A volte la gente mi chiede come faccio ad inventarmi le domande strampalate che pongo ai miei ospiti virtuali. In realtà non esiste un “unico” modo: alcune mi vengono in mente la mattina sull’autobus mentre vado al lavoro, altre le copio spudoratamente da altri intervistatori, altre ancora le leggo sui giornali e mi rimangono impresse. Questo è il caso, ad esempio, della prima domanda che ho posto alle tenutarie dei blog Tra realtà e fantasia (RF nel seguito) e Tipi d’aMare (che ho indicato con TA). Che non si sono certo lasciate sorprendere, ed hanno dato il meglio di sé. Brave, entrambe.
Articoli recenti
Le medicine americane
Una cosa che mi piace del sistema sanitario americano è il modo in cui gestiscono le medicine. Quando vai dal medico, se hai bisogno di prendere un determinato farmaco, spesso non ti danno la ricetta: il dottore chiama direttamente la tua farmacia di fiducia, e ti fa preparare quello che serve. Così a te non rimane che passare dal farmacista, mostrare la carta d’identità e ritirare il prodotto. Fin qui nulla di particolarmente esaltante. La cosa veramente interessante è la “gestione delle pillole”. Tranne in rare eccezioni, qui non esistono le scatole preconfezionate: ogni boccetta è personalizzata con i tuoi dati e contiene esattamente il numero di pillole che dovrai prendere, non una di più, non una di meno. Se dovrai continuare la cura, potrai richiedere tramite il medico un “refill” della boccetta. Pensa a quante medicine si buttano ogni anno in Italia, dato che le scatole in genere contengono più roba di quello che serve. Leggi il resto di Le medicine americane
Biscotti alla ricotta
La moglie ha preparato qualche sera fa una variante di questa ricetta, in cui ha cambiato le proporzioni dei vari ingredienti. Non potevo non immortalare il risultato del suo esperimento 🙂 Ah, dimenticavo: si accettano prenotazioni per la nascitura Pasticceria “Sunshine e Camu” eheh. Leggi il resto di Biscotti alla ricotta
Fare il bagno dopo pranzo
Lo so che la stagione non è quella giusta: a parte pochi matti scatenati al sud, nessuno si sognerebbe di indossare un costume e fare un tuffo nella località balneare più vicina. Ma l’altro giorno, non so come, non so perché, con la moglie siamo finiti a parlare della famosa “leggenda metropolitana” secondo cui sarebbe molto pericoloso fare il bagno dopo mangiato. I veri ortodossi (ed io ne conosco alcuni) non osano neppure farsi la doccia dopo pranzo o dopo cena, sempre per via di questa diceria molto diffusa in Italia (ma non qui in America). Allora mi sono messo alla ricerca di maggiori informazioni in rete, ed ho trovato un interessante articolo in inglese. Che quindi ti propongo come lezione di oggi per il mio corso d’inglese.
I falsi pregiudizi sui siti web
Per centinaia d’anni la progettazione di qualsiasi cosa ha sempre posto problemi di accessibilità. Non è certo una questione limitata ai siti web: dall’accesso ad un edificio agli ascensori, dalle automobili alle prese di corrente in cucina, dalla televisione ai giochi per bambini, sono tutte situazioni in cui, volendo, ci si trova ad affrontare l’argomento “accessibilità” dell’oggetto. La soluzione al problema è sempre stata che il progettista, usando la sua esperienza in materia, prende delle decisioni ragionate per rendere l’oggetto in questione usabile (o leggibile, o accessibile) dalla grande maggioranza delle persone. Conservando allo stesso tempo un dato margine di controllo sull’estetica e sulle funzionalità. E gli altri? Beh, semplicemente si sono adattati ad usare quell’oggetto come meglio potevano, magari aiutandosi con appositi ausili. In termini spiccioli, se il libro aveva dei caratteri troppo piccoli, l’ipovedente si comprava una bella lente d’ingrandimento.
Lucilleidi incontra La Pupa
Dopo la pausa Natalizia, riprende puntuale la rubrica più curiosa della blogosfera, quella che s’impiccia dei fatti dei blogger, che li rincorre in giro per la rete, estorcendo loro risposte ad improbabili domande di cui nessuno ancora ha svelato l’origine. Ora che la Befana (o i Re Magi, se abiti in Spagna) ha fatto il suo dovere e s’è portata via tutte le feste, ora che stiamo ancora imparando a scrivere l’anno nuovo nelle date sui documenti, non c’è nulla di meglio che rifocillare la mente ascoltando cosa hanno risposto le due veterane del mezzo informatico invitate oggi nel mio salotto virtuale: Lucilleidi e La pupa c’ha sonno (indicata con la P nel seguito). La prima è un’attrice che vive (beata lei) di teatro, la seconda è una trentacinquenne, milanese, scienziata politica.
Sono ancora vivo
Appena tornato dal dentista (o meglio oral surgeon) che, in anestesia totale, m’ha tolto ben tre denti del giudizio 🙂 Sono ancora con la faccia mezza addormentata, ma per fortuna m’ha dato una bella boccetta piena di farmaci antidolorifici (sia lodato l’inventore dei pain killers) da prendere all’occorrenza. Ed intanto qui nevica. Per la seconda volta in vita mia ho avuto modo di guidare a New York, accompagnato dalla moglie che poi m’ha riportato a casa 🙂 Ora che non ho denti del giudizio, avrò meno giudizio anch’io, chissà?
Il robot pulisce in casa
Sono passati vari mesi dall’acquisto del nostro iRobot Roomba 535, ed ormai è diventato uno di famiglia, anche se non certo ai livelli del film L’uomo bicentenario, con un eccezionale Robin Williams. Un aspirapolvere con le ruote, lo descriverei in due parole: la sua “intelligenza artificiale” gli consente di andare in giro per la stanza da pulire, risucchiando polvere, peli e sporcizia varia (niente liquidi, mi raccomando, al robot non piace bere). Avevo promesso che avrei scritto una recensione in merito, ma ho voluto provarlo nelle situazioni più difficili (tappeti del salotto, scale, fili sul pavimento e via dicendo). Il breve video allegato qui sotto, con protagonista il nostro fedele domestico, non mostra nulla di particolarmente complesso per lui, ma solo come gironzola a caccia di sporco. Leggi il resto di Il robot pulisce in casa