Correva l’anno 2014 quando un mio collega mi parlò per la prima volta di questo servizio americano chiamato 23andMe, che per la modica cifra di 49 dollari (ora diventati 199, viva l’inflazione!) offriva di analizzare il mio DNA per capire da dove provenissero i miei antenati, ed allo stesso tempo di usare quelle informazioni per verificare la mia predisposizione a certe malattie genetiche ereditarie. Così richiesi uno dei loro kit, misi un po’ di saliva in una provetta, e la rispedii tramite corriere al loro quartier generale. Nel giro di qualche settimana, mi arrivò un’email che mi comunicava i dettagli per attivare l’accesso al mio profilo personale e svelare il mistero delle mie origini. Da allora, sono stato invitato a partecipare a numerose indagini scientifiche e test psicoattitudinali per completare il quadro delineato dal mio codice genetico. Tutto materiale che i ricercatori hanno messo a buon uso per identificare possibili cure per determinate malattie. Leggi il resto di Sono anche un po’ iraniano
Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 16
Due chiacchiere con Ivan Messina
Non ringrazierò Nicola mai abbastanza per avermi fatto scoprire, circa un anno fa, il provider SupportHost, sui cui server ho trasferito prima il sito del mio plugin per le statistiche, e poi questo blog, stanco delle continue limitazioni e dell’antiquatezza del provider che mi aveva ospitato per quasi 15 anni. Neanche a farlo apposta, mentre un paio di settimane fa mettevo insieme due righe per tirare le somme sulla mia esperienza in questi 12 mesi, mi arriva un messaggio da nientepopodimeno che Ivan Messina, l’amministratore delegato della compagnia, chiedendomi se mi andasse di fare due chiacchiere (e ti pareva!) in video chat, come parte di una campagna marketing in cui i clienti diventano testimonial e condividono le proprie impressioni sulla qualità del servizio. Ovviamente ho accettato più che volentieri, e così ci siamo incontrati su Google Meet ed abbiamo discusso per una ventina di minuti alternando il serio ed il faceto. Abbiamo deciso di farlo in inglese, così che la sua campagna promozionale potesse rivolgersi anche ai loro clienti al di fuori dell’Italia. Non ci siamo preparati prima, ed in fondo è stato bello registrare anche quella spontaneità nelle mie risposte alle classiche domande che puoi aspettarti in questo contesto. Ti farò sapere quando andrà in onda. Leggi il resto di Due chiacchiere con Ivan Messina
Celebriamo con i fatti, non con le parole
In questi ultimi giorni ho letto sia sulle polemiche sulla campagna Open to Meraviglia (eh già, perché quelli di memoria corta dimenticano che queste cose succedono sia a destra… che a sinistra) che sugli attacchi ad Elly Schlein per aver confessato in un’intervista su Vogue di avere una personal shopper da 300 euro l’ora (e quindi apparentemente lontana e distaccata dalla classe sociale che il suo partito dovrebbe difendere e rappresentare). Ho letto della kermesse sottotono che si è tenuta a Roma per la festa dei lavoratori, che più che un concerto, ogni anno diventa il luogo dove polemizzare a tutto spiano sull’operato del governo di turno. Invece non ho letto praticamente da nessuna parte che l’Italia, insieme alla Spagna, in questo primo trimestre del 2023, è tra le poche ad aver superato le previsioni degli analisti sul prodotto interno lordo, mentre la Germania arranca, e la Francia (altra cosa che i giornali stanno facendo di tutto per ignorare) da mesi si trova a fronteggiare una crisi interna ed uno scontento popolare senza precedenti. Insomma, come al solito la gente si lascia distrarre dalle cose stupide, per non pensare a quelle che contano davvero. Leggi il resto di Celebriamo con i fatti, non con le parole
La giornata per portare i figli in ufficio
Per la curiosità di oggi (o per la precisione di ieri) dal Paese a stelle e strisce, vorrei parlare della Giornata in cui portare i propri figli in ufficio, ovvero Take your child to work Day, che quest’anno s’è celebrata appunto il 27 aprile. Una scusa per ragazzi grandi e piccini per saltare un giorno di scuole ed andare a conoscere i figli dei colleghi nell’ufficio di mamma o papà. Visto che io oramai lavoro da casa a tempo pieno, Sunshine ha deciso di portare entrambe le ragazze (guai a chiamarle bimbe, oramai!) con se a scuola, dove passeranno una giornata a giocare con gli studenti, grazie alle attività organizzate dalla scuola. Molti uffici allestiscono sale riunioni ed altri spazi con giochi e passatempi: ricordo quando lavoravo a New York, da noi c’era un funzionario dell’ufficio personale che faceva fare ai ragazzi un giro dell’edificio, ed in ogni stanza gli impiegati avevano caramelle o presentavano qualche piccola attività per spiegar loro di cosa si occupavano. Qualcuno regalava magliette, tazze ed altri ricordini vari. Leggi il resto di La giornata per portare i figli in ufficio
H&R Block, anche per le tasse esiste una catena
E così anche per quest’anno è arrivato il momento di presentare la dichiarazione dei redditi nel Paese a stelle e strisce. Lo zio Sam batterà cassa lunedì prossimo: di solito la scadenza è il 15 aprile, ma dato che nel 2023 casca nel fine settimana, ci hanno regalato, bontà loro, un paio di giorni in più per pareggiare i conti con il fisco. Io in realtà non aspetto mai fino all’ultimo momento, anche perché in genere tra deduzioni e detrazioni, va a finire che ci mandano un parziale rimborso di quanto ci è stato trattenuto in busta paga durante l’anno precedente, quindi perché far godere quei lauti compensi allo Stato? L’impostazione generale è abbastanza simile a quella italiana, con sconti per i figli a carico, per le spese mediche ed un lungo elenco di altre cose. Per la preparazione del modello 1040 ci si può rivolgere ad associazioni locali, ma sfortunatamente non esistono servizi come il CAF, e quindi spesso tocca parlare con un commercialista per navigare le varie opportunità per tenere qualche soldo extra in tasca. Leggi il resto di H&R Block, anche per le tasse esiste una catena
Il social security number americano
L’articolo sul credito sociale cinese mi ha dato l’ispirazione per l’incursione di oggi tra le curiosità della vita quotidiana nel Paese a stelle e strisce. L’anno scorso avevo parlato di come in America in realtà esista già da decenni un sistema simile (sul quale però nessuno si strappa i capelli gridando al complotto di Stato), che misura il grado di affidabilità finanziaria di una persona, tracciando i saldi di tutte le linee di credito, i pagamenti in ritardo e via dicendo. Il perno di tutta la baracca è rappresentato dal cosiddetto social security number, l’equivalente del codice fiscale italiano, che identifica in maniera univoca una persona fisica all’interno del sistema. La principale differenza è che qui, almeno in teoria, questo numero è segreto, e leggenda vuole che se un estraneo ne entra in possesso, possa facilmente fingersi di essere quella persona ed aprire linee di credito, acquistare proprietà e assumere debiti senza troppi problemi. Leggi il resto di Il social security number americano
Niente male questa Tesla Model 3
Sin dal primo momento in cui il signor Musk ha annunciato l’uscita sul mercato delle quattro auto che compongono la flotta sexy della Tesla, il mio cuore è stato rapito della Model 3, non posso negarlo. Ovviamente si è sempre trattato di un sogno irrealizzabile dal punto di vista economico: spendere la bellezza di 50,000 dollari per una macchina, più tutto il costo per ammodernare l’impianto di casa e renderlo compatibile con l’amperaggio necessario a far funzionare il caricabatteria, era decisamente al di fuori del nostro budget familiare. Lo so, di questi tempi le auto elettriche, specialmente in Europa con le linee guida che prevedono di convertire tutti entro il 2035, sono un argomento abbastanza scottante. Ma oggi vorrei evitare di impelagarmi in queste polemiche, e condividere la mia esperienza di una prova su strada che ho fatto un mesetto fa. E no, questo non è un post sponsorizzato. Leggi il resto di Niente male questa Tesla Model 3
Il disastro ferroviario di cui nessuno parla
Circa due mesi fa, migliaia di persone nel paesino di East Palestine nello stato americano dell’Ohio, si sono trovate a fronteggiare una crisi che aveva dell’incredibile, nel quasi assoluto silenzio della stampa nazionale ed internazionale. Si era da poco verificato il deragliamento di un treno della compagnia Norfolk Souther che trasportava liquidi altamente tossici ed inquinanti. Il surriscaldamento di una delle ruote motrici, venuta in contatto con queste sostanze pericolose, ha causato un incendio che ha sparso una densa coltre di fumo e fuliggine nel raggio di parecchi chilometri. Ad un paio di giorni di distanza, gli ignari residenti hanno cominciato a notare qualcosa di strano: migliaia di pesci morti che galleggiavano nel fiume che attraversa il paesino, strane chiazze oliose ed animali domestici senza vita nei cortili dietro le case. Scene che sembravano tirate fuori da qualche film di fantascienza, ma che erano tutt’altro che frutto dell’immaginazione di qualche regista con il gusto per il genere distopico. Leggi il resto di Il disastro ferroviario di cui nessuno parla