi, sotto Natale, si riempiono così di facce sorridenti e, in alcuni casi, di brevi storie che riassumono cos’ha fatto quella famiglia durante l’anno appena trascorso. Leggi il resto di Le cartoline di Natale per parenti ed amici

Abbiamo già smesso di tagliarci i capelli

Sono passati soltanto un paio di mesi da quando le proteste delle donne iraniane contro il regime teocratico che le tiene soggiogate si sono allargate al resto del mondo grazie ai social. Molte donne, in segno di solidarietà, corsero a tagliarsi una ciocca di capelli. Un fuoco di paglia durato un paio di settimane, già spento e rimpiazzato da panettoni e passeggiate tra i negozi della città. Ancora una volta, i media ci dicono a cosa pensare, tirandoci per il naso inanellato a destra e sinistra come una mandria di pecorelle mansuete. Nel frattempo in Iran, zitti zitti, ricominciano l’opera di soppressione delle proteste, mentre le ciocche di quei capelli che ci eravamo tagliati già ricrescono lentamente. Il punto che mi perplime di più, comunque, rimane il nostro diritto di andare a dire agli Iraniani come devono gestire il proprio Paese. Anche perché certo gli altri non sono mica senza peccato. Leggi il resto di Abbiamo già smesso di tagliarci i capelli

Strategie per un web sostenibile

Con buona pace di coloro che si accingono a celebrare il compleanno di Gesù concentrandosi sull’aspetto religioso e familiare del Natale, dobbiamo arrenderci alla cruda e triste verità che siamo nel bel mezzo del periodo più commerciale dell’anno. Specialmente con questi chiari di luna e la necessità dei commercianti di rastrellare qualche spicciolo in più, non c’è più freno alla tempesta di richieste a comprare di più, consumare di più, viaggiare di più, ed ovviamente essere online di più, per condividere con parenti ed amici il nostro parere su questo o quel prodotto. Con l’avvento dei social una quindicina d’anni fa, poi, l’aumento delle risorse necessarie a soddisfare la nostra sete di like, e la voglia di conservare e condividere in archivi sterminati tutto il ciarpame digitale che produciamo ogni giorno, è letteralmente esploso. Dopo aver accennato a quello che sto facendo per predicare bene e razzolare… bene nel mio piccolo, vorrei tornare oggi su quest’argomento per contribuire, come un emulo di Greta Thunberg, alla sensibilizzazione delle opinioni in materia. Per spronare chi passasse da queste parti a contribuire ad un mondo digitale più sostenibile. Leggi il resto di Strategie per un web sostenibile

Due chiacchiere con il giardiniere

Oramai ho riposto tutti gli attrezzi da giardino in garage, visto che non c’è più il prato inglese da tosare o foglie di aceri e querce da rastrellar via, e se ne riparlerà a fine aprile dell’anno prossimo. Però mentre raccoglievo quelle foglie qualche settimana fa, mi è venuta l’ispirazione per l’intervento di oggi. In particolare pensavo a come i nomi di molti degli attrezzi usati dal giardiniere seguono un’interessante regola grammaticale, in base alla quale si attacca la desinenza er all’azione che compiono. Ad esempio il tosaerba sarebbe il lawn mower, letteralmente il tosatore del prato, mentre il taglia bordi è l’edge trimmer, ovvero lo “spuntatore” del bordo. Poi se devi soffiare le foglie verso il bordo della strada, userai il leaf blower, ed infine per aerare il terreno e prepararlo all’inizio di stagione ti servirà il lawn aerator, possibilmente insieme al seed spreader per rinfoltire il pratino con nuovi semi. Come vedi, questa regola si applica in genere agli attrezzi motorizzati. Leggi il resto di Due chiacchiere con il giardiniere

Colui che propone un brindisi ufficiale

Nelle commedie americane in cui i protagonisti si sposano, si vede spesso uno dei testimoni avvicinarsi al microfono e fare un discorso ufficiale ai novelli sposini, ricordando magari qualche avventura, oppure un momento commovente di quando erano giovani, o ancora prendendo in giro questo o quell’altro invitato. Beh, devi sapere che quel ruolo ha un nome ben preciso nella lingua inglese: toastmaster. Qui la parola toast è usata nella sua accezione meno comune: non come tramezzino al formaggio da sgranocchiare durante la pausa pranzo, ma per indicare “a call to a gathering of people to raise their glasses and drink together in honor of a person or thing, or an instance of drinking in this way”, ovvero un brindisi. Da qualche mese ho scoperto che esiste un club mondiale a cui chiunque può iscriversi, dove i membri si allenano nella raffinata arte del parlare di fronte ad una platea, il Toastmasters Club. All’università dove lavoro, alcuni colleghi hanno organizzato una sezione locale del club, aperta ai dipendenti sia in sede che in smart working. E così, spinto dalla perenne voglia di migliorare il mio inglese, mi sono iscritto. Leggi il resto di Colui che propone un brindisi ufficiale

Il dominio senza biscotti non conviene

Una delle cose che avevo implementato sul mio blog dopo essere passato a SupportHost era l’attivazione di un dominio separato cookieless da cui servire immagini, video, fogli di stile ed altri componenti statici della pagina. Devo ammettere che sebbene WordPress non abbia battuto ciglio e si sia lasciato configurare nel giro di un paio di minuti (aggiungendo un’apposita riga al wp-config.php), ho notato che il browser storceva un po’ il naso per via delle implicazioni sulla sicurezza relative all’uso di due domini diversi. Quelli che queste cose le hanno studiate, le chiamano CORS, ovvero cross-origin resource sharing: in pratica bisogna far sapere al browser che è autorizzato a caricare un file da un dominio, ed usarlo poi in una risorsa presente su un altro dominio. Cercando una soluzione a questo problema, sono inciampato in un articolo in cui si analizzano le implicazioni sulla performance di quest’approccio. Leggi il resto di Il dominio senza biscotti non conviene

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