due chiacchiere

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Occhio alla lingua

Per la lezione d’inglese di oggi, ho trovato un video dove un povero insegnante cerca di insegnare la lingua anglosassone ad una classe di persone provenienti da varie parti del mondo, incluso il tipico italiano con il suo modo di fare spavaldo. Si tratta di un siparietto estratto dalla sitcom inglese Mind your language andata in onda negli anni ’70, ma più che attuale ancora oggi. Per facilitare la comprensione, ho aggiunto la trascrizione sotto. Buona visione.

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Questa macchina qua devi metterla là…

Come sappiamo, le reti social dei nostri tempi hanno di fatto dato un megafono ai tanti tipi strani che popolano questo pianeta, che fino a quel momento non avevo altro pubblico che i loro compagni di classe ed amici del quartiere. E dato che la stragrande maggioranza della comunicazione, almeno fino all’avvento di Instagram e TikTok, è avvenuta dando forma scritta ai propri pensieri, si è alzato il velo sul basso livello culturale di queste persone, principalmente nel corretto uso della sintassi e della grammatica nella propria lingua madre. E se in itaGliano si vedono spesso verbi possessivi senz’acca, in inglese è principalmente la pronuncia di parole simili, anche note come omofone, a trarre in inganno i poveri analfabeti digitali. Sfortunatamente, queste parole a volte mettono il bastone tra le ruote anche a quelli come me che hanno un accento. Ricordo sempre quella volta quando con i miei colleghi si parlava dei fratelli Koch (pronunciato più o meno co-uq), miliardari americani che da sempre sovvenzionano il partito repubblicano. Beh, ti lascio immaginare come ho pronunciato il loro cognome (un po’ come se uno straniero sbagliasse a pronunciare una vocale nominando il Signor Cozzo 😯), e le risate di tutti intorno al tavolo. Questa macchina qua devi metterla là…: Leggi il resto »

I falsi amici di cui non fidarsi

In quasi 14 anni di permanenza sul suolo americano, ho avuto modo di esplorare in lungo e largo le magagne che si nascondono tra le pieghe inesplorate della lingua inglese. Sebbene non abbia perso il mio accento, molti mi dicono oggi che è quasi impercettibile e sono stupiti dalla mia padronanza del vocabolario. Tutto merito, non c’è dubbio, delle solide basi acquisite ai tempi del liceo scientifico in Italia, dove i professori d’inglese prendevano il loro mestiere seriamente. Questo per dirti che se stai imparando una lingua straniera a scuola, prendila sul serio: un giorno potrebbe aprirti un sacco di opportunità. Oggi voglio parlarti dei cosiddetti false friends, parole inglesi che assomigliano spudoratamente a parole italiane, ma che hanno un significato completamente diverso, e sibillinamente traggono in inganno chi le vede in un certo contesto. Per esempio, se a scuola il tuo compagno di classe ha un problema di addiction, non vuol dire che non è bravo a fare le addizioni, ma che ha sviluppato una qualche dipendenza, tipo tv addiction. I falsi amici di cui non fidarsi: Leggi il resto »

L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood

In questi anni di assenza dagli schermi del mio blog, non ho mai smesso di leggere, o più che altro ascoltare, libri, riviste ed altre produzioni letterarie offline. Da quando abbiamo acquistato casa cinque anni fa, il tragitto tra l’interland e New York si è allungato a circa un’ora ad andare e un’ora a tornare, e bisogna trovare il modo di passare il tempo. Dato che per lavoro passo la giornata di fronte ad uno schermo per computer, ho preso l’abitudine di ascoltare audiolibri e podcast per riposare gli occhi per quell’oretta. Oggi voglio parlarti di L’ultimo degli Uomini (Oryx and Crate, in lingua originale), un romanzo del 2003 di Margaret Atwood. Da incallito appassionato del genere distopico, le opere di quest’autrice sono esattamente quello che vado cercando: probabilmente avrai sentito parlare de Il Racconto dell’Ancella, il suo libro più famoso. Non preoccuparti, qui di seguito eviterò di svelarti dettagli che possano rovinarti la sorpresa. L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood: Leggi il resto »

Sintonizzati sull’inglese

L’altro giorno una mia amica insegnante mi ha suggerito di dare un’occhiata al sito di Fergal Kavanagh, docente d’inglese e DJ che ha deciso di unire le sue due passioni in un unico mestiere, o piuttosto in un mestiere unico: far imparare la lingua di Albione tramite le canzoni che tutti conosciamo e balliamo in discoteca. I testi dei nostri autori preferiti sono infatti una fonte inesauribile di spunti per chi vuole scoprire modi di dire, riflettere sulle coniugazioni dei verbi e capire, in fin dei conti, cosa sta dicendo Lady Gaga mentre indossa quegli strampalati vestiti durante i suoi concerti. Fergal organizza tour in giro per le scuole italiane, e se sei (o conosci) un docente, questa potrebbe essere un’occasione d’oro per attirare l’attenzione anche di quegli studenti generalmente poco interessati allo studio delle lingue straniere. Sintonizzati sull’inglese: Leggi il resto »

Fui talmente commosso dal suo candore…

Ma già allora, negli anni febbrili della creazione del nuovo regime (comunista russo, nota mia), quando la nuova ortodossia non si era ancora impadronita di tutta la vita culturale, com’era difficile, anche per noi comunisti occidentali intenderci con un comunista russo sulle questioni più semplici e ovvie. Quant’era difficile, non dico trovarsi d’accordo ma almeno capirsi, dialogare su ciò che la libertà significasse per un uomo dell’Occidente anche operaio. Ricordo di aver cercato un giorno, durante varie ore, di spiegarlo ad una dirigente della casa editrice dello Stato, perché almeno si vergognasse dell’atmosfera d’intimidazione e di avvilimento cui erano sottoposti gli scrittori sovietici. Fui talmente commosso dal suo candore…: Leggi il resto »

L’arancia petulante c’insegna l’inglese

Da qualche tempo sono diventato un grande appassionato di una serie che va in onda solo su YouTube ed ha come protagonista un’arancia parlante. Una annoying orange, il cui passatempo preferito è quello di prendere in giro il legume o la frutta di turno sul ripiano della cucina. Una serie che certamente non propone nulla di culturalmente valido, ma interessante dal punto di vista di chi vuole spingersi nei meandri dell’inglese che i libri di scuola non insegneranno mai: i vicoli oscuri delle frasi gergali, dello slang spesso copiato persino in Italia. L’ispirazione per l’intervento di oggi mi è venuta dai commenti a margine della precedente lezione, in cui Francesco evidenziava alcuni strafalcioni di chi l’inglese lo mastica appena eppure pretende di sentirsi un madrelingua (Volunia, anyone?). L’arancia petulante c’insegna l’inglese: Leggi il resto »

Gli errori comuni in inglese

Questa lezione ce l’ho tra le bozze da inizio Dicembre dell’anno scorso, ed il povero Linguandre che con tanto entusiasmo aveva accettato di contribuire in qualità di esperto dell’argomento, deve aver probabilmente perso ogni speranza di vedere le sue sudate carte apparire su queste pagine 🙂 Ma come dico sempre a tutti quelli che mi scrivono, con me basta solo avere pazienza (a volta davvero tanta), sono lento come un bradipo ma prima o poi rispondo.

Il buon Linguandre mi ha aiutato ad elaborare l’argomento dei tipici errori che noi italiani facciamo quando cerchiamo, in tutta fretta, di abbozzare una frase in inglese di fronte alla turista belloccia che ci chiede informazioni. Perché la differenza tra un presente ed un futuro usato al posto giusto, può radicalmente cambiare l’impressione che il nostro interlocutore si farà di noi. Gli errori comuni in inglese: Leggi il resto »