Ho già espresso in varie occasioni come la penso sul fatto di celebrare la festa della donna, ed è per questo che un paio di giorni fa non ho scritto nulla al riguardo. A parte il fatto che questa ricorrenza non è per nulla sentita qui in America (tantomeno con il gesto di regalare mimose), quindi ha perso abbastanza di significato per me in questi ultimi anni. Per un giorno i maschietti hanno fatto i galanti con le mogli, con le colleghe, con le amiche. Poi, calato il sipario, si è tornato al solito ritmo di vita anestetizzata quotidiana. Nel frattempo, in questo nuovo mondo dove tutti dobbiamo essere trattati allo stesso modo, dove l’emancipazione femminile è diventata un campo di battaglia, non sembra esservi più spazio per i sentimenti degli uomini. In particolar modo nel Paese a stelle e strisce, dove la mascolinità è innata nel DNA degli americani dai tempi dei pistoleri del Far West. Ed allora oggi vorrei condividere questo video in inglese, di una donna che denuncia questo doppio standard a cui tanti uomini sono sottoposti. Con le drammatiche conseguenze psicologiche a cui assistiamo tutti i giorni, specialmente nei giovani. Leggi il resto di Parità tra uomini e donne?
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Non si può dire neppure mummia adesso
Ho deciso di non archiviare questo post in salotto, ma piuttosto nel ripostiglio, per non dargli troppa importanza. Perché quando leggo certe notizie, secondo cui adesso anche mummia è una parola offensiva, o più precisamente “disumanizzante” nei confronti delle… mummie, non posso che coprirmi il volto con le mani in segno di disperazione🤦♂️ ! In Inghilterra, stando all’articolo, qualche mese fa si è discusso sul fatto che il termine sia ritenuto da alcuni disumanizzante nei confronti delle persone, anche se ormai morte da tremila anni. Sarebbe allora meglio utilizzare, stando ai promotori dell’iniziativa, l’espressione “persona mummificata” o “resti mummificati”, anche perché con la parola “mummia” si tornerebbe, secondo questi musei, al passato coloniale britannico. Un po’ a far eco a questa proposta che io definirei da pazzi, c’è un’altra notizia che arriva sempre dal Regno Unito, secondo cui la casa editrice Penguin aveva deciso di rimuovere certe parole (brutto, grasso, pazzo) dai racconti di Roald Dahl, e sostituirle con altre meno offensive. Per fortuna hanno fatto marcia indietro. Leggi il resto di Non si può dire neppure mummia adesso
I balli di gruppo internazionali
Come dicevo circa un mesetto fa, da quando ho iniziato a lavorare per l’Università della California in smart working, come dite voi in Italia, la mia giornata tipo segue un ritmo ben preciso e costante, al quale mi sono ormai abituato. Perché, come cantavano un tempo Elio e le Storie Tese, in fondo io sono abitudinario (… leggo la targhetta sopra l’ascensore, qual è la capienza, quanti chili porta, poi si apre la porta e non lo so già più). Qualche settimana fa, uno dei conduttori dei podcast che ascolto la mattina mentre lavo i piatti e rassetto la cucina, Leonardo Manera, ha fatto un monologo che ho condiviso in pieno, e che quindi ho deciso di conservare qui a futura memoria. Tema dell’intervento: la stucchevolezza dei balli di gruppo. Non voglio rovinarti la sorpresa, quindi ti lascio scoprire cos’ha detto qui di seguito. Dico solo che mi fa piacere vedere che non sono l’unico italiano a pensarla in un certo modo 🙂 Leggi il resto di I balli di gruppo internazionali
Broken link checker, novità non gradita
Mi verrebbe da cantare la famosa canzone dei Queen, Another one bites the dust, mentre scrivo queste parole in merito ai recenti cambiamenti in casa di uno dei plugin più amati dalla comunità di WordPress, Broken Link Checker. E non sono l’unico ad aver storto il naso, quando ho visto le novità introdotte dalla versione due punto zero, stando all’ondata di recensioni negative ricevute sul forum ufficiale. In breve, i nuovi proprietari hanno deciso di spostare il cuore del plugin sui propri server, che d’ora in avanti si occuperanno di spulciare tra le pagine degli utenti a caccia di collegamenti rotti ed altri problemi che potrebbero avere un impatto negativo sul posizionamento del loro sito sui motori di ricerca. Il plugin è sempre gratuito (al momento), ma in tanti, incluso il sottoscritto, stiamo lamentando problemi nel creare un account per attivare la nuova versione. In inglese si direbbe if ain’t broken, don’t fix it. Ma a quanto pare gli sviluppatori avevano altri piani in mente. Leggi il resto di Broken link checker, novità non gradita
Imparare la pronuncia con le rime
Ricordo ancora quando alle scuole medie, la mia professoressa d’inglese insisteva nel farci imparare a memoria delle brevi poesie in lingua originale, e poi c’interrogava per ripeterle a pappagallo ai lati della sua cattedra. Uno dei periodi più cupi della mia vita scolastica, devo ammettere 😅, visto che la memoria non è mai stata il mio forte. Però a distanza di anni, ho capito perché ci imponesse quell’esercizio così sadico: voleva darci un modo semplice e veloce per migliorare la nostra pronuncia, accostando varie parole che facevano rima tra di loro. Già, perché mentre in italiano la rima tra cuore e amore è intuitiva anche senza conoscere la nostra lingua, non si può dire la stessa cosa a prima vista per eyes e prize. Così per la lezione d’inglese di oggi, m’è venuto in mente di proporti una breve storia, con le parole alla fine di ogni riga che fanno rima a due a due. Leggi il resto di Imparare la pronuncia con le rime
Preparo la legna per l’anno prossimo
Una delle amenità di cui è dotata la casa in cui abitiamo dal 2016 è il caminetto in salotto. Da uomo nato e cresciuto nella costa meridionale della Sicilia, che ha abitato per anni in un monolocale che a stento aveva porte e finestre a Pisa, il camino era una di quelle cose a cui non ero proprio abituato. Per un paio d’anni, ad essere sincero, l’abbiamo praticamente ignorato, accendendolo soltanto a Natale per arrostire i famosi S’Mores americani, che si preparano riscaldando un marshmallow nel fuoco (in modo che diventi cremoso) e poi mettendolo tra due biscotti insieme ad un quadretto di cioccolata, un dolcetto sfizioso che fa schizzare la glicemia alle stelle già al solo guardarlo. Anche perché la legna che vendono al negozio non è mai stata proprio economica. Poi un giorno, un cugino di Sunshine m’ha detto che sui siti di annunci è pieno di gente che dà via cataste di legna gratis, specialmente nella nostra zona in collina, dove ci sono tanti alberi nei giardini dietro casa, che a volte vengono abbattuti perché malati (c’è una specie di afide parassita che fa strage di frassini) o troppo vicini alle abitazioni. Leggi il resto di Preparo la legna per l’anno prossimo
La storia non sembra averci insegnato nulla
Sembra quasi incredibile, ma oggi è un anno esatto dall’inizio del conflitto scatenato dai russi in Ucraina. Incredibile perché ancora non riesco a capire come, in un’epoca dove pace e prosperità dovrebbero farla da padrone, grazie al progresso tecnologico degli ultimi duecento anni, invece preferiamo ammazzarci a vicenda per controllare le poche risorse che questa roccia che galleggia nell’universo ci mette a disposizione. A quanto pare studiare la storia sui banchi di scuola, come dicevo nel titolo qui sopra, è stato tutto tempo sprecato, visto che continuiamo a commettere gli stessi errori over and over again. L’altro giorno ho trovato un video in rete che riassume quest’idea in maniera semplice ed efficace, elencando il numero di morti per ogni nazione causati dalla seconda guerra mondiale. Premesso che non ho verificato i numeri di persona, la dimensione di quelle cifre colpisce come un pugno allo stomaco alla sprovvista. Leggi il resto di La storia non sembra averci insegnato nulla
Artemis 1, missione conclusa nel silenzio generale
Un paio di mesi fa la navicella spaziale Orione, parte della missione Artemis I, è rientrata sulla Terra. Ancora una volta, i giornali non hanno dedicato molto spazio all’evento, evidentemente più interessati al 41 bis che al futuro dell’umanità. Ora Orione è tornata al Kennedy Space Center, e la NASA ha iniziato la lunga fase di analisi dei componenti, inclusi i manichini imbottiti di sensori che simulavano la presenza di essere umani a bordo. Qualcuno allora potrebbe chiedere: ma scusa, non mandiamo astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale in continuazione? Perché fare degli esperimenti con dei manichini? La spiegazione è abbastanza semplice: la Stazione Spaziale Internazionale si trova all’interno dell’orbita bassa terrestre, a circa 400 chilometri di altezza (pensa un po’, mettendo l’Italia in verticale, è come dire la distanza in linea d’aria tra Roma e Milano), quindi protetta dal campo gravitazionale magnetico della Terra contro le radiazioni cosmiche e gli spruzzi di particelle solari. La Luna è ben più lontana, a circa 380 mila chilometri dal nostro pianeta, ed un viaggio intorno al satellite è molto più complicato dal punto di vista fisiologico e logistico. Leggi il resto di Artemis 1, missione conclusa nel silenzio generale