In America sono già due settimane che ci svegliamo un’ora prima grazie al passaggio al daylight savings time, ed ora si ritorna alle consuete 6 ore di differenza tra Roma e New York. Ogni anno si leggono sui giornali le solite tiritere su come quest’innaturale tortura per il nostro ritmo circadiano sia oramai antiquata e non porti nessun beneficio tangibile neppure per i contadini. Ma c’è un barlume di speranza che, almeno nel Paese a stelle e strisce, sia la volta buona che riusciamo a sbarazzarcene definitivamente. Pare infatti che in Senato abbiano votato una legge che abrogherebbe questo continuo spring forward, fall back (un modo facile per ricordarsi in che direzione spostare le lancette). Una lieta notizia per tutti coloro che ogni sei mesi devono assicurarsi di aggiustare le lancette degli orologi che fanno girare il mondo: come chiunque programmatore potrà confermare, lavorare con orari e calendari sono i due incubi peggiori per chiunque debba scrivere un pezzo di codice, con tutte queste eccezioni, anni bisestili, ore legali che non valgono in tutti gli stati allo stesso modo, e via dicendo. Io tengo le dita incrociate.
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La dieta dei 30 giorni funziona davvero
Correva l’anno 2015 quando un mio collega al lavoro mi parlò di una nuova dieta chiamata Whole30, che lui e la moglie stavano sperimentando con l’obiettivo non solo di dimagrire, ma di ridurre l’infiammazione causata dalle varie tipologie di cibo che ingurgitiamo ogni giorno. La dieta è stata lanciata da due nutrizionisti americani, Melissa e Dallas Hartwig, che hanno anche deciso di monetizzare i loro sforzi pubblicando un libro in cui spiegano la filosofia alla base del loro approccio, e propongono una lunga carrellata di ricette per ogni occasione. L’idea di base è di invogliare la gente (specialmente nel Paese a stelle e strisce) ad alimentarsi in modo semplice, privilegiando le proteine, evitando i cibi confezionati e raffinati ed aggiungendo frutta e verdura. Tenendo lontani tutti gli alimenti che scatenano reazioni infiammatorie da parte dell’organismo, si contrastano sovrappeso e obesità, si eliminano le tossine e si riequilibra il sistema immunitario. Leggi il resto di La dieta dei 30 giorni funziona davvero
AMC, il cinema a due passi da casa
Quando abitavamo nella ridente periferia pisana durante gli anni dell’università, era consuetudine uscire il sabato sera per incontrarsi con gli amici e mangiare una pizza in compagnia, generalmente alle Scuderie, dove ancora oggi fanno la pizza al metro, che già mi viene l’acquolina in bocca al solo pensarci. Poi si facevano due passi per le vie del centro o sui Lungarni, a godersi il tepore primaverile spulciando tra bancarelle o ammirando qualche artista di strada. Qui in America il “passeggio” non esiste, a meno di abitare in una metropoli, e così i residenti delle colline del New Jersey vanno a farsi due passi al centro commerciale, che diventa il nuovo rinomato salotto multimediale cittadino. Perché al centro commerciale trovi davvero di tutto, dall’abbigliamento ai concessionari d’auto che espongono il loro modello di punta in uno dei corridoio (ma poi come fanno a farle entrare le macchine?), dai ristoranti al cinema. E visto che finora abbiamo parlato di cibi e medicine nelle puntate precedenti di questa miniserie, ho pensato che era il momento di andarsi a rilassare insieme a guardare una belle prima visione sul grande schermo. Leggi il resto di AMC, il cinema a due passi da casa
Aggiungere lo schema di Google al sito
Per il post scacciafighe di oggi vorrei parlare di indicizzazione del web. In questi ultimi anni di assenza dalle scene blogosferiche nazionali, ho notato come gli standard del web e tutti gli strumenti che vi ruotano intorno abbiano fatto senza dubbio grandi passi avanti. Strumenti come Google Webmaster Tools sono stati rimpiazzati da una più laconica Search Console, e Google Analytics richiede una laurea specialistica per poterlo usare. Tra le novità apparse sulla scena durante la mia assenza, lo schema infilato tra le pieghe del codice sorgente, è ciò che mi ha incuriosito di più. Ai miei tempi si usavano i meta tag per passare ai motori di ricerca qualche informazione sotto banco sul contenuto della pagina che stavano analizzando: dalle famose parole chiave (keywords), spesso abusate pur di attrarre i bot con loschi sotterfugi (tipo ripetere la parole sex un sacco di volte), fino ai dati di OpenGraph per aiutare i motori social a visualizzare le anteprime dei post in maniera informativa e ben articolata. Le limitazioni e la rigidità di questi approcci, comunque, erano chiare già all’epoca. Leggi il resto di Aggiungere lo schema di Google al sito
L’America che esporta ma non usa la tecnologia
Un commento di Emanuele di qualche settimana fa mi ha fatto venire in mente un argomento di cui volevo scrivere: lo stato della tecnologia “quotidiana” qui in America. Ad esempio, lo sapevi che in escluse le grandi metropoli, in molti paesini dell’interland le macchinette per il parcheggio si pagano ancora con le monetine da 25 centesimi? Altro che NFC ed app, qui siamo ancora ai tempi di Mosè. Vogliamo parlare della metropolitana? A New York tutt’oggi in molte stazioni non c’è neppure l’indicatore di quando arriverà il prossimo treno, robetta basilare, e ti puoi scordare di pagare la corsa con il cellulare, troppo futuristico, troppo Hollywood. Certo, non dico che dovremmo avere i sistemi avanzati del Giappone, ma per essere una nazione che esporta tecnologia in tutto il mondo, bisogna ammettere che siamo indietro su parecchi fronti. Leggi il resto di L’America che esporta ma non usa la tecnologia
Chissà se qualcuno si è pentito sul nucleare
Era il giugno del 2011 quando il popolo del Belpaese votava, per la seconda volta, contro l’uso dell’energia nucleare in Italia. Già all’epoca scrivevo un post volutamente polemico sull’argomento, visto che io non ho mai capito quest’ostinazione a non voler costruire centrali nucleari quando in tutta Europa siamo circondati. Beh, oggi ho voglia di essere un po’ polemico nuovamente: mi farebbe piacere chiedere a coloro che all’epoca si erano schierati contro quel tipo di politica energetica nazionale cosa ne pensano oggi, con la benzina che ha sfondato il tetto dei due euro al litro, e con una nazione che dipende da risorse naturali estere per la stragrande maggioranza del suo fabbisogno domestico. Intanto continuiamo ad inquinare e bruciare combustibili fossili, mentre i parrucconi dei piani alti insistono nel firmare protocolli, da Kyoto a Parigi, pieni di tante buone intenzioni e promesse che, diciamocelo chiaramente, nessuno mai vorrà davvero mantenere. Perché il tintinnio dei ricavi economici è più suadente ed attraente della salute del pianeta, in una cultura consumistica che sta facendo implodere l’occidente intero, come ci ricorda la piccola Greta Thumberg ogni giorno con le sue azioni di protesta. Nel frattempo, zitta zitta, la Francia si prepara a costruire 18 nuovi impianti di ultima generazione entro il 2050.
Il minestrone di Sunshine
Siamo alle porte della primavera oramai, le temperature iniziano ad essere più miti, ma ancora la sera un piatto caldo fa piacere gustarlo. Dato che al momento il sottoscritto lavora da casa mentre Sunshine esce tutti i santi giorni per andare a scuola a combattere con i suoi piccoli birbanti, sono io a preparare la cena che le bocche fameliche troveranno pronta al ritorno dalle loro varie attività extra-scolastiche. L’altro giorno mi sono state lasciate precise istruzioni per cucinare il minestrone, una pietanza che sembra mettere d’accordo grandi e piccini, con evidente soddisfazione della mamma per l’aver cresciuto due bimbe che non fanno le schizzinose di fronte ad un piatto di verdure. Leggi il resto di Il minestrone di Sunshine
Gli strati a cascata dei fogli di stile
Per controbilanciare la carneficina di collegamenti spezzati che sto poco a poco eliminando dal blog, vorrei rispolverare quest’angolo della mia casetta virtuale dove conservo collegamenti ad articoli, servizi e prodotti che mi capita di scovare durante le mie scorribande virtuali in rete. L’altro giorno è apparso nel mio feed di siti che parlano di sviluppo web un articolo che offre buoni consigli a chi si accinge a scrivere (o riscrivere) un foglio di stile web. L’autore introduce l’argomento così:
Una delle cause più comuni di confusione nei CSS è lavorare con la specificità delle definizioni in esso contenute. Ad esempio, quando ci si accorge che le modifiche del valore
displayper un elemento non funzionano perché un altro elemento le sovrascrive per via della sua specificità maggiore. O quando si comincia ad abusare della proprietà!important, cosa che di solito accade quando il codice cresce a dismisura senza una pianificazione ben precisa. In questo articolo, esploreremo come funzionano i livelli a cascata e come possiamo usarli a nostro vantaggio per scrivere un codice CSS più robusto e flessibile.