Non riesco a smettere di ridere pensando al video che ho appena trovato su YouTube: tirando fuori il celeberrimo umorismo inglese, gli abitanti della Gran Bretagna hanno sformato una parodia di come potrebbe essere il mondo con i nuovi occhiali di Google. A pensarci bene, non hanno poi tutti i torti.
Archivio degli articoli in salotto, pagina 29
I miei primi… quattro anni
E così, ridendo e scherzando, oggi celebro già il quarto anniversario della mia partenza dal Belpaese in cerca di nuove mirabolanti avventure. Ricordo ancora come fosse stato la scorsa settimana, il trambusto degli ultimi giorni, il via vai dall’ufficio postale per spedire scatoloni dall’altra parte dell’Atlantico, il commovente saluto sull’uscio di casa con un mio collega di lavoro con il quale avevo passato tre anni di incredibili avventure in ufficio, il ritorno dalla concessionaria a cui avevo venduto la mia fida Toyota Yaris, e la notte insonne prima della partenza. Ricordo anche il tassista che mi portò in aeroporto, al quale accennai della mia avventura e che attaccò con una filippica lunghissima su come lui una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta, che non era favorevole alla fuga dei cervelli e quant’altro. Ricordo il caos in aeroporto per via del maltempo, e l’arrivo a Francoforte dove avrei preso il volo Lufthansa per gli Stati Uniti. Ricordo la lunga attesa alla dogana per l’ispezione dei visti, l’attesa nella stanzetta dove a volte portano i “sospetti” per le perquisizioni, ed il militare che mi prese le impronte digitali. Ricordo infine l’aquila gigante sotto la quale campeggiava la scritta “Welcome to the United States of America” e la mia sensazione di star vivendo un sogno (forse anche per il ritmo sballato delle ore precedenti). Leggi il resto di I miei primi… quattro anni
Il formaggio alla… pecorina
Oramai la notizia ha fatto il giro della rete, ma qualcuno potrebbe essersela persa, quindi la riporto qui per i miei lettori. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha pubblicato, lo scorso Novembre, un bando per un assegno di ricerca presso l’Università di Firenze. Titolo del progetto associato alla borsa di studio: “Dalla pecora al Pecorino: tracciabilità e rintracciabilità di filiera nel settore lattiero caseario toscano”. E fin qui nulla di male. Andando però a spulciare come hanno tradotto in inglese quella frase, si leggeva “From sheep to Doggy Style…” What?!? Quella frase, ritradotta in Italiano, vuol dire Da pecorino a pecorina (intesa come posizione di un atto sessuale). Quando me l’ha segnalato Trap, stentavo a crederci. Sarà una bufala, mi sono detto. Ma rendendomi conto che persino Paolo Attivissimo ed il Corriere Fiorentino ne parlavano, mi sono cascate le braccia. Interessante però che Google sappia come si traduce in inglese la pecorina. Leggi il resto di Il formaggio alla… pecorina
La metropolitana a Roma è anderground
Avevo questa foto sul mio desktop da qualche settimana, l’avevo trovata su un blog che il proprietario, sfortunatamente, non aggiorna più da mesi. Dato che siamo a Venerdì, quale modo migliore per celebrare il fine settimana in arrivo con un po’ di sano umorismo. Che poi in questi casi si ride per non piangere, è un altro discorso 🙁

Viva l’Europa che si sente unita
Quanti anni sono che l’Europa tenta di riunire sotto la stessa bandiera le tante diverse culture che la compongono? Tanti, forse troppi. Il sogno di diventare come l’America o l’India, comunque, mi sembra più che altro un’utopia, se ancora nel 2012 si leggono cose come questa. Se poi aggiungiamo la gente le piccole frange di estremisti che bruciano le bandiere italiane in Sicilia, ed i leghisti che si fanno il parlamento del nord, la frittata è fatta.

Tagliamo le tasse ai ricchi, non ai poveri
In questi giorni, con l’avvio delle primarie nei vari Stati dell’Unione, si riscalda la campagna elettorale per le presidenziali americane del prossimo Novembre. Tra i grandi favoriti del momento c’è Mitt Romney, colui che perse la sfida interna al partito con McCain quattro anni fa. L’altro giorno ascoltavo uno dei tanti dibattiti tra i vari candidati (quello che in Italia cercarono di emulare tristemente ai tempi di Prodi contro Berlusconi al cospetto di Vespa), in cui la parola magica per tutti era il “taglio delle tasse” per le imprese. Romney ha raccontato una bella storiella, che quasi quasi ha convinto anche me 🙂 Leggi il resto di Tagliamo le tasse ai ricchi, non ai poveri
I parrucchieri all’Università di Boston
E poi mi dicono che devo cercare di essere ottimista e pensare che in Italia non va tutto così male come vogliono far crederci i mezzi d’informazione ed i vari gufi della politica. Anche volendo foderarsi gli occhi con dell’ottimo prosciutto di Parma dolce, non si può fare a meno di sentire un brivido lungo la schiena leggendo l’intervista a Gigliola Staffilani, che in Italia avrebbe fatto al massimo la parrucchiera, e che invece gli Stati Uniti hanno accolto a braccia aperte dandole un lavoro importante e ben pagato.
(da Riviera Oggi) Un lavoro di parrucchiera a Martinsicuro il futuro che le era stato prospettato. Insegnante di matematica al Massachusetts Insitute of Technology (Usa) quello che è invece diventata. Segno che quando agli ostacoli e alle difficoltà che la vita inevitabilmente pone lungo il percorso si risponde con tenacia, grinta, impegno e determinazione, si può vincere la partita con il destino.
Quattro anni fa mi sono… consolato
Accidenti come vola il tempo, sono già trascorsi quattro anni da quel 18 Dicembre 2007 quando, dopo aver sostenuto un colloquio con l’addetto del Consolato Americano di Napoli, mi fu assegnato il permesso di soggiorno per varcare i confini della Nazione a stelle e strisce non più come turista ma come residente in pianta stabile 🙂 Ricordo ancora come fosse ieri quei momenti e la topaia di albergo (il più vicino al consolato, chiuso nel frattempo) in cui pernottammo a Mergellina. Già, perché l’iter burocratico durava due giorni: uno per fare tutti gli accertamenti clinici, ed il secondo per firmare una pila di scartoffie e sostenere il colloquio. Erano più o meno le 3 di pomeriggio, la moglie al mio fianco, quando scendevo le scale con in mano un pacco sigillato da consegnare alla dogana ed il passaporto timbrato per il visto temporaneo. In quel momento si voltava pagina, finiva un’epoca e ne cominciava un’altra, piena di incertezze e sfide, ma proprio per questo più affascinante che mai. Ora quel passaporto italiano mi è anche scaduto, e non so neppure se lo rinnoverò, in attesa di avviare le pratiche per ottenere quello con l’aquila imperiale degli Stati Uniti d’America.