Questa è la cifra che ho guadagnato con il mio nuovo conto corrente IWBank, aperto alla fine dello scorso settembre. Ho dunque non solo molti servizi gratuiti (carta di credito, assegni, bonifici), ma addirittura sono loro a pagarmi per l’uso del conto corrente. Il trucco è presto svelato: ogni cliente viene iscritto ad un programma fedeltà, un po’ come i bollini del supermercato, ed accumula punti se si verificano certe condizioni. Per esempio, se attivi la carta di credito ti danno 3500 punti, se ti fai presentare come nuovo cliente da un “vecchio” cliente, te ne danno 1000, se apri il conto via Internet altri punti, e via dicendo. Con 12500 punti, puoi già richiedere alcuni premi: nel mio caso mi sono fatto mandare due buoni spesa per un valore complessivo di 55 euro, da spendere in tutti i negozi aderenti al circuito Promoshopping. Visto che il Natale si avvicina, meglio approfittarne! Se vuoi, posso presentarti io…
Articoli recenti
Una società in putrefazione?
Qualche giorno fa, il Centro Studi sugli Investimenti Sociali (meglio noto come Censis) ha pubblicato l’annuale rapporto sull’andamento della società del Belpaese. I giornali hanno dato risalto immediatamente alla nota negativa presente nel documento: quella della poltiglia sociale. Già, secondo i mezzi di “condensazione” dell’informazione, il Censis dice che siamo oramai incapaci di riconoscerci come unità nazionale, identificandoci come (le parole sono prese dal comunicato stampa) un insieme inconcludente di “elementi individuali e di ritagli personali” tenuti insieme da un sociale di bassa lega. Peccato che qualche riga prima, lo stesso comunicato tiene a precisare che “oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive, sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo” in ogni settore. Leggi il resto di Una società in putrefazione?
Uno sguardo agli oggetti sociali
Siamo la civiltà delle informazioni memorizzate: in testa, su un foglio di carta, in una chiavetta USB. Senza rendercene conto, ci siamo costruiti intorno tutto un mondo di oggetti che, se non ci fossero persone che sono convinte della loro esistenza, non avrebbero neppure senso. Eppure, senza di essi, sarei perduto: senza quei rettangolini di carta colorati chiamati “soldi”, dovrei ogni volta portarmi dietro un carretto di roba da barattare con gli altri; senza quell’altro rettangolino chiamato carta d’identità, dovrei addirittura portar con me un rappresentante delle forze dell’ordine a garantire per me. Di questo e di tanto altro, si parla nel libro che mi è stato prestato oggi: Sans papier, di Maurizio Ferraris. Leggi il resto di Uno sguardo agli oggetti sociali
L’italiano delle donne
Le feste si avvicinano: lo stress da corsa ai regali già ci sta uccidendo, la benzina che scarseggia nel serbatoio della macchina ci fa maledire gli autotrasportatori? Allora consoliamoci con un po’ di sano umorismo: come interpretare le frasi delle donne.
- Si = No
- No = Si
- Forse = No
- Mi dispiace = Ti dispiacerà
- Abbiamo bisogno = Voglio
- Decidi tu = La decisione giusta dovrebbe essere ovvia
- Fai come ti pare = La pagherai in seguito
- Dobbiamo parlare = Ho bisogno di lamentarmi di qualcosa
- Certo, fallo pure se vuoi = Non voglio che tu lo faccia
Un misuratore di affidabilità
Ti è mai capitato di dover acquistare o vendere un oggetto di valore con un privato, oppure di fare lunghe file all’aeroporto per il controllo al metal detector? Oppure ancora di dover fornire le tue credenziali a qualcuno, affinché possa “misurare” la tua affidabilità? A me si, tante volte: ed ogni volta mi rendo conto di quanto sia difficile mostrare a chi mi trovo di fronte che lui di me si può fidare, perché sono una persona “per bene” e non un ladro pronto a fregarlo al primo passo falso. Prendendo spunto dalla categorizzazione dei blog lanciata qualche giorno fa da Matteo, pensavo a quanto sarebbe bello avere un documento da poter esibire, in cui sia scritto il proprio livello di affidabilità. In aeroporto non si farebbe più la fila e gli affidabili passerebbero senza controlli, al colloquio di lavoro il dirigente saprebbe subito che mi sono fatto una reputazione negli anni. Leggi il resto di Un misuratore di affidabilità
Ma esistono tutte, quelle malattie?
Ultimamente, anche grazie a chi mi presta i cofanetti originali con le serie complete, mi sono appassionato al telefilm del dottor Casa, per gli anglofoni il Doctor House. Mi piace lui, il suo carattere un po’ scontroso, ma sempre molto obiettivo e con la mente “a fuoco” sul problema principale: salvare la vita ad un paziente. Forse a volte mi immedesimo, oppure semplicemente mi piacerebbe essere come lui, freddo e distaccato. Altre volte invece rischio di diventare ipocondriaco, a forza di guardare tutti questi sceneggiati che parlano di malattie assurde, e di sintomi fin troppo comuni. Leggi il resto di Ma esistono tutte, quelle malattie?
Più libri, edizione 2007
Apre domani i battenti l’edizione 2007 della Fiera della piccola e media editoria, meglio nota come Più Libri, più liberi. L’anno scorso, approfittando di alcuni giorni di vacanza, ero andato a curiosare tra bancarelle ed esposizioni, e mi ero divertito anche ad ascoltare gli interventi della manifestazione collegata “PiùBlog”, presente anche quest’anno. Nell’articolo che scrissi all’epoca, mi definivo un blogger non di professione, ed ancora oggi confermo quest’etichetta: mi piace osservare il fenomeno, imparare ogni giorno dai miei vicini di casa virtuali, studiare le tecniche di comunicazione che entrano in gioco. Allora aspetto con impazienza di leggere le prime impressioni di chi c’è andato quest’anno.
Le tasse americane
Ho scoperto l’altro giorno che su Wikipedia esiste un’intera sezione dedicata ai sistemi di tassazione nazionali: per l’Italia viene illustrata l’IRPEF, i cambiamenti dei calcoli negli ultimi anni e altre informazioni e curiosità. A parte aver scoperto che per il sottoscritto quest’anno la tassazione “balzerà” dal 23 al 27 per cento, per via della rimodulazione delle aliquote, ripensavo ad una lezione di Macroeconomia, a cui ho preso parte qualche mese fa. Tra un indicatore del tasso di disoccupazione ed una formula per il mercato della moneta, il professore ci ha anche spiegato la differenza tra un’economia cosiddetta di destra ed una di sinistra. Questa differenza la si ritrova anche nelle aliquote, secondo me: lo Stato americano lascia nelle tasche dei cittadini più soldi, ma offre meno garanzie. Da noi invece il prelievo è maggiore, ma (teoricamente) i servizi di base sono assicurati a tutti. Leggi il resto di Le tasse americane