Quest’immagine l’avevo salvata sul mio desktop qualche mese fa, pescata da un blog che adesso non riesco più a rintracciare che nei commenti qui di seguito m’hanno fatto ricordare 🙂

Quest’immagine l’avevo salvata sul mio desktop qualche mese fa, pescata da un blog che adesso non riesco più a rintracciare che nei commenti qui di seguito m’hanno fatto ricordare 🙂

Sin da quando questo blog è nato, sono sempre stato “fissato” con la corretta marcatura semantica dei contenuti. Per carità, nulla di particolarmente complesso: mi piace semplicemente marcare gli acronimi come tali (dandone, quando possibile, la dicitura estesa), le parole in lingua straniera (anche se ho rinunciato oramai a marcare web, link e blog, ad esempio), le abbreviazioni ed avvisare il lettore che una pagina a cui faccio riferimento è in una lingua straniera (con l’attributo HREFLANG). Oltre ovviamente a fornire una descrizione di senso compiuto per ogni articolo ed una manciata di parole chiave, non particolarmente ottimizzate per la SERP (lo ammetto quello non è stato mai il mio mestiere). Sono tutti piccoli accorgimenti che colgono i famosi due piccioni con una fava: rendere le pagine più accessibili, e far contento Google. Già, perché una cosa di cui sarò sempre convinto è che maggiore accessibilità implica miglior search engine optimization, sempre. E chi dice che investire in accessibilità è solo tempo e soldi buttati, si sbaglia di grosso. Leggi il resto di Marcare correttamente i contenuti
Da Settembre 2009 ad oggi, il mio piccolo aiutante di Akismet, un plugin che ho pubblicato in collaborazione con BigThink.it qualche mese fa, ha ridotto del 90% i commenti di spam che infestano questo blog 🙂 Non male per un accrocchio di una manciata di righe di codice. Si è trattato di un esperimento condotto con metodi spartani (il plugin non dispone di un pannello di configurazione “carino”, ahimè) ma che sembra aver dato i suoi buoni frutti. Analizzando il grafico di Akismet, ho notato che è molto efficace contro gli attacchi in un breve lasso di tempo, che poi sono le classiche “ondate” di spam a cui assistiamo di tanto in tanto.

Solo chi ha superato la soglia degli ‘enta, mi rendo conto, ha potuto apprezzare all’epoca direttamente sullo schermo di un cinema, uno dei capolavori americani della fantascienza: Terminator. In cui il mitico governatore della California, all’epoca tutto muscoli e mascella, in una scena diceva al nemico di turno talk to the hand. Un modo di dire che non s’usa più, ma che all’epoca voleva intendere qualcosa tipo “non ho voglia di starti a sentire in questo momento, quindi se proprio vuoi continuare a parlare, dialoga con la mia mano” 🙂 Ed oggi proprio dei modi di dire (sayings, appunto) voglio parlare nel mio appuntamento periodico con l’inglese. Rimanendo in tema di chiacchiere, se vuoi lasciar intendere al tuo interlocutore di togliersi dalle scatole, dopo avergli gentilmente detto di interloquire con la tua mano, gli dirai get lost, o se proprio l’irritazione ha raggiunto il limite, go to hell. L’inferno, specificatamente, è un intercalare rafforzativo che troviamo in altre espressioni: shut the hell up, what the hell are you doing (o la versione politically correct, what the heck are you doing). Leggi il resto di Parla con la mia mano
La festa degli innamorati che si celebra oggi, oramai lo sanno anche i sassi, è più che altro un espediente commerciale per vendere cioccolatini e qualsiasi-oggetto-ti-venga-in-mente a forma di cuore. Come in tutte queste occasioni (festa della donna, festa della mamma, ecc), chi si vuole davvero bene non lo fa certo un solo giorno all’anno. Anzi, sorprendere il proprio partner in un giorno qualunque ha un effetto ancora più speciale. E ti darà qualche chance extra di passare ore piacevoli con la persona che ami. Il titolo suggerisce già in parte lo scopo di questo articolo: “analizzare” i piatti della cena romantica dal punto di vista, oserei dire, strettamente chimico. Perché le portate afrodisiache esistono davvero, basta saperle scegliere e preparare. Leggi il resto di I ricostituenti di San Valentino
Forse non tutti sanno che la cucina popolare di un tempo era quasi sempre improntata ad una frugalità dovuta ad una povertà che affliggeva buona parte delle famiglie, fatta eccezione per il clero, per la nobiltà e per i facoltosi proprietari terrieri. I più anziani ricorderanno che per utilizzare i resti del pane secco, vi era “la pappa col pomodoro” oppure “il pan cotto” in acqua calda con una foglia di alloro, un pizzico di sale ed appena qualche goccia di condimento. Quindi figuriamoci il pesce: era un alimento che ci si poteva permettere solo nelle grandi occasioni, e solo se l’annata era stata buona ed il raccolto sufficiente. Ecco dunque nascere pietanze sostitutive quali “la gallina finta” (a quei tempi anche il mangiare un pollo era un desiderio irrealizzabile) o il cosiddetto “pesce d’uovo” creato dalla fertile inventiva delle nostre antenate. Una sfiziosa ricetta per un San Valentino a lume di candela… Leggi il resto di Il pesce d’uovo alla siciliana
Terza ed ultimo appuntamento con l’angolo del sesso spiegato attraverso le penne biro. Per allietare ancora una volta il tuo venerdì! Ti ricordo che se vuoi puoi andare alle puntate precedenti usando il comodo menù di navigazione qui a fianco. L’ultimo riquadro l’ho aggiunto io, in seguito allo stupendo suggerimento di Caigo.

Ho già esposto in varie occasioni il mio pensiero riguardo al recente incontro di Copenaghen tra i grandi della Terra per discutere dei cambiamenti climatici e del futuro del nostro pianeta. Un articolo apparso sul Guardian (autorevole giornale britannico), noto per le sue prese di posizione critiche e certo non asservite al “potere” di turno, m’ha fatto riflettere su quello che è successo in quell’occasione. Consolidando ancora di più le mie convinzioni che gli Stati Uniti, da molti additati come coloro che non fanno mai abbastanza, non sono più la fonte di molti mali come ci vogliono far credere. Abbiamo un nuovo gigante economico, una potenza mondiale che deve iniziare a prendersi le sue responsabilità: la Cina. Perché non si può pretendere che l’occidente “strozzi” le proprie aziende con rigidi vincoli, quando alla Cina viene lasciata libertà assoluta di inquinare come e quando vuole. Se vogliamo salvare il mondo, ognuno deve fare la sua parte. Eccoti alcuni passaggi del lungo articolo del Guardian qui di seguito. Leggi il resto di Il disastro di Copenaghen