due chiacchiere

Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 53

Big ass monument

In inglese, quando si dice che qualcosa ha un “culo grosso” (come ho scritto nel titolo), vuol dire che è gigante. Non è offensivo, rivolto ad una statua o a qualche edificio. Così se ti raccontassi di quando ho visto il big ass Buddha nella città di Nara in Giappone, non starei peccando di blasfemia nei confronti del buddismo. Ma oggi voglio ricordare la mia visita a Washington, Distretto di Columbia, Stati Uniti d’America. Un’occhiatina alla fontana dove hanno girato la scena di Forrest Gump in cui Jenny lo riconosce sul palco e cammina in mezzo all’acqua, una visitina al big ass Abe (ecco il perché della premessa su quel modo di dire), cioè la grande statua di Lincoln seduto sulla sedia. Poi un salutino al presidente passando davanti alla Casa Bianca. Leggi il resto di Big ass monument

Correva l’anno

Il web è sempre pieno di sorprese. Specialmente per chi, come me, lascia tracce in giro per questa ragnatela da oramai più di dodici anni. Ecco che allora ogni tanto il mio passato riaffiora, piacevolmente, a ricordarmi da dove sono venuto. La rete è per me come una macchina del tempo, tramite la quale viaggiare tra ricordi, bei momenti e nuove sfide. I primi “reperti archeologici” disponibili risalgono al 1996, ma oggi ti propongo questo pezzo (lungo) che scrissi nel 1999 per parlare di me stesso tramite la rete. Un antesignano dei comuni blog che oggi tutti usiamo con tanta naturalezza. In cui veniva fuori la mia vena di scrittore, che fino a quel momento aveva trovato sfogo soltanto sui fogli di carta. Leggi il resto di Correva l’anno

La vetrina e l’ammollo

Girando per Tokyo, non è raro imbattersi in ristoranti che espongono riproduzioni fedeli delle pietanze che potrai assaggiare all’interno del locale, con tanto di numerino e costo a fianco. Un po’ come se da noi, fuori dalla trattoria ci fosse una vetrina con un piatto di pastasciutta, una bistecca ai ferri, un contorno di fagiolini e tutto il resto. In plastica di ottima qualità, che rende ben fatte anche le trasparenze dei brodini o la consistenza del purè di patate. L’espediente è molto comodo per coloro che, come noi, non “masticano” (è proprio il caso di dirlo) la lingua giapponese. Basta quindi un semplice “point and order” per far capire al cameriere cosa vuoi mangiare oggi. Leggi il resto di La vetrina e l’ammollo

In principio era buio

Stavo cercando in rete una cosa l’altra sera, quando senza volerlo mi sono imbattuto in una delle mie prime creature virtuali: il sito personale che l’ateneo ci consentiva di tenere sul nostro spazio disco all’interno dei “potenti” server universitari. L’immagine qui sotto era incorporata nell’intestazione: si vede che ho sempre avuto un debole per la figura di un ragazzo affacciato o appoggiato da qualche parte. Quel sito ha festeggiato da poco i suoi primi dieci anni (mica quisquiglie) e ancora sembra giovane ed attuale. Ok, scherzi a parte, riguardandolo mi passano davanti agli occhi un sacco di bei momenti passati ai laboratori di informatica, imbucato in una delle tante stanze piene di computer a fare qualche progetto oppure a leggere i gruppi di discussione. Leggi il resto di In principio era buio

Il treno accessibile

Un paio di giorni fa, dopo tanto (ma proprio tanto) tempo, ho preso un treno italiano (si, ma poi l’ho restituito), vista la concomitanza dello sciopero dei benzinai. Dovevo recarmi in un paesino qui vicino per delle commissioni. Non voglio “sparare sulla croce rossa” e non parlerò quindi male delle Ferrovie dello Stato, ma mi è subito venuto in mente l’ultimo treno su cui ero salito: uno Shinkansen giapponese (una specie di Eurostar) che portava me e la moglie da Kyoto a Tokyo. Lasciamo perdere l’argomento pulizia (da loro alle stazioni principali il treno viene fermato 10 minuti ed un manipolo di signore armate di strofinacci e spolverini tirano a lucido le carrozze prima di farlo ripartire), e non consideriamo la puntualità (se c’è scritto che la corsa parte alle 17 e 34 ed il tuo orologio segna le 17 e 35, senza ombra di dubbio sbaglia quella patacca che ti ritrovi al polso). Parliamo di accessibilità. Leggi il resto di Il treno accessibile

Undici ore di volo

Inauguro oggi una nuova sottocategoria della mia casetta virtuale: quella delle cartoline raccolte nei viaggi fatti in giro per il mondo. Forse lo avevo già scritto da qualche parte, ma quella di viaggiare è una passione che ho sempre avuto sin da piccolo, quando ancora adolescente andai con la gita della chiesa a Lourdes. Era il mio primo viaggio all’estero, ma rimasi affascinato dall’idea di venire a contatto con culture nuove e lingue diverse dalla mia. Di ogni luogo ho conservato una cartolina: a volte solo nella mia mente, a volte in una scatola ben conservata nel ripostiglio. Quella di oggi è spedita dal Giappone. Leggi il resto di Undici ore di volo

Giallo fullo

Continuo la sequenza di articoli sul barcamp (ma come si marca questa parola per renderla accessibile?) di Roma dello scorso fine settimana. L’aneddoto di oggi riguarda, come lascia intuire il titolo, di un piccolo mistero in cui sono incappato appena arrivato al Linux club. Erano circa le 11, quando sul palco della sala principale si apprestava a fare il suo intervento un simpatico ragazzo che parlava di sicurezza nelle applicazioni web. Visto il nutrito capannello di gente davanti al tabellone con i “famosi” post-it, ho chiesto chi fosse la persona sul palco. Il rumore di fondo mi ha fatto capire Francesco Fullo. Leggi il resto di Giallo fullo

Una citazione che conta

Le “quotazioni” di questo mio piccolo appartamento virtuale sembrano essere in netta ripresa dall’inizio dell’anno ad ora: ho ricevuto addirittura una meritevole segnalazione da uno dei blogger che contano, lì fuori: Placida signora, al secolo Mitì Vigliero, ha svelato di avere proprio me nell’elenco dei suoi preferiti. Sono stato inserito nella categoria che effettivamente mi calza a pennello: scienziati e comunicatori. La mia euforia è probabilmente dovuta a quanto diceva Matteo nel suo intervento Il bio-feed intestinale, ovvero al desiderio di sentire che, per qualcuno, esisto. Che in fondo è ciò che muove ognuno di noi, quando si inizia un processo comunicativo. Leggi il resto di Una citazione che conta

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