due chiacchiere

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Stelle e strisce dappertutto

Alcune settimane fa mi hanno mandato a fare un corso di aggiornamento in Minnesota, un equivalente della nostra Europa del nord (se non altro perché la maggior parte della popolazione ha origini svedesi e scandinave). La seconda sera, dopo un temporale di come solo qui li sanno fare, sono uscito a fare due passi nei dintorni dell’albergo (di cui farò presto la recensione): non mi ha stupito più di tanto trovare una bandiera larga almeno 5 metri che faceva la sua bella figura in mezzo alla piazza.

 

Bastano due click per imparare

Calano gli accessi alla rete, nel bel mezzo del mese di Agosto. La gente, ovviamente, preferisce starsene sotto l’ombrellone piuttosto che davanti ad un monitor. D’altro canto se vuoi conoscere la straniera (o lo straniero) di turno, un po’ d’inglese bisogna masticarlo. Eccoti alcune nuove dritte semplici e veloci:

  • Listen! This is the most important part of any conversation. You might think a conversation is all about talking, but it will not go anywhere if the listener is too busy thinking of something to say next.
  • Find out what the other person is interested in. You can even do some research in advance when you know you will have an opportunity to talk with a specific person.
  • Ask questions. What do they like to do? What sort of things have they done in their life? What is happening to them now? What did they do today or last weekend?
  • Forget yourself. If you are too busy thinking about yourself, what you look like, or what the other person might be thinking, you will never be able to relax.

Come dici? Non sai leggere quello che c’è scritto qui sopra? Beh, allora come ti viene in mente di abbordare una straniera? Meglio che ti concentri sulle bellezze locali! Leggi il resto di Bastano due click per imparare

Dall’altra parte dello schermo

Non per vantarmi, ma oggi al piano di sotto dell’edificio dove lavoro, c’è Pierce Brosnan che gira qualche scena di un film con un manipolo di altri attori, cameramen e via dicendo. Non è dato sapere di quale film si tratti, i colleghi però hanno subito fatto circolare la voce. Ovviamente l’accesso al set è assolutamente vietato ai non addetti ai lavori: solo il mio capo è riuscito ad intrufolarsi con la scusa di scattare qualche foto per il giornalino aziendale. Io potrei far finta di essere un inviato della stampa italiana, eventualmente. Comunque, sempre per la serie “a New York sembra di vivere in un film”, in questo palazzo hanno anche girato vari episodi di Law and order, e qui fuori nei giardini un paio di scene di A beautiful mind. Senza contare le scene di Ugly Betty che verranno riprese a due passi dalla mia fermata della metropolitana. Mica noccioline…

Vecchi e nuovi media

Un paio di mesi fa, in America, è venuto a mancare uno dei più famosi giornalisti che la popolazione abbia mai conosciuto: Tim Russert. Da noi è come se morisse Bruno Vespa, Era un po’ il nostro Enzo Biagi, per fare un esempio. Il suo approfondimento serale era un appuntamento immancabile per chi volesse capire qualcosa della politica e dell’attualità di questo Paese. La mancanza, dicono le persone che lo conoscevano, si sente soprattutto in questo periodo elettorale: senza le sue interviste ai candidati, non sarà più la stessa cosa. Ma soprattutto è sorta la domanda: cosa sarà adesso della competizione tra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione? Leggi il resto di Vecchi e nuovi media

Cuil mi abbina a Catepol

Sono stato uno dei pochi, negli scorsi giorni, a difendere Cuil, il neonato motore di ricerca. Mentre la blogosfera si schierava quasi unanime contro i risultati delle ricerche, io dicevo che ancora i poverini devono farsi le ossa, quindi qualche problema nelle ricerche è più che accettabile. Google è in giro da una decina d’anni, ed anche lui all’epoca ha peccato di errori di gioventù. Così mi sono messo un po’ a giocare con le stringhe di ricerca. Credo che in maniera più che naturale, la prima cosa sia cercare il nome del proprio blog. Nel mio caso, come anticipavo nel titolo, ottengo un risultato abbastanza curioso. Leggi il resto di Cuil mi abbina a Catepol

Uno studente americano: 21

L’altra sera abbiamo noleggiato il film 21 al Blockbuster qui vicino: la storia di uno studente universitario particolarmente “bravo con i numeri” che viene convinto dal suo professore ad usare questa dote in maniera un po’… fuori dal normale. Non preoccuparti, non parlerò della trama in dettaglio o del finale, ti lascio il gusto di scoprire entrambi per conto tuo. Al solito, però, mi viene da confrontare il sistema educativo americano e quello italiano: nel Belpaese, al massimo un genio dei numeri (ed io ne ho conosciuti, quando ero all’università) finisce a fare il ricercatore in un buio laboratorio, per 800 euro al mese, senza la sicurezza di vedersi rinnovato il contratto alla fine dell’anno. Tant’è che non s’è mai visto un simile film ambientato in qualche ateneo italiano. Leggi il resto di Uno studente americano: 21

Ancora sui numerabili

Qualcuno mi ha chiesto, scrivendomi un messaggio privato, di parlare ancora dei nomi cosiddetti “numerabili” (contabili, si direbbe in inglese). Le regole, a dire il vero, sono semplici e molto intuitive. Se un nome è countable, usiamo la preposizione “un, uno” prima di esso, ha un plurale e può essere usato in frasi con domande tipo “quanti…”, Possiamo usare un numero prima di esso. Se un nome è uncountable, suonerà bene accanto alle espressioni come some oppure any, non usiamo mai un numero davanti a esso. Ad esempio: There is some beer in the fridge. Is there any beer in the fridge? Tanto per dare un’idea, i nomi di bevande sono generalmente uncountable; analogamente per i nomi di materiali (olio, plastica, ferro). Leggi il resto di Ancora sui numerabili

Quando la natura chiama

Raramente commento i fatti di cronaca che mi capita di leggere sui giornali, ma la famosa sentenza sul caso Welby mi porta a fare delle considerazioni sul diritto di “costringere” una persona a vivere, come capita ad Eluana. So bene che si tratta di un terreno particolarmente spinoso, ma per me la soluzione è molto semplice: lasciare che la natura faccia il proprio corso. Non si tratta di ucciderla volontariamente, ma di impedire l’accanimento terapeutico fine a se stesso: il gusto di far soffrire chi non vorrebbe. Chi non può far altro che stare immobilizzato in un letto d’ospedale. Leggi il resto di Quando la natura chiama

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