due chiacchiere

Ti serve una redazione web

Tutti facciamo qualche errore nella gestione dei nostri siti web. Ma è evidente che le ripercussioni di questi sbagli possono avere un impatto diverso a seconda della dimensione del sito stesso, e della sua missione. Un blog personale non risentirà molto di errori nella progettazione, e gli stessi visitatori tenderanno ad essere più indulgenti ed accomodanti. La stessa cosa non vale per le organizzazioni, pubbliche o private che siano: più grosse sono e maggiore sarà l’impatto di scelte sbagliate nella progettazione, implementazione e manutenzione del sito. In questa serie di articoli vorrei proprio mettere in luce gli sbagli più comuni.

Due divisioni, doppio lavoro

In molte organizzazioni in cui ho lavorato, la gestione del sito era spesso affidata all’ufficio marketing (noto anche come ufficio per le pubbliche relazioni, o URP, nelle pubbliche amministrazioni) oppure all’ufficio che gestiva il sistema informatico. In alcuni casi entrambi gli uffici avevano voce in capitolo quando si trattava di prendere delle decisioni. L’esperienza m’insegna che questo porta inevitabilmente ad una guerra intestina, in cui la vera vittima è il sito web, soggiogato a scelte politiche più che razionali.

Così non può funzionare

La verità è che nessuno dei due uffici è particolarmente adatto a progettare e condurre le linee guida di gestione del sito. Gli informatici dell’IT saranno bravi ad installare sistemi di gestione, partizionare dischi per avere una ridondanza ottimale, progettare un sistema in grado di tollerare guasti vari e carichi eccessivi, ma in genere non hanno alcuna conoscenza di come fornire interfacce semplici da usare, o di come sviluppare la presenza online dell’organizzazione. D’altro canto l’ufficio marketing conosce questi ultimi aspetti, ma non ha capacità informatiche. Non solo: come ricorda Jeffrey Zeldman in un suo articolo, il web è un dialogo, mentre il marketing è un monologo. Senza parlare di tutti gli aspetti tecnici come CSS, HTML, accessibilità, di cui quest’ufficio non ha alcuna conoscenza.

Prendere il meglio da entrambi

Una redazione web, un terzo gruppo unificato di persone che coprano entrambe le esigenze, è la soluzione a questo problema. Ancora Zeldman dice “Crea un gruppo in grado di comprendere che il sito non è un’appendice delle brochure cartacee o tantomeno un calendario un po’ cresciutello. Il sito ha le proprie dinamiche di comunicazione, è interattivo e proiettato verso il dialogo con la comunità che si prefigge di servire.” Un gruppo che sia capace di affrontare sia le problematiche tecniche che quelle redazionali, congiuntamente e contestualmente. Che sia promotore di interventi formativi per tutti i redattori (in genere persone dei vari uffici che si occupano di aggiornare porzioni del sito), che sia punto di riferimento per tutti coloro che hanno difficoltà o suggerimenti.

Riferimenti

Questo articolo (e gli altri della serie che pubblicherò nelle prossime settimane) è un adattamento in italiano dall’originale in inglese 10 harsh truths about corporate websites, fatto con il consenso dell’autore. Seguendo la sua traccia narrativa, ho aggiunto alcune considerazioni personali basate sulla mia esperienza lavorativa in ambienti vicini  a quelli descritti nell’articolo.

Commenti

  1. Barbara ha detto:

    Si infatti io sono la ”redazione web” di Metro che però in teoria dovrebbe gestire tutto l’online in pratica passa il tempo a tradurre le richieste del marketing della società a chi si occupa della parte tecnica e viceversa 😛

  2. camu ha detto:

    @Barbara: coraggio, mal comune mezzo gaudio 🙂

  3. Lu ha detto:

    Mai letto nulla di più vero. Bell’articolo che riassume sinteticamente la confusione di molti che ancora non sanno cosa voglia dire comunicare via web, ma che purtroppo gestiscono persone e servizi. Includo sia gestionali, che veri e propri tecnici che non si occupano di web ma che indirettamente lo gestiscono. Che disperazione… Dopo anni di lavoro in condizioni infelici mi sento molto pessimista.

  4. salvogullotto ha detto:

    be si, tutto vero quel che dice l’articolo… difficile è farlo capire a chi decide! Pensa che i miei capi sono dei “tuttologi”, pensano che le stesse persone debbano saper fare tutto. Peccato che anche io lavoro per un azienda con sedi sparse per il mondo…
    che tristezza!

    1. camu ha detto:

      @salvogullotto, allora nelle prossime puntate ne leggerai delle belle 🙂 Intanto puoi stampare questo articolo e farglielo leggere, o mandagli il link!!!

  5. [email protected] ha detto:

    Camu santo subito! Ci voleva un post del genere, lo incornicerò e lo farò leggere a chiunque 🙂

    Voi parlate di redazione web, ufficio marketing, informatici… a me capita spesso che queste figure manchino del tutto in un’azienda. E che il cliente sia convinto che, dopo aver sviluppato il sito, IO diventi la sua redazione web per il resto dei miei giorni (gratis, ovviamente)! 😀

  6. camu ha detto:

    @[email protected]: addirittura santo subito, non esageriamo 🙂 Comunque capisco anche il tuo punto di vista, e non di rado è capitato a me di diventare la “one man” redazione web di qualche piccola azienda. Ma almeno nelle grandi realtà in cui ho lavorato, ne avevano già una vera e propria. Disorganizzata, ovviamente!

  7. Francesco Gavello ha detto:

    Quoto [email protected], la questione si riflette negli ambiti più piccoli esattamente in problemi di questo tipo.

    Camu, ti seguirò nelle prossime puntate! 😉

  8. camu ha detto:

    @Francesco Gavello: vorrà dire che la prossima serie la farò proprio sugli ambienti più piccoli. Che comunque, secondo me hanno più margine di manovra per rimediare agli errori, perché proprio le dimensioni ridotte implicano una gerarchia decisionale più piccola, e quindi la possibilità di virare in maniera più rapida e reattiva. Un po’ come manovrare il Titanic o un gommone…

  9. gabi ha detto:

    Ciao Camu,

    in effetti mi chiedo come mai, oggi AD 2009, un ufficio Marketing possa ancora essere sprovvisto delle conoscenze diciamo anche “base” del web e suoi dintorni. Non sono una giovincella e ho scritto la mia prima pagina (pagina non sito 🙂 nel 1996 o giù di lì. Se io, negli ultimi dieci anni ho fatto la mia strada com’è che gente più giovane di me ancora annaspa?
    Penso che molto dipenda dalla passione. Non puoi acquisire le conoscenze necessarie nelle otto ore di lavoro, devi accendere il PC di sera, nel weekend, di notte e farti la tua cultura.
    Personalmente occupandomi di comunicazione mi trovo a essere inserita negli uffici Marketing. Quando lavoro con persone intelligenti, come l’azienda dove sono ora, l’ignoranza gioca dalla mia parte nel senso della libertà di movimento, di proposta e anche di sperimentazione (ho avviato ora un progetto di Intranet con WordPress). In altri casi l’ignoranza era solo presunzione di sapere e me ne sono andata. Questo dal punto di vista interno all’azienda. E’ chiaro che se sei un fornitore esterno di servizi mollare il cliente è più difficile.
    I ragazzi dell’IT?: mai fargli vedere troppo quello che sai… sempre mostrare di aver bisogno di loro e li avrai conquistati. 🙂

  10. camu ha detto:

    @gabi: leggendo la tua storia, mi sembra di ripercorrere un po’ la mia. Io creai le mie prime pagine web nel lontano 1994, dando origine tra l’altro a qualche problema sui server del dipartimento di informatica che le ospitava, per l’eccessivo traffico generato (pensa un po’). Poi tanta voglia di imparare le cose che la scuola e l’università certo non insegnava all’epoca. Alcuni miei amici si sono laureati in informatica senza neppure saper accendere un computer, o comunque con davvero scarse conoscenze pratiche. Bravissimi a calcolare formule di Turing ed altre cose cervellotiche, ma nel concreto si perdevano in un bicchier d’acqua. Complimenti per la intranet con WordPress, spero che possa darti le soddisfazioni che ha dato a me la mia 😉

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