due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 37

Il paese delle formiche

Oggi ti segnalo un bel pezzo di Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera. La domanda che si pone l’autore è se ha senso, nell’Italia dei quartierini e dei furbetti, dei politicanti e delle veline, studiare e pagare le tasse. Insomma, essere bravi ed onesti cittadini, alla fine paga ancora nel Belpaese?

Abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».

Tenerife: una paella indimenticabile

Nella mia personale classifica dei posti più belli dove sono stato, se al primo posto c’è sicuramente Santorini, rimango indeciso chi piazzare subito dopo: il Giappone o le Canarie? In effetti si tratta di due esperienze completamente diverse, di due modi di fare vacanza che certo non possono essere confrontati. Ma una cosa è certa: ho capito che mi piacciono i luoghi del completo relax, quelli in cui passi la giornata in spiaggia, a rosolarti su una sabbia finissima, bevendo un qualche drink o giocando con gli amici. Forse perché io, in fondo, sono un uomo di mare, nato e cresciuto sulle rive del Mediterraneo, abituato sin da piccolo a sentirmi a mio agio a mollo nell’acqua. Quindi oggi voglio (ri)parlarti del nostro viaggio a Tenerife, a due passi dall’Africa più selvaggia: un avamposto europeo (ufficialmente è territorio spagnolo) nel bel mezzo dell’oceano. Leggi il resto di Tenerife: una paella indimenticabile

Automatismo dell’indignazione

Leggevo qualche giorno fa un interessante articolo di Mantellini sul recente clamore suscitato da un emendamento subito etichettato come “salva pedofili”. Un cavillo inserito zitto zitto nel più grande disegno della legge contro le intercettazioni. Già in passato m’era capitato di osservare come il “popolo del web” s’indigna troppo facilmente, senza dedicare un briciolo di tempo ad approfondire la questione. Le pecore di Facebook corrono a formare gruppi, spargono bugie e s’indignano a priori. Nel mio caso invece mi piace indagare, capire, approfondire. E non perché io sia di destra o di sinistra, ma solo perché non mi piace essere l’ennesimo pecorone che prende per oro colato tutto quello che legge sul primo blog che capita. Oggetto del contendere: stando ai soliti bene informati, l’emendamento depenalizzerebbe le violenze sessuali. Apriti cielo! Dice Mantellini:

Possibile che nessuno mostri una minima curiosità verso la natura del’emendamento? Gasparri è un fiancheggiatore dei peggiori pedofili? Statisticamente improbabile, Gasparri ha già un sacco di problemi suoi. E se tutto questo non bastasse, l’indignazione del “popolo del web” ottiene subito immediato supporto anche da chi le domande dovrebbe magari porsele per mestiere: Repubblica per esempio cavalca la tigre in un articolo di Carmine Saviano e domanda anch’essa, fin dal titolo e a gran voce, i nomi dei proponenti il turpe emendamento.

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La bella Venezia americana

Se ti dicessi che in più di trent’anni di permanenza sul territorio italiano, m’è capitato di vedere Venezia soltanto una volta, stenteresti a crederci, vero? Beh, posso dirti che di quelle due giornate in Laguna, conservo dei bellissimi ricordi: le passeggiate tra i vicoli imbevuti dell’aroma del tipico fegato soffritto con le cipolle, piazza San Marco di sera con le orchestrine che intonano i valzer ballati da Al Pacino, la stazione ferroviaria che sbocca direttamente sull’acqua e tante altre meraviglie di questa città che tutto il mondo c’invidia. Specialmente qui in America, dove sono veramente innamorati di tutto ciò che è italiano, dall’abbigliamento all’arte, dall’arredamento alla tradizione culinaria, ovviamente. Senza timore d’essere smentito, posso spingermi a dire che gli americani amano l’Italia più degli italiani stessi. L’altra sera, ad esempio, una trasmissione televisiva ci ha portato a visitare virtualmente le meraviglie del Venetian Hotel di Las Vegas. Che immediatamente abbiamo aggiunto alla (lunga) lista di cose da vedere durante la nostra permanenza nel Paese a stelle e strisce. Leggi il resto di La bella Venezia americana

L’America delle tre s…

Un po’ di tempo fa scrissi un articolo in cui riflettevo su tre “proprietà americane” che iniziano con la lettera p. Ora, leggendo un recente intervento di Palbi, pensavo che lo stesso esercizio si potrebbe ripetere con la lettera s: scuola, senso civico, semplicità amministrativa. Tre fattori che fanno la differenza tra l’organizzazione sociale del Belpaese e quella della nazione dell’uomo abbronzato (altrimenti noto come Obama). La prima, la scuola, è d’attualità più che mai in questi giorni, in cui la ministra italiana propone cose del tipo “si rientra ad ottobre” oppure “niente maturità senza sufficienza”, proclami sui quali la gente si strappa i capelli e grida allo scandalo, semplicemente per partito preso oppure perché ha delle buone motivazioni. Ma proprio l’intervento di Palbi, fa notare come le priorità del ministro dovrebbero essere altre. Perché la scuola, che lo si voglia o no, è la radice della società, è dove i ragazzi della generazione futura imparano non soltanto a leggere, scrivere e far di conto, ma anche ad interagire, cooperare, confrontarsi. Leggi il resto di L’America delle tre s…

I protocolli non funzionano

Non c’è dubbio, quando troppe teste devono mettersi d’accordo, non si conclude mai nulla. Ciò si applica a qualsiasi livello: dagli amici che devono decidere il regalo di compleanno per un membro del gruppo, ai capi di Stato che parlano dei cambiamenti climatici. Il recente incontro di Copenaghen ne è una conferma: basta un Paese che punta i piedi, per bloccare le trattative. Nel frattempo le lancette dell’orologio climatico girano, ed è sempre più evidente che non c’è tempo da perdere per iniziare a scardinare l’economia basata sui combustibili fossili. Così, mentre in Europa ancora si chiacchiera del più e del meno, e le posizioni integraliste di fatto bloccano ogni possibile compromesso, il ministro dell’Energia americano ha già capito questa cosa, e s’è messo al lavoro direttamente con la Cina. L’idea è semplice: Stati Uniti e Cina sono i due maggiori produttori di inquinamento, se quindi loro due saranno in grado di accordarsi su una strategia comune, gli altri seguiranno a ruota. Proprio come con il regalo per l’amico: in genere qualcuno fa da leader, e tutti gli altri si accodano. Leggi il resto di I protocolli non funzionano

Antimafia? Siete solo ipocriti!

Bravi, tutti bravi a sfilare in piazza con uno striscione a ricordare l’anniversario della morte del giudice Falcone. Peccato che sia tutta una messinscena giusto per soddisfare le apparenze. Perché poi a quanto pare soltanto il 35% di quelle persone che hanno affollato i cortei, è coerente ed applica nella vita quotidiana quello che scrive sui cartelli. Eh già, accanto alla notizia della partecipazione in massa alla commemorazione delle stragi di Mafia, ne leggo un’altra che mi lascia davvero perplesso su quanto sia genuino il sentimento contro le organizzazioni criminali. Stando all’edizione 2010 del libro Il sacco del Nord di Luca Ricolfi, in Sicilia il 65% delle imposte è allegramente evaso dai contribuenti, che in confronto fa sembrare la Grecia un modello di fedeltà fiscale da seguire. Ovviamente più si risale lo Stivale, più le percentuali cambiano, fino ad arrivare un “misero” 12% della Lombardia. Riproporzionando tutto a livello nazionale, fa notare Ricolfi, sarebbe come dire che i lombardi pagano le tasse dei siciliani per circa 20 miliardi di euro all’anno. Leggi il resto di Antimafia? Siete solo ipocriti!

Questa l’ho già sentita

Qualche tempo fa si discuteva sul mio blog delle leggi sulla presunta “privatizzazione” dell’acqua. I miei lettori sono intervenuti in massa, per l’occasione, finendo col precisare che il problema non è nella legge, ma negli Italiani 🙂 Adesso, leggendo il blog di Silvana, ritrovo lo stesso ragionamento per il nucleare. Questo mi fa riflettere: ma quindi in Italia non si può proprio far nulla oramai? Il Belpaese è davvero nelle mani della gente che non vuole farlo progredire, della gente che “fa paura” perché non è in grado di gestire una cosa secondo i criteri più moderni? Mi pare un circolo vizioso dal quale non si uscirà mai, e che farà piombare l’Italia nell’inevitabile baratro dell’arretratezza. La politica del furbastro pronto a fregare il prossimo (sfortunatamente sostenuta ed osannata anche dal mezzo televisivo) sta creando più danni di quanto non c’immaginiamo. Davvero è questa l’eredità che vogliamo lasciare alle generazioni future? Più guardo all’Italia, e più mi immagino un avvenire stile Robocop, con città infestate da malviventi e gente trincerata in casa. Leggi il resto di Questa l’ho già sentita

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