due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 55

Vecchi e nuovi media

Un paio di mesi fa, in America, è venuto a mancare uno dei più famosi giornalisti che la popolazione abbia mai conosciuto: Tim Russert. Da noi è come se morisse Bruno Vespa, Era un po’ il nostro Enzo Biagi, per fare un esempio. Il suo approfondimento serale era un appuntamento immancabile per chi volesse capire qualcosa della politica e dell’attualità di questo Paese. La mancanza, dicono le persone che lo conoscevano, si sente soprattutto in questo periodo elettorale: senza le sue interviste ai candidati, non sarà più la stessa cosa. Ma soprattutto è sorta la domanda: cosa sarà adesso della competizione tra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione? Leggi il resto di Vecchi e nuovi media

Quando la natura chiama

Raramente commento i fatti di cronaca che mi capita di leggere sui giornali, ma la famosa sentenza sul caso Welby mi porta a fare delle considerazioni sul diritto di “costringere” una persona a vivere, come capita ad Eluana. So bene che si tratta di un terreno particolarmente spinoso, ma per me la soluzione è molto semplice: lasciare che la natura faccia il proprio corso. Non si tratta di ucciderla volontariamente, ma di impedire l’accanimento terapeutico fine a se stesso: il gusto di far soffrire chi non vorrebbe. Chi non può far altro che stare immobilizzato in un letto d’ospedale. Leggi il resto di Quando la natura chiama

Ancora sui simboli nazionali?

Lo confesso, ascoltando di tanto in tanto il telegiornale italiano che trasmettono sulla Rai International, mi viene proprio da sorridere: ma ancora i ministri di questo Paese stanno a discutere quale sia la valenza dell’inno nazionale, se la schiavitù citata sia quella messa al bando dalle convenzioni internazionali o cos’altro. Se proprio volessi aggiungere un ennesimo motivo alla lunga lista che mi ha portato ad andarmene dall’Italia, questo è uno di quelli buoni: la scarsa passione per i simboli della patria. Se qui in America un ministro si permettesse di parlare male della bandiera o dell’inno, prima lo manderebbero via a calci nel sedere, e poi lo farebbero espatriare. Qui sono talmente attaccati a questo che non puoi fare un passo senza scorgere una bandiera americana da qualche parte. Leggi il resto di Ancora sui simboli nazionali?

Il prete divertente americano

Non è la prima volta che partecipo alla messa qui in America, ma finora non avevo trovato l’occasione per parlarne sul blog. L’impatto per chi, come me, è abituato al prete monotòno (cioè che tiene sempre lo stesso tono di voce, sia che parli ai fedeli, sia che legga le Sacre Scritture) è molto forte. Qui si sente quasi l’influenza del mondo dello spettacolo. A cominciare dal microfono: in molte parrocchie il prete oramai usa quello alla Maria De Filippi, attaccato ad un orecchio e col braccetto che va vicino alla bocca. Utilissimo, a dire il vero, così il prete ha piena libertà d’azione sull’altare, senza essere intralciato da fili e senza dover stare sempre allo stesso posto. In Italia una cosa del genere, come minimo scandalizzerebbe i più ortodossi tra i fedeli. Leggi il resto di Il prete divertente americano

Lascia o raddoppia… l’intervista

Dopo aver lavorato, negli ultimi tempi, principalmente al “contenitore” di questo diario (aspetto grafico, nuove funzionalità, analisi delle statistiche, pulizia del codice), credo di aver raggiunto una certa stabilità. Almeno finché qualcuno non mi metterà in capo qualche nuovo sghiribizzo. Nel frattempo vorrei sfruttare meglio quanto costruito finora, con nuovi contenuti più “in stile 2.0” e legati alla comunità. Visto che già recensisco, di tanto in tanto, i siti dei miei colleghi di scrittura, avevo pensato di intervistarne qualcuno, pubblicandone poi le risposte su queste pagine. Peccato che qualcuno mi abbia preceduto, e così l’idea è stata bruciata ancor prima di nascere. Ma secondo te sono uno che si scoraggia facilmente? Direi proprio di no. Leggi il resto di Lascia o raddoppia… l’intervista

Due che fanno sesso gratis

Il titolo può sembrare un po’ forte, se confrontato con il taglio editoriale ed il tono di questo blog. Ma cosa non si farebbe per avere più visibilità in rete. No, a parte gli scherzi, lo spunto mi è venuto spulciando le stringhe di ricerca più strampalate che qualcuno ha immesso in Google per approdare sulle mie pagine. Per il mese di Giugno, i miei complimenti vanno a:

  • due che fanno sesso gratis
  • sono spiacente in francese
  • tu paghi 10 euro e ti arrivano 16 euro di traffico
  • perché toccare la statua di giulietta
  • nascondere bigliettini esami di maturità
  • la questione della spazzatura a napoli
  • frasi per augurare 23 anni di anniversario di matrimonio
  • cosa spinge a una persona a fare un blog
  • capufficio che maltratta gli impiegati

Il protocollo di… Napoli

Se hai già letto in passato i miei interventi relativi al protocollo di Kyoto, sai che sono sempre stato abbastanza critico sull’atteggiamento della gente nei suoi confronti. Siamo tutti fin troppo bravi a puntare il dito contro gli Stati Uniti che non l’hanno mai voluto firmare, ma con altrettanta facilità dimentichiamo che l’Italia, tra i firmatari, ancora oggi soffre di gravi problemi come la spazzatura a Napoli. Insomma, come sempre si finisce per guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino, ignorando la trave che è conficcata nel proprio.

Le mie convinzioni poi si rafforzano quando leggo il rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, relativo al 2006: gli Stati Uniti hanno raggiunto il 57% di rifiuti riciclati che non finiscono in discarica, mentre l’Italia penso sia ferma al di sotto del 30%, praticamente la metà. Con punte che toccano lo zero per cento a Napoli, ovviamente. Per non parlare delle notizie che ogni giorno ci danno come “fanalino di coda” nella gestione delle emissioni inquinanti. La morale è che molti di quelli che hanno sottoscritto il protocollo, sono ancora alle parole e stanno pensando a come migliorare il proprio livello di inquinamento, mentre chi non l’ha sottoscritto si adopera concretamente per il benessere della Nazione. Cina esclusa, s’intende. Più che un documento concreto, il Protocollo di Kyoto è diventato una farsa.

Otto dollari al pacchetto

Finalmente hanno approvato una modifica alla legge sulle imposte, qui nello stato di New York, in base alla quale le “tasse” sulle sigarette passano da poco più di un dollaro a quasi 3. Portando così il costo di un pacchetto ad otto dollari ciascuno. Segue il solito codazzo di interviste, pareri autorevoli, malcontenti. I fumatori però, nel tipico stile anglosassone, non sembrano eccessivamente incavolati: per noi, dicono, la sigaretta è un vizio difficile da smettere, e non sarà certo un dollaro in più a farci cambiare idea. Allo stesso tempo i nuovi guadagni che finiranno nelle casse dello stato, serviranno a migliorare la rete dei centri che aiutano a smettere. Io dico semplicemente: ma non si farebbe prima a ritirarle completamente dal mercato?

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