Mio cognato era al settimo cielo ieri sera, da irriducibile fan dei New York Giants, quando alle 9.57 di sera sono scaduti gli ultimi secondi della gran finale che vedeva la sua squadra del cuore battersi contro i Patrioti del New England per agguantare il trofeo più ambito del football americano, il Super Bowl. Al mio paesello hanno sparato fuochi d’artificio, la gente si è riversata per strada e tutti hanno gioito per questo risultato arrivato dopo una stagione di sofferenza. In cui i Giganti hanno persino rischiato di essere eliminati nella prima fase, e di non accedere neppure agli ottavi di finale (a causa di un sacco di titolari infortunati). Invece la tenacia dell’allenatore, la forza del quarterback e la resistenza della difesa, ha fatto o’ miracolo 🙂 Chissà che anche il mio Milan alla fine non riesca a rialzare la testa allo stesso modo. Leggi il resto di I giganti di New York ce l’hanno fatta
Archivio degli articoli in america, pagina 10
La calma prima della tempesta
E così stanotte (le 8 di domani mattina in Italia) Irene dovrebbe raggiungere la nostra zona, flagellare New York con venti intorno ai 100 chilometri orari e poi continuare la sua marcia verso il nord degli Stati Uniti. Al momento qui si respira una calma quasi artificiale, e fuori non si vede neppure il classico cane passare per strada: sarà per i messaggi inquietanti che arrivano da ogni canale su cui ci si sintonizza, sarà perché fuori ha già iniziato a piovere, sarà perché i supermercati ed i negozi per la casa sono stati praticamente svuotati di tutti i generi di prima necessità (dall’acqua alle batterie, dai generatori a benzina alle pompe dell’acqua). Avevo pensato di mettere la webcam in diretta, ma dato che il peggio arriverà di notte, non avrebbe avuto alcun senso. Ad ogni modo, noi siamo già pronti ad evacuare, se necessario, ma speriamo proprio non ce ne sia bisogno.
Il football intimo delle donne americane
Settimana cruciale, quella che volge al termine, per i tifosi del football americano. Domani si gioca il Super Bowl numero 45 (o numero 43, per i bene informati che precisano che i primi due si chiamavano diversamente), l’equivalente dell’europea Champions League. L’epilogo di una stagione che ha visto squadre provenienti da ogni angolo degli Stati Uniti battersi sul campo per conquistare l’agognato traguardo. Stagione che ha fatto ben sperare metà dei tifosi di New York, visto che una delle due squadre della Grande Mela è arrivata addirittura alle semifinali quest’anno, perdendo in maniera clamorosa ed inaspettata contro una squadra che molti davano già per spacciata. Ed allora come fanno gli americani a consolarsi? Inventano la Lega Football dell’Intimo, o Lingerie Football League, come si dice in inglese. Come se in Italia, oltre a Totti e Cassano, entrassero in campo la Belen e la Canalis 🙂 Mezze nude. Leggi il resto di Il football intimo delle donne americane
Geografia delle strade d’America
La rete stradale americana, in maniera simile a quella italiana, è suddivisa in autostrade (che se superano i confini di uno stato, prendono il nome di interstate), strade statali e provinciali, o della contea. Prendendo un’autostrada, ti accorgerai subito che non esiste, come nel Belpaese, l’uscita con il nome del luogo dove ci si trova (che so, Viareggio o Firenze Signa, sull’A1), ma con i numeri. Accompagnati poi a lato dalle destinazioni raggiungibili nelle vicinanze. I numeri non sono assegnati in maniera semplicemente sequenziale, ma tengono conto della distanza dall’origine di quell’autostrada: l’uscita 161 sottintende che ci si trova all’incirca al miglio 161 dal punto dove inizia quella strada. Tant’è che qui in New Jersey ci sono quelli che si vantano di abitare all’uscita 1 o addirittura zero dell’equivalente della vostra AutoSole. Un vantaggio di quest’approccio è che in un attimo si può calcolare la distanza che bisognerà percorrere per andare a trovare gli amici. Se io abito nei dintorni della 161 e loro stanno all’uscita 141, vorrà dire che dovrò farmi 20 miglia di Parkway. Leggi il resto di Geografia delle strade d’America
Ho messo le bandiere all’entrata
Esporre la bandiera sull’uscio di casa è, per molti americani, una manifestazione del proprio attaccamento alla nazione, un concetto spesso sconosciuto agli abitanti del Belpaese. La casa che abbiamo comprato l’anno scorso apparteneva ad un ex ufficiale militare, suppongo dei Marines a giudicare dalle spillette che abbiamo ritrovato in alcuni cassetti, probabilmente dimenticate durante il trasloco. Tra le personalizzazioni che ha apportato durante gli anni in cui ha vissuto qui, c’è un bellissimo palo portabandiera all’ingresso, alto almeno 15 metri, sul quale possono essere montate fino a tre bandiere. Finora non l’avevamo mai sfruttato, anche perché aspettavo una buona occasione su Amazon. Che s’è presentata un paio di settimane fa: due bandiere (quella italiana e quella americana) per 10 dollari.
La mozzarella bianca americana
L’altro giorno la moglie m’ha portato a mangiare in una pizzeria a 15 minuti da casa nostra, un posto gestito da italiani dove si può assaggiare un’ottima pizza cotta nel forno a legna (raro, da queste parti), con basilico fresco, crosta morbida e sottile, e pomodoro al giusto punto di acidità. Buonissima: se non fosse stato per il colore della mozzarella avrei giurato che fosse una pizza proveniente direttamente dall’Italia. Già, una cosa che noterai quando verrai qui in America è quel bianco quasi artificiale dei latticini sul disco di pane: un bianco gesso a cui io non ero abituato, data la tonalità “bianco sporco” dell’equivalente prodotto culinario italico. Per carità, il sapore è uguale, persino la consistenza filante, e stando a quanto dichiarato nel menù, si tratta di mozzarella di bufala. Ma sono certo che quel bianco che più bianco non si può, farà storcere il naso a molti turisti. Leggi il resto di La mozzarella bianca americana
Così i santi hanno vinto
Superbowl, una parola sconosciuta alla stragrande maggioranza degli europei, ma che in America è un vero e proprio evento nazionale, quasi importante quanto il 4 luglio o il giorno in cui si commemorano i caduti in guerra. Ieri s’è disputata la finale tra i New Orleans Saints e gli Indianapolis Colts. Ed i primi hanno vinto contro tutti i pronostici, il loro primo trofeo da quando si gioca questa competizione. Per noi “europei”, sarebbe a dire come se il Catania vincesse la Champions League. In effetti penso che la Coppa dei Campioni sia quella più vicina al Superbowl: le squadre di football devono prima vincere l’equivalente del nostro scudetto, poi fanno i play-off ad eliminazione diretta (che non funzionano ad ottavi e quarti, ma hanno un meccanismo più complicato che ho impiegato qualche giorno a digerire) ed infine accedono allo scontro finale. Leggi il resto di Così i santi hanno vinto
Sto imparando il football
Se in Italia la domenica è il giorno dedicato al calcio, qui in America i tifosi possono scegliere tra baseball e football (da non confondere assolutamente con il soccer) che accontentano un po’ tutti. Del gioco con mazza e battitore per adesso ho rinunciato a capirne regole e dettagli: finché non avrò tempo e pazienza di guardare una partita, leggerne il funzionamento su Wikipedia mi serve a poco. Al contrario, per la palla ovale mio cognato si è proposto di insegnarmi tutti i trucchi. Che adesso voglio condividere con te. Può darsi che ci siano strafalcioni grossolani nella mia descrizione, nel qual caso ti prego di correggermi! Leggi il resto di Sto imparando il football