Tra le varie riviste che leggo sull’autobus per sfruttare il tempo del tragitto casa-lavoro, c’è Discover, qualcosa di simile all’italiano Focus. In uno degli ultimi numeri si parlava di cellule staminali, e di come l’amministrazione Obama abbia dato un bell’impulso sulla questione, rimuovendo un po’ dei divieti imposti dal suo predecessore. La tecnica sta facendo passi da gigante in questo settore, e già si sperimentano cellule in grado di riparare organi o di restituire funzionalità alla gente. Basta pensare a come sarebbe la vita per i diabetici, senza la puntura quotidiana di insulina, o la vita per i non udenti a cui è stata ricostruita la parte “difettosa” dell’orecchio interno. Certo, come in tutte le cose, c’è sempre da stare attenti all’uso che si fa di queste innovazioni. Qualcuno potrebbe progettare una nuova specie di esseri umani “evoluti”, ma come già dicevo in un mio precedente intervento, anche questo alla fine fa parte del gioco. Non ci resta che rassegnarci: prima o poi, per vie naturali o artificiali, arriverà l’homo evolutus che farà a noi quello che noi abbiamo fatto ai cugini di Neanderthal qualche migliaio di anni fa. Nel frattempo, mi piace tenermi informato sui progressi in questo settore: tipo l’altro giorno leggevo che persino il Vaticano sta ammorbidendo le sue posizioni. Di fatto aprendo una nuova frontiera in campo religioso sull’argomento. Come si dice in questi casi, la faccenda inizia a farsi interessante.