due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 58

L’inglese s’impara sul campo

Quando arrivi negli Stati Uniti, la prima cosa che ti preoccupa è ovviamente la lingua: farsi capire è fondamentale per compiere qualsiasi azione, dal comprare un pezzo di pane fino ad ottenere la patente di guida. In genere chi ha studiato inglese alle scuole superiori, pensa di affrontare, sprezzante del pericolo, ogni interlocutore senza timore. Questa falsa certezza crolla al primo scambio di battute, quando la persona con cui vuoi parlare ti chiede “How are you doing?” (o peggio nella forma abbreviata “How doing“). Ma come? Non avrebbe dovuto dire, che so, Good morning oppure Hello? Il panico ti fa diventare paonazzo: cosa si risponde in questo caso? Ma soprattutto, che diamine ti hanno appena chiesto? Leggi il resto di L’inglese s’impara sul campo

Ricorrenze e ricorrenti

Mi diverto a guardare, di tanto in tanto, il telegiornale italiano di Rai1, che qui viene trasmesso in forma “ridotta” per coloro che non hanno il pacchetto completo della televisione via cavo. Oggi facevano vedere i soliti battibecchi che precedono le feste comandate: il 25 aprile ed il primo maggio. La destra accusa Veltroni di voler strumentalizzare, la sinistra accusa Berlusconi per aver invitato un “famigerato” fascista a casa sua o chissà dove. Mi vengono in mente solo due parole: che schifo. Un’occasione per rinsaldare il tessuto sociale italiano, diventa terreno per divisioni ed insulti. Il confronto con gli Stati Uniti mi viene servito, mi spiace, su un piatto d’argento: qui chi parla male del 4 Luglio rischia di finire in galera. Leggi il resto di Ricorrenze e ricorrenti

La gente era proprio confusa

Ora che le statistiche del mio sito si stanno un po’ consolidando sull’andamento degli scorsi giorni, ho notato uno strano picco d’accessi legati ad una stringa di ricerca ben precisa: per chi votare. Che conduceva ad un mio articolo in cui recensivo un servizio in linea che, facendoti alcune domande, cerca di capire quale sia il tuo orientamento politico. In effetti cercando su Google proprio quelle parole, la mia pagina risulta addirittura al terzo posto (miracoli del pagerank).

il grafico delle mie statistiche

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I soliti allarmismi italici

Qualche giorno fa mi hanno segnalato un interessante (si fa per dire) articolo apparso sul Corriere della Sera. Titolo di grande effetto: attenzione allo stress da blog, può uccidere. Ecco come fanno i mezzi di comunicazione ad inculcare nell’uomo di strada, l’idea che uno poveretto che tiene un diario in linea, sia uno psicopatico depresso sull’orlo di una crisi di nervi. O peggio che stia ponendo a repentaglio la propria stessa vita, per il semplice fatto di aggiornare di tanto in tanto il blog in rete. Poi, leggendo tutto l’articolo (non voglio svelarti il finale, quindi non leggere il resto se non vuoi saperlo) si scopre che un tizio è morto di infarto a 60 anni per aver “esagerato” un po’ con il suo lavoro. Che stesse gestendo un blog, scrivendo coccodrilli per i giornali o lavorando ad un caso legale, poco importa. Leggi il resto di I soliti allarmismi italici

Agenda setting a New York

Già in passato ho avuto modo di spiegarti cosa sia la teoria dell’agenda setting. Anche qui, nelle mie passeggiate per le vie del cuore economico della City, ne ho trovato un esempio lampante. Gli americani sono famosi in tutto il mondo per la loro efficienza: negli anni Venti un grattacielo si costruiva in pochi anni, e certo i mezzi a disposizione non erano gli stessi di oggi. Ma anche i tempi moderni sono pieni di esempi analoghi: in un mese hanno costruito la nuova sede del Donkin’ Donuts, vicino casa mia, da zero. Eppure al centro del cuore della Grande Mela, dopo 7 anni ancora rimane la voragine delle Torri Gemelle: forse hanno iniziato a lavorare alle fondamenta. Perché tanta lentezza nel completare quest’opera, quando si impiega molto meno tempo in casi analoghi? Leggi il resto di Agenda setting a New York

Qui la danno ai pensionati

Premessa: i pensieri che seguono hanno un tono potenzialmente scurrile, se quindi non gradisci il linguaggio da “scaricatore di porto”, non continuare la lettura. In realtà non dipende da me se qui i contributi per la pensione si chiamano Federal Insurance Contributions Act, o più brevemente FICA. Lo dice anche Wikipedia, non me lo sono inventato io. Però mi è subito venuto in mente un commento ironico: ora capisco perché i pensionati americani sono tutti belli arzilli e sempre sorridenti! Vuoi mettere, al confronto con i colleghi Italiani: questi ultimi pagano le tasse per l’INPS, quegli altri invece pagano le tasse per la FICA! Suvvia, non c’è proprio paragone. Mi sarei trasferito qui solo solo per questa cosa!

Un taglio al traffico in città

Visto che le elezioni si avvicinano, continuo con le mie osservazioni sull’organizzazione sociale adottata in America, sui piccoli dettagli che fanno “funzionare meglio” la vita di tutti i giorni. Chissà che magari i candidati non possano prenderne spunto per adottare soluzioni simili anche in Italia. Per esempio penso al traffico: il sindaco di Milano ha più volte ventilato l’adozione di una specie di tassa per chi entra in città tutte le mattina (a proposito, non l’hanno mica messa in pratica ancora, giusto?). Qui invece si persegue la via contraria: non scoraggiare la gente a prendere la macchina, piuttosto incoraggiarla a prendere i mezzi pubblici. Come? Rendendo detraibili dalla dichiarazione dei redditi i soldi spesi per andare al lavoro in autobus, metropolitana e treno. Un risparmio netto, dati alla mano, di almeno 300 dollari all’anno. Leggi il resto di Un taglio al traffico in città

Qui si raddoppia lo stipendio

Lo so, probabilmente sto diventando noioso ad elencare tutte le differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti, ma è più forte di me notare i piccoli dettagli della vita quotidiana qui “dall’altra parte” del mondo. Una sorpresa positiva è quella di scoprire che qui lo stipendio viene pagato due volte al mese: non c’è bisogno di aspettare il fatidico 27 per riscuotere il denaro che servirà per tirare avanti per altri 30 giorni, ma ogni 15 giorni ci si ritrova magicamente il conto corrente ricaricato. Insomma, se i politici italiani vogliono proporre una prima soluzione tangibile al problema di arrivare alla “terza settimana”, potrebbero introdurre una legge che imponga questa divisione dello stipendio in due mandate. Forse cambierebbe poco in pratica, ma ti garantisco che la sensazione di essere pagati due volte al mese è tutta un’altra cosa. Forse prima o poi la proverò anch’io. Leggi il resto di Qui si raddoppia lo stipendio

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