Oggi ti segnalo un bel pezzo di Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera. La domanda che si pone l’autore è se ha senso, nell’Italia dei quartierini e dei furbetti, dei politicanti e delle veline, studiare e pagare le tasse. Insomma, essere bravi ed onesti cittadini, alla fine paga ancora nel Belpaese?
Abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».