Grazie al mio palmare, posso scaricare ogni giorno i principali articoli dei quotidiani italiani, per tenermi informato su quello che succede dall’altra parte dell’oceano. L’altro giorno leggevo un articolo su La Stampa, nel quale mi sono abbastanza rispecchiato. Il titolo non poteva essere più azzeccato: addio Italia, mollo tutto e cambio vita. Ancora di più lo è l’occhiello (che sarebbe quello che io, comune mortale, chiamo sempre sottotitolo), che recita: all’estero per stress e non per povertà; su Internet le nuove vie degli emigranti. Sembra proprio che abbiano voluto riassumere la mia storia recentissima. Leggi il resto di Addio Italia, mollo tutto e cambio vita
Archivio degli articoli in salotto, pagina 57
Newyorkesi e psichiatri
Le ricerche demografiche continuano a confermarlo: gli abitanti della Grande Mela sono almeno per metà in cura da uno strizzacervelli. Personalmente non riesco a spiegarmi perché. O meglio, mi chiedo come mai uno che abita nella città più famosa del mondo, possa richiedere cure. Si lo so, lo stress qui è particolarmente elevato per i ritmi lavorativi, e la gente si immedesima fin troppo nel proprio lavoro e nei propri doveri, dimenticando un dettaglio trascurabile: vivere la propria vita. E dire che la maggior parte della gente, come traspare anche dalle tante serie televisive ambientate a New York, è intelligente (spesso sopra la media), divertente e benestante. Dunque, che motivo avrebbe di farsi analizzare da uno psicoterapeuta? Leggi il resto di Newyorkesi e psichiatri
L’economia della felicità
Ascoltavo ieri il podcast di Focus Economia, trasmissione di Radio 24 in cui si affrontano temi legati alla finanza, ai mercati ed all’andamento del benessere a livello locale e globale. Il conduttore ha intervistato l’economista francese Serge Latouche, uno dei maggiori sostenitori della teoria soprannominata “economia della felicità” o della decrescita. Devo dire che i suoi argomenti hanno stuzzicato la mia attenzione, così sono andato a documentarmi un po’. In breve, il concetto è questo: l’economia mondiale non può pretendere di crescere all’infinito, perché prima o poi si scontrerà con un confine invalicabile, quello delle risorse “limitate” che il nostro pianeta ci mette a disposizione. Allora bisogna cominciare sin da ora a mettere in campo un nuovo concetto economico: quello della decrescita, ovvero dell’adattamento ecosostenibile dei nostri ritmi quotidiani. Lavorare meno e guadagnare di più, è uno dei concetti apparentemente strampalati di questo economista. Leggi il resto di L’economia della felicità
L’inglese s’impara sul campo
Quando arrivi negli Stati Uniti, la prima cosa che ti preoccupa è ovviamente la lingua: farsi capire è fondamentale per compiere qualsiasi azione, dal comprare un pezzo di pane fino ad ottenere la patente di guida. In genere chi ha studiato inglese alle scuole superiori, pensa di affrontare, sprezzante del pericolo, ogni interlocutore senza timore. Questa falsa certezza crolla al primo scambio di battute, quando la persona con cui vuoi parlare ti chiede “How are you doing?” (o peggio nella forma abbreviata “How doing“). Ma come? Non avrebbe dovuto dire, che so, Good morning oppure Hello? Il panico ti fa diventare paonazzo: cosa si risponde in questo caso? Ma soprattutto, che diamine ti hanno appena chiesto? Leggi il resto di L’inglese s’impara sul campo
Ricorrenze e ricorrenti
Mi diverto a guardare, di tanto in tanto, il telegiornale italiano di Rai1, che qui viene trasmesso in forma “ridotta” per coloro che non hanno il pacchetto completo della televisione via cavo. Oggi facevano vedere i soliti battibecchi che precedono le feste comandate: il 25 aprile ed il primo maggio. La destra accusa Veltroni di voler strumentalizzare, la sinistra accusa Berlusconi per aver invitato un “famigerato” fascista a casa sua o chissà dove. Mi vengono in mente solo due parole: che schifo. Un’occasione per rinsaldare il tessuto sociale italiano, diventa terreno per divisioni ed insulti. Il confronto con gli Stati Uniti mi viene servito, mi spiace, su un piatto d’argento: qui chi parla male del 4 Luglio rischia di finire in galera. Leggi il resto di Ricorrenze e ricorrenti
La gente era proprio confusa
Ora che le statistiche del mio sito si stanno un po’ consolidando sull’andamento degli scorsi giorni, ho notato uno strano picco d’accessi legati ad una stringa di ricerca ben precisa: per chi votare. Che conduceva ad un mio articolo in cui recensivo un servizio in linea che, facendoti alcune domande, cerca di capire quale sia il tuo orientamento politico. In effetti cercando su Google proprio quelle parole, la mia pagina risulta addirittura al terzo posto (miracoli del pagerank).

I soliti allarmismi italici
Qualche giorno fa mi hanno segnalato un interessante (si fa per dire) articolo apparso sul Corriere della Sera. Titolo di grande effetto: attenzione allo stress da blog, può uccidere. Ecco come fanno i mezzi di comunicazione ad inculcare nell’uomo di strada, l’idea che uno poveretto che tiene un diario in linea, sia uno psicopatico depresso sull’orlo di una crisi di nervi. O peggio che stia ponendo a repentaglio la propria stessa vita, per il semplice fatto di aggiornare di tanto in tanto il blog in rete. Poi, leggendo tutto l’articolo (non voglio svelarti il finale, quindi non leggere il resto se non vuoi saperlo) si scopre che un tizio è morto di infarto a 60 anni per aver “esagerato” un po’ con il suo lavoro. Che stesse gestendo un blog, scrivendo coccodrilli per i giornali o lavorando ad un caso legale, poco importa. Leggi il resto di I soliti allarmismi italici
Agenda setting a New York
Già in passato ho avuto modo di spiegarti cosa sia la teoria dell’agenda setting. Anche qui, nelle mie passeggiate per le vie del cuore economico della City, ne ho trovato un esempio lampante. Gli americani sono famosi in tutto il mondo per la loro efficienza: negli anni Venti un grattacielo si costruiva in pochi anni, e certo i mezzi a disposizione non erano gli stessi di oggi. Ma anche i tempi moderni sono pieni di esempi analoghi: in un mese hanno costruito la nuova sede del Donkin’ Donuts, vicino casa mia, da zero. Eppure al centro del cuore della Grande Mela, dopo 7 anni ancora rimane la voragine delle Torri Gemelle: forse hanno iniziato a lavorare alle fondamenta. Perché tanta lentezza nel completare quest’opera, quando si impiega molto meno tempo in casi analoghi? Leggi il resto di Agenda setting a New York