due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 36

Nuove applicazioni per iPhone

Per l’angolo dell’umorismo della settimana, che specialmente in questi giorni per gli Italiani è un rifugio dove annegare tutte le proprie preoccupazioni per le sorti del Paese, propongo oggi un paio di applicazioni per iPhone che non sono mai state implementate ma che, a detta dei proponenti, avrebbero un grandissimo successo di pubblico ed un’utilità sociale che farebbe impallidire FarmVille e tutti i suoi amici. Leggi il resto di Nuove applicazioni per iPhone

Che ca… volo ha fatto Obama finora?

No, quella del titolo non è la domanda che mi sono posto subito dopo aver letto il risultato delle elezioni americane stamani. Si tratta, piuttosto di un sito (non più online) segnalato da Palbi, che si chiama proprio in quel modo. Un modo divertente ed irriverente per ricordare agli americani dalla memoria corta che in questi due anni, l’attuale Presidente di cose ne ha fatte abbastanza. Certo, i repubblicani hanno vinto a forza di ripetere “meno tasse per tutti” (mi ricorda qualcuno?) ma voglio proprio vedere come amministreranno il loro margine di potere alla Camera adesso. Abolendo una riforma sanitaria che coprirà 40 milioni di persone entro il 2012? Rispedendo truppe in Iraq ed Afghanistan come McCain voleva fare durante la sua campagna? Mah, che il Congresso ce la mandi buona…

Terzigno come New York

Leggo sul Corriere che la situazione dei rifiuti a Napoli continua a degenerare. E non mi pare di vedere una soluzione pacifica e definitiva all’orizzonte, da parte dei politici e dei cittadini. Allora forse bisognerebbe guardare a come risolvono il problema all’estero, e cercare di far lo stesso in Italia. Gli Americani, spesso denigrati per il loro consumismo sfrenato e gli altri mille difetti che possono avere (ma chi è senza peccato scagli la prima pietra), in quest’occasione offrono un interessante spunto di riflessione: New York genera qualcosa come 12 mila tonnellate di spazzatura al giorno (stando a quello che dice Wikipedia). Smaltire quest’enorme quantità di rifiuti non è un giochetto da ragazzi, eppure camminando per le vie della metropoli, è sempre tutto pulito ed i cestini della spazzatura quasi vuoti. Leggi il resto di Terzigno come New York

L’importanza di chiamarsi… Drop Table

Per l’angolino dell’umorismo, oggi propongo una vignetta in inglese che solo 5 lettori di questo blog probabilmente saranno in grado di capire 🙂 Lo so, è vecchia, ma ogni volta che la leggo non manca di strapparmi un sorriso.

Una striscia da giornalino in cui il padre è chiamato dalla scuola

Qui si vive per lavorare

Ha ragione l’autrice di Mangia, Prega, Ama quando riporta un commento di un ragazzo conosciuto durante il suo viaggio in Italia: la differenza tra i Italia ed America è che nella nazione a stelle e strisce si vive per lavorare, mentre nel Belpaese si lavora per vivere. Lo vedo tutte le mattine quando il mio autobus mi lascia a New York, e mi tuffo nel caos di gente che corre a destra e sinistra per prendere la metropolitana. Qui si corre sempre, il mantra che ognuno di quelli che mi siedono intorno in questo momento sembra ripetere continuamente nella propria testa è di raggiungere lo scopo, qualunque esso sia. Ma sebbene New York sia la capofila di questo modo di pensare, la cultura del vivere per lavorare permea tutti gli strati sociali americani. Produrre è la parola chiave, e lo si vede anche dalla gestione di ferie e malattie. Qui puoi essere anche il supermega direttore grand stronz pezz di merd: hai 2 settimane di ferie all’anno (quando va bene), 10 giorni di malattia retribuiti (se te ne servono di più, stai a casa non pagato) e sei settimane di maternità. Leggi il resto di Qui si vive per lavorare

Perdere il portafogli in viaggio

Qualche settimana fa ho scritto un articolo di “pubblica utilità” che suggeriva come ridurre al minimo i disagi derivanti dal perdere il proprio portafogli. Cosa ci può essere di peggio che smarrire uno degli oggetti più importanti della nostra vita quotidiana? (anche se se ne sta zitto zitto nella tasca o nella borsa per la maggior parte della giornata). Una sola cosa: perderlo mentre siamo in viaggio, lontani da casa, senza avere accanto nessuno che ci conosce e può aiutarci. Al solo pensiero mi vengono i brividi, e mi ritengo fortunato di non essere capitato finora in una situazione simile in tanti anni di giri per il mondo, dal Giappone alle Canarie, dalla Germania a San Francisco. Se poi la sfiga si accanisce proprio contro di te, magari la compagnia aerea con cui volavi t’ha anche smarrito il bagaglio e quindi ti ritrovi in un posto sconosciuto senza documenti e senza la tua roba. Vediamo allora come evitare di finire a mangiare gli avanzi fuori da qualche McDonalds. Leggi il resto di Perdere il portafogli in viaggio

Contestazione amichevole d’incidente

(Articolo preso pari pari da Colti Sbagli) L’idea è che, sempre più spesso, al proliferare degli scambi di comunicazione sintetica e breve (sms, mail, twitter, status di Fb, commenti etc.) si vada incontro ad un aumento di “incidenti” comunicativi: ci parliamo di più, è vero, ma ci fraintendiamo con più frequenza e probabilità. Ecco allora l’idea di un modulo di constatazione amichevole: ci si ferma, un momento, sul bordo della strada conversazionale (immersi come siamo permanentemente in autostrade conversazionali, digitali e non) e ci si spiega nelle rispettive ragioni: io venivo da destra, tu forse avevi la visuale semicoperta, e non potevi vedere e così via. Fermiamoci un attimo e spieghiamoci. Non sempre accadono incidenti, per fortuna, e il senso viaggia spedito tra un emittente e l’altro nei multicanali che il presente ci offre. Ma cosa genera questi incidenti, scarti di comprensione, misunderstanding, fraintendimenti inattesi, equivoci (aequi-vocus, le voci uguali nei bit)? In genere, io credo, siano dovuti a una mancata conoscenza/comunicazione degli elementi di contesto. Concentrati – o spinti – nella produzione/ricezione di significati, ci dimentichiamo a volte di specificare il contesto nel quale quel significato è collocato. Con contesto intendo sia un “ambiente semantico”, o un codice (sto facendo una parodia, sto usando un linguaggio tecnico, sto giocando, sto scherzando, sto citando qualcuno…) sia un “ambiente fisico” (sono al cesso, sono in autostrada e scrivo sms mentre vado a 150 orari, sono in coda alle poste e controllo fb sul palmare, rispondo al telefono facendo acrobazie…). Leggi il resto di Contestazione amichevole d’incidente

La bolletta si paga ad ore

In tempi come quelli che stiamo vivendo negli ultimi anni, con l’economia che stenta a decollare e la busta paga che non ci consente di arrivare alla fine del mese, uno stratagemma che può aiutare chi ha le mani particolarmente “bucate”, è quello di convertire il costo dei beni acquistati in tempo che bisogna lavorare per guadagnare quella cifra. Due etti di prosciutto crudo, circa 4 euro, non sembrano poi così costosi di per sé. Ma se la tua paga è di 10 euro l’ora, dovrai sgobbare per circa mezz’ora per assaggiare le fette prelibate del tuo affettato preferito. Imposte e ritenute varie a parte, s’intende. Allora la domanda diventa: vale la pena spendere mezz’ora della tua vita per qualche fetta di prosciutto? Leggi il resto di La bolletta si paga ad ore

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