Ha ragione l’autrice di Mangia, Prega, Ama quando riporta un commento di un ragazzo conosciuto durante il suo viaggio in Italia: la differenza tra i Italia ed America è che nella nazione a stelle e strisce si vive per lavorare, mentre nel Belpaese si lavora per vivere. Lo vedo tutte le mattine quando il mio autobus mi lascia a New York, e mi tuffo nel caos di gente che corre a destra e sinistra per prendere la metropolitana. Qui si corre sempre, il mantra che ognuno di quelli che mi siedono intorno in questo momento sembra ripetere continuamente nella propria testa è di raggiungere lo scopo, qualunque esso sia. Ma sebbene New York sia la capofila di questo modo di pensare, la cultura del vivere per lavorare permea tutti gli strati sociali americani. Produrre è la parola chiave, e lo si vede anche dalla gestione di ferie e malattie. Qui puoi essere anche il supermega direttore grand stronz pezz di merd: hai 2 settimane di ferie all’anno (quando va bene), 10 giorni di malattia retribuiti (se te ne servono di più, stai a casa non pagato) e sei settimane di maternità. Leggi il resto di Qui si vive per lavorare
Archivio degli articoli in salotto, pagina 36
Perdere il portafogli in viaggio
Qualche settimana fa ho scritto un articolo di “pubblica utilità” che suggeriva come ridurre al minimo i disagi derivanti dal perdere il proprio portafogli. Cosa ci può essere di peggio che smarrire uno degli oggetti più importanti della nostra vita quotidiana? (anche se se ne sta zitto zitto nella tasca o nella borsa per la maggior parte della giornata). Una sola cosa: perderlo mentre siamo in viaggio, lontani da casa, senza avere accanto nessuno che ci conosce e può aiutarci. Al solo pensiero mi vengono i brividi, e mi ritengo fortunato di non essere capitato finora in una situazione simile in tanti anni di giri per il mondo, dal Giappone alle Canarie, dalla Germania a San Francisco. Se poi la sfiga si accanisce proprio contro di te, magari la compagnia aerea con cui volavi t’ha anche smarrito il bagaglio e quindi ti ritrovi in un posto sconosciuto senza documenti e senza la tua roba. Vediamo allora come evitare di finire a mangiare gli avanzi fuori da qualche McDonalds. Leggi il resto di Perdere il portafogli in viaggio
Contestazione amichevole d’incidente
(Articolo preso pari pari da Colti Sbagli) L’idea è che, sempre più spesso, al proliferare degli scambi di comunicazione sintetica e breve (sms, mail, twitter, status di Fb, commenti etc.) si vada incontro ad un aumento di “incidenti” comunicativi: ci parliamo di più, è vero, ma ci fraintendiamo con più frequenza e probabilità. Ecco allora l’idea di un modulo di constatazione amichevole: ci si ferma, un momento, sul bordo della strada conversazionale (immersi come siamo permanentemente in autostrade conversazionali, digitali e non) e ci si spiega nelle rispettive ragioni: io venivo da destra, tu forse avevi la visuale semicoperta, e non potevi vedere e così via. Fermiamoci un attimo e spieghiamoci. Non sempre accadono incidenti, per fortuna, e il senso viaggia spedito tra un emittente e l’altro nei multicanali che il presente ci offre. Ma cosa genera questi incidenti, scarti di comprensione, misunderstanding, fraintendimenti inattesi, equivoci (aequi-vocus, le voci uguali nei bit)? In genere, io credo, siano dovuti a una mancata conoscenza/comunicazione degli elementi di contesto. Concentrati – o spinti – nella produzione/ricezione di significati, ci dimentichiamo a volte di specificare il contesto nel quale quel significato è collocato. Con contesto intendo sia un “ambiente semantico”, o un codice (sto facendo una parodia, sto usando un linguaggio tecnico, sto giocando, sto scherzando, sto citando qualcuno…) sia un “ambiente fisico” (sono al cesso, sono in autostrada e scrivo sms mentre vado a 150 orari, sono in coda alle poste e controllo fb sul palmare, rispondo al telefono facendo acrobazie…). Leggi il resto di Contestazione amichevole d’incidente
La bolletta si paga ad ore
In tempi come quelli che stiamo vivendo negli ultimi anni, con l’economia che stenta a decollare e la busta paga che non ci consente di arrivare alla fine del mese, uno stratagemma che può aiutare chi ha le mani particolarmente “bucate”, è quello di convertire il costo dei beni acquistati in tempo che bisogna lavorare per guadagnare quella cifra. Due etti di prosciutto crudo, circa 4 euro, non sembrano poi così costosi di per sé. Ma se la tua paga è di 10 euro l’ora, dovrai sgobbare per circa mezz’ora per assaggiare le fette prelibate del tuo affettato preferito. Imposte e ritenute varie a parte, s’intende. Allora la domanda diventa: vale la pena spendere mezz’ora della tua vita per qualche fetta di prosciutto? Leggi il resto di La bolletta si paga ad ore
I documenti a cui non vuoi pensare
In genere, c’è solo una cosa peggiore della morte: pensare al dover morire. Ma a rifletterci bene, forse c’è una cosa ancora peggiore: pianificare la propria morte. O meglio, fare in modo che quando non ci saremo più tutto, chi rimarrà sarà in grado di poter gestire le cose di cui ci occupavamo. Non c’è dubbio che l’intera questione non sia certo tra le più allegre da trattare, e non è evidentemente un frequente argomento di conversazione tra amici. D’altro canto, l’evitare di prepararsi quanto più possibile può essere uno degli errori più grossi della propria vita, che rischia di mettere nei pasticci l’intera famiglia. Capisco che, una volta morto, non te ne possa fregare granché, ma ammetterai che non è bello ragionare così. Ecco allora i documenti a cui dovresti pensare prima di lasciare questo mondo. Leggi il resto di I documenti a cui non vuoi pensare
Cosa fare se hai perso il portafogli
Ne avevo già parlato un po’ di tempo fa: perdere il portafogli è una delle cose più scoccianti che possano capitare. A parte il valore economico (io non ci tengo mai più di una trentina di dollari), il problema è dover rifare i documenti d’identità, bloccare la carta di credito, comprare un nuovo abbonamento per l’autobus e via dicendo. Senza contare quello che, giustamente, afferma Maurizio Ferraris in Sans Papier: la nostra “figura sociale”, senza documenti e carte varie, è praticamente azzoppata. Non possiamo più provare di essere chi diciamo di essere, non possiamo pagare un biglietto per tornare a casa, non possiamo guidare l’automobile e così via. Cose da far venire la pelle d’oca. Ecco dunque che oggi vorrei affrontare l’argomento “cosa fare se…”, per essere pronti al verificarsi della peggiore delle ipotesi. Leggi il resto di Cosa fare se hai perso il portafogli
Le parole chiave di luglio 2010
Era da un po’ che non pubblicavo l’elenco delle più buffe stringhe di ricerca con cui la gente è approdata su queste pagine. Anche grazie all’aiuto del mio plugin per le statistiche, adesso il compito mi è facilitato. Addirittura posso dirti a che ora, da quale città d’Italia, e che lingua parlava chi ha fatto quella ricerca. Anzi sto meditando di attivare una pagina che s’aggiorna da sola, dove far apparire una lista delle parole chiave recenti, così ognuno può spulciarla come e quando vuole 🙂 Ma ora sono troppo pigro per lavorarci su, e poi qui a New York fa un caldo che praticamente l’asfalto ti si scioglie sotto i piedi! Ed allora non c’è nulla di più rinfrescante di una bella risata. Leggi il resto di Le parole chiave di luglio 2010
Blogbabel, un anno fa
L’anno scorso, più o meno di questi tempi, la blogosfera italiana veniva sconvolta dall’evento più sensazionale di tutti i tempi: la risurrezione di BlogBabel. Un motore di indicizzazione della blogosfera, secondo alcuni, una classifica dei migliori contenuti italici per altri. Il fondatore di quel sito, Ludovico Magnocavallo, mise all’asta su eBay, se non ricordo male, la sua creatura. Poi l’asta venne ritirata, ci furono contestazioni, qualcuno da Macchianera se la prese a male, e gira e rigira alla fine fu Liquida a comprarsi questo (potente?) sistema 100% made in Italy. Io affrontai l’argomento alla fine della tempesta, quando le acque s’erano un po’ calmate. Ora che siamo a poche settimane dal primo anniversario dal Rinascimento Blogbabeliano, è forse l’ora di fare due conti. Leggi il resto di Blogbabel, un anno fa