due chiacchiere

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I parrucchieri all’Università di Boston

E poi mi dicono che devo cercare di essere ottimista e pensare che in Italia non va tutto così male come vogliono far crederci i mezzi d’informazione ed i vari gufi della politica. Anche volendo foderarsi gli occhi con dell’ottimo prosciutto di Parma dolce, non si può fare a meno di sentire un brivido lungo la schiena leggendo l’intervista a Gigliola Staffilani, che in Italia avrebbe fatto al massimo la parrucchiera, e che invece gli Stati Uniti hanno accolto a braccia aperte dandole un lavoro importante e ben pagato.

(da Riviera Oggi) Un lavoro di parrucchiera a Martinsicuro il futuro che le era stato prospettato. Insegnante di matematica al Massachusetts Insitute of Technology (Usa) quello che è invece diventata. Segno che quando agli ostacoli e alle difficoltà che la vita inevitabilmente pone lungo il percorso si risponde con tenacia, grinta, impegno e determinazione, si può vincere la partita con il destino.

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Caro, vai a camminare il cane

No, non c’è nessun refuso nel titolo qui sopra. Sarebbe la traduzione letterale di dear, go walk the dog. Questa cosa dei verbi che prendono il complemento diretto in Inglese ma non in Italiano, può trarre spesso in inganno, anche perché la regola si applica a seconda del contesto. Se vado a fare due passi con un amico, cammino insieme a lui, non lo sto portando al guinzaglio, quindi dirò I’m taking a walk with a friend of mine, non certo I’m walking my friend. Con l’acqua le cose possono complicarsi ancora di più: se annaffio le piante, I’m watering my plants, ma se l’acqua è per il cane di prima, I’m giving the dog some water. La pratica è l’unica vera amica, in questo caso, che consente di capire quale forma è giusto applicare. Molti sostantivi, in inglese, svolgono anche la funzione di verbo (l’azione di usare quell’oggetto), e Google suppongo ne sia il caso più eclatante: to google something è oramai parte del vocabolario quotidiano americano.

Tutti vincono, con Tophost

Mi sarei aspettato un’accoglienza più calorosa per il mio giveaway natalizio in collaborazione con Tophost. Ma probabilmente la gente era troppo impegnata a preparare tacchini ripieni, a fagocitare panettoni e dolciumi vari, a decorare alberi e mangiatoie, per prestare attenzione a quello che succedeva in rete. E così alla fine il numero di partecipanti è stato inferiore al numero di premi messi in palio: questo vuol dire, come avrai già intuito, che tutti vincono un codice, senza neppure procedere all’estrazione. Come da regolamento, a coloro a cui è stato assegnato un numero da 1 a 10 darò un codice a scadenza 17 Gennaio, agli altri quello con scadenza 7 Febbraio. Dato che alcuni hanno partecipato “per conto” di altri, darò un codice a “lunga conservazione” ad uno ed uno a scadenza breve all’altro 🙂 Giusto per cercare di far contenti un po’ tutti. Il giveaway andrà inoltre avanti ad oltranza, finché tutti i codici non saranno assegnati, quindi se te ne serve uno, lascia pure un commento qui sotto.

Anche i virus sono più grandi, in America

Un cigolio della porta d’ingresso del mio appartamento virtuale mi ricorda che devo mettere un po’ d’olio ai cardini, e mi da il benvenuto in questo 2012 dopo un paio di settimane di vacanze. Che sono iniziate nel migliore dei modi, con la cena di Natale di cui dicevo in precedenza. Peccato che poi un cattivissimo virus, cugino stretto dell’influenza, per la quale mi ero persino vaccinato, abbia deciso di autoinvitarsi e passare con me una buona settimana, facendomi soffrire le pene dell’inferno (si sa che noi maschietti in queste occasioni tendiamo ad esagerare, ma è stato davvero terribile). Il mio naso tappato e la tosse grassa adesso sono gli ultimi strascichi fastidiosi della sua presenza, per i quali proverò il miele con un po’ di polvere di zenzero, come suggeritomi dalla collega indiana con cui condivido il mio ufficio 🙂 Un simpatico effetto collaterale è la voce alla Barry White, che mi dicono essere molto “sexy” al telefono! Ma a parte questo, sono pronto e carico per rimettermi in pari con gli arretrati, rispondere ai commenti, evadere la corrispondenza e quant’altro. Buon 2012 anche a te! Leggi il resto di Anche i virus sono più grandi, in America

Sei anni di chiacchiere

Era una notte buia e tempestosa del 29 Dicembre 2005 quando, dopo giorni di preparativi ed esperimenti, nasceva ufficialmente questa mia piccola dimora virtuale, ed il ragazzo con la testa appoggiata sulle braccia ne diventava l’inquilino in pianta stabile. Ne sono successe di cose in tutto questo tempo: ho ristrutturato l’immobile più volte, ho dato a camu un volto meno infantile, ho conosciuto tanta gente simpatica. Ma soprattutto ho ricevuto più di quanto non abbia dato, ho imparato più di quanto non abbia “insegnato”, grazie ai commenti di coloro che hanno voluto condividere i propri pensieri su queste pagine. Per l’esattezza, più di 13.000 commenti (inclusi i miei), più di 2.000 all’anno in tutto, lasciati a margine dei quasi 1.800 articoli scritti. Grazie per aver creduto in quest’avventura insieme a me.

Me ne vado in vacanza

Dlin dlon. Si avvisano i gentili lettori di questo blog che il sottoscritto tenutario, finalmente, ha deciso di prendersi qualche giorno di ferie. Mi aspetta un bel cenone di Natale da preparare, a base di seppie ripiene, risotto ai funghi ed altre prelibatezze. Butterò di tanto in tanto un occhio sul blog, probabilmente “on the go”, come dicono gli americani, giusto per assicurarmi che facciate i bravi in mia assenza.

Regole rigide per il riciclaggio

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, il comune ci ha mandato il nuovo calendario della raccolta differenziata, in cui sono elencati i turni per la carta, per la plastica, per l’erba e le foglie secche. Già, perché nei suburbs non ci sono i cassonetti pubblici, ma ognuno mette sul ciglio della strada il proprio bidone giorno per giorno, ed un camion passa a svuotarli casa per casa (proprio come si vede nei film). Da noi in genere il Martedì viene ritirata la spazzatura, il Mercoledì foglie, rami secchi ed altri rifiuti organici, mentre i Giovedì si alternano: uno plastica e lattine, uno carta. D’estate la spazzatura viene ritirata due volte alla settimana, per ridurre il problema della puzza, immagino. Così ieri leggevo le istruzioni stampate dietro il calendario, che spiegano cosa si può riciclare e come.

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Quattro anni fa mi sono… consolato

Accidenti come vola il tempo, sono già trascorsi quattro anni da quel 18 Dicembre 2007 quando, dopo aver sostenuto un colloquio con l’addetto del Consolato Americano di Napoli, mi fu assegnato il permesso di soggiorno per varcare i confini della Nazione a stelle e strisce non più come turista ma come residente in pianta stabile 🙂 Ricordo ancora come fosse ieri quei momenti e la topaia di albergo (il più vicino al consolato, chiuso nel frattempo) in cui pernottammo a Mergellina. Già, perché l’iter burocratico durava due giorni: uno per fare tutti gli accertamenti clinici, ed il secondo per firmare una pila di scartoffie e sostenere il colloquio. Erano più o meno le 3 di pomeriggio, la moglie al mio fianco, quando scendevo le scale con in mano un pacco sigillato da consegnare alla dogana ed il passaporto timbrato per il visto temporaneo. In quel momento si voltava pagina, finiva un’epoca e ne cominciava un’altra, piena di incertezze e sfide, ma proprio per questo più affascinante che mai. Ora quel passaporto italiano mi è anche scaduto, e non so neppure se lo rinnoverò, in attesa di avviare le pratiche per ottenere quello con l’aquila imperiale degli Stati Uniti d’America.

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