La stagione dei pomodori è finita da qualche settimana, l’orto del suocero quest’anno ha prodotto giusto un paio di chili di ciliegini ed insalatari, per via della stagione calda non particolarmente propizia. Alla fine sono rimasti vari grappoli di pomodorini non maturi, che ho deciso di raccogliere e conservare sott’olio. Chi mi conosce bene, sa quanto ami tutto ciò che è legato all’aceto: dalla giardiniera alle cipolline, dai carciofini alle melanzane. Era un esperimento che non avevo mai tentato, ma a giudicare dai risultati è andato meglio del previsto. La preparazione è veramente semplice e non richiede alcun tipo di destrezza ai fornelli: l’unica cosa che serve è un po’ di pazienza per poter assaggiare il risultato delle proprie fatiche. Leggi il resto di Pomodori verdi sott’olio
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Giornata mondiale dell’usabilità
Ovviamente l’Italia non partecipa in alcun modo a questa manifestazione a livello planetario. Forse da quelle parti siete troppo impegnati a chiedervi cosa dirà Ruby ora che è maggiorenne, e cose del genere. Nel frattempo il resto del mondo celebra la giornata (o meglio la settimana) mondiale sull’usabilità. Per farti allenare un po’ con l’inglese, ti lascio la descrizione originale qui di seguito.
It’s about making our world work better. It’s about “Making Life Easy” and user friendly. Technology today is too hard to use. A cell phone should be as easy to access as a doorknob. In order to humanize a world that uses technology as an infrastructure for education, healthcare, transportation, government, communication, entertainment, work and other areas, we must develop these technologies in a way that serves people first…
Raccogliti le tue zucche
Come anche altri miei colleghi blogger espatriati in America hanno già ricordato, qui in America in questo periodo dell’anno si scatena la “febbre” per le zucche: da usare nelle torte, da esporre come decorazione sull’uscio di casa, come bersaglio di improvvisate gare di “spacca la zucca” e via dicendo. Anche noi non potevamo sottrarci a quest’usanza, e così lo scorso fine settimana ci siamo fatti quasi 50 chilometri in macchina per raggiungere una fattoria al confine con la Pennsylvania dove, in un campo sterminato, ognuno può raccogliersi le proprie zucche, e poi pagarle all’uscita in base al peso. Leggi il resto di Raccogliti le tue zucche
Terzigno come New York
Leggo sul Corriere che la situazione dei rifiuti a Napoli continua a degenerare. E non mi pare di vedere una soluzione pacifica e definitiva all’orizzonte, da parte dei politici e dei cittadini. Allora forse bisognerebbe guardare a come risolvono il problema all’estero, e cercare di far lo stesso in Italia. Gli Americani, spesso denigrati per il loro consumismo sfrenato e gli altri mille difetti che possono avere (ma chi è senza peccato scagli la prima pietra), in quest’occasione offrono un interessante spunto di riflessione: New York genera qualcosa come 12 mila tonnellate di spazzatura al giorno (stando a quello che dice Wikipedia). Smaltire quest’enorme quantità di rifiuti non è un giochetto da ragazzi, eppure camminando per le vie della metropoli, è sempre tutto pulito ed i cestini della spazzatura quasi vuoti. Leggi il resto di Terzigno come New York
Jack e la lanterna di Halloween
Più volte avevo sentito nominare un tale chiamato Jack O’Lantern qui in America, specialmente nel periodo di Halloween. Non mi ero mai però posto il problema di saperne di più e di capire chi fosse, pensando si trattasse di uno dei tanti mostri inventati che in questi giorni spuntano ovunque, persino nei centri commerciali. Ed invece c’ha pensato quell’acculturata di Placida Signora a raccontarmi l’intera storia di quest’insolito personaggio. Per la serie “non si finisce mai d’imparare” 🙂 Almeno adesso non farò più la figura dell’ignorante quando i miei vicini di casa parleranno del buon vecchio Jack. Grazie, Mitì!
Lo spelling americano con i nomi
In Italiano, quando dobbiamo scandire una parola lettera per lettera (o come direbbero gli inglesi, quando ci viene chiesto di farne lo spelling), siamo soliti usare i nomi di città: la T di Torino, la D di Domodossola, la C di Como e via dicendo. Arrivando negli Stati Uniti, una delle prime difficoltà che ci si trova davanti è il diverso sistema usato qui per scandire le parole. Specialmente all’inizio quando la pronuncia è ancora quella che è, lo spelling è una pratica più necessaria che utile, per farsi capire. Qui, al posto delle città, usano i nomi di persona. E fin qui nulla di complicato, se non che bisogna conoscere sufficienti nomi inglesi per coprire l’intero alfabeto 🙂 Oggi voglio allora darti una mano elencando i nomi che uso io, invitandoti a suggerirmi qualcosa di meglio, se anche tu hai dovuto affrontare la penosa pratica dello spelling. Leggi il resto di Lo spelling americano con i nomi
WordPress sta per essere congelato
Quando gli sviluppatori di un programma decidono di essere pronti a rilasciarne una nuova versione, in gergo si dice che fanno un “congelamento del codice”, una specie di moratoria dove è fatto divieto di aggiungere nuove funzionalità, e ci si concentra esclusivamente sul rifinire quelle esistenti. Questo è quanto sta per accadere per WordPress 3.1, l’ultimo nato in casa Automattic, che si prepara al suo debutto in società. Vediamo allora cosa ci aspetta in questa nuova fantascientifica release. Leggi il resto di WordPress sta per essere congelato
Abbiamo i fantasmi in casa
Halloween, non c’è dubbio, è una tradizione radicata fortemente nella cultura americana (non come la versione annacquata e commerciale che sta prendendo piede in Italia), e tutti in un modo o in un altro vi prendono parte. Così all’università dove lavoro io, i professori attaccano fantasmini o cappelli da strega fuori dalla loro porta, nel paesello dove abitiamo spuntano scheletri dai prati di fronte alle case della gente, dietro le finestre oscuri mostri scrutano i passanti, sulle scalinate le zucche e gli spaventapasseri accolgono gli ospiti, e via dicendo. L’altra mattina, tornando a casa, la moglie ha trovato un sacchetto di carta sull’uscio, con un foglio attaccato sopra: you have been ghosted. Le poche righe spiegano, in breve, che un vicino rigorosamente anonimo ci ha “prescelto”, lasciando nel sacchetto dolcetti e giochini vari. Il nostro compito è di non interrompere la catena, attaccando un fantasmino alla nostra porta d’ingresso (per segnalare che siamo già stati ghosted) e fare a nostra volta lo stesso con un altro vicino: lasciare un pacchetto, suonare il campanello e scappare 🙂 Non è da amare solo solo per queste cose, l’America? Leggi il resto di Abbiamo i fantasmi in casa