La maggioranza degli addetti ai lavori, nel campo dello sviluppo web, ammettiamolo, siamo ossessionati dal Pagerank di Google, o per lo meno non disdegniamo di buttarvi un’occhiata furtiva di tanto in tanto. L’algoritmo di Mountain View è oramai radicalmente cambiato, adattandosi al nuovo web “liquido” che cambia continuamente, e del pagerank originale rimane probabilmente soltanto la fama e poco più. Specialmente perché i cervelli della grande G hanno voluto porre rimedio allo spam di collegamenti che l’idea alla base del pagerank aveva fatto fiorire. Io stesso, posso ammetterlo, ho ceduto alle lusinghe economiche (roba da 100 dollari al mese) di chi mi chiedeva di inserire un collegamento al suo sito su queste pagine. Poi Google se n’è accorto e mi ha portato da 6 a zero nel giro di un paio di settimane. Credo sia stato uno dei periodi più bui dell’esistenza di questo spazio. Leggi il resto di La nuova formula del pagerank
Archivio degli articoli in riflessioni, pagina 6
Anche Apple contro Wikileaks
Se segui questo blog da tempo, sai che in genere non affronto argomenti di attualità, fatta eccezione per alcuni casi specifici (vedi il Rapporto del Censis di qualche settimana fa). Però dopo aver letto che anche Apple s’è messa contro quel “sant’uomo” di Assange (il capoccia di WikiLeaks), mi chiedo come mai nessuno si stia strappando i capelli per questa notizia, in giro per la blogosfera. Quando furono Amazon ed altri a dare un calcio nel popò all’organizzazione che sta rilasciando un sacco di indiscrezioni (utili?) sui vari governi del mondo, tutti a gridare allo scandalo, mentre ora che Steve Jobs si mette di traverso, tutti fanno finta di nulla? C’è qualcosa che non mi torna in questo mondo globalizzato ed informatizzato. La teoria dell’agenda setting colpisce ancora, e tutti siamo vittime.
Altro che associazioni dei consumatori
Qui in America, quando si tratta di “spremere” al massimo la tecnologia, non siamo secondi a nessuno. Il numero di dicembre di Wired ne fornisce un lampante esempio: i forum dei consumatori dove scambiarsi notizie su offerte speciali, coupon e trucchi vari per risparmiare acquistando online. La nuova generazione di consumatori americani, che anziché perdere tempo su Facebook giocando a FarmVille come la controparte italiana, scova sconti strepitosi, gadget in omaggio ed altri affari d’oro. Non a caso il sito più famoso in tal senso da queste parti si chiama Slick Deals, di cui io sono frequentatore abituale. Leggi il resto di Altro che associazioni dei consumatori
Come scrivere titoli migliori
Fare qualcosa, dicevano gli antichi, è sempre meglio di non far nulla. Ma non sempre è così: leggere un articolo che spiega le ultime tecniche sulla famigerata search engine optimization, non serve a niente se poi non le si mette in pratica, concretamente, sui propri siti. Dopo aver sistemato, in maniera più o meno soddisfacente, la questione dell’aspetto grafico del mio blog, è ora di occuparsi dei contenuti. Il mantra che gli addetti ai lavori ci ripetono oramai da anni è che il contenuto è il Re della rete, e che bisogna quindi concentrarsi sul produrre contenuti migliori, specifici e ben organizzati in un contesto preciso. Personalmente, ho sempre ritenuto che questa sia solo una faccia della medaglia: se non hai un contenitore altrettanto ben fatto (usabile, accessibile e fruibile), non hai concluso nulla. Pensa ad esempio ad un cartone del latte che può essere aperto solo con una sega elettrica: dentro ci può essere il miglior latte biologico del mondo, ma non tutti potranno berlo. Leggi il resto di Come scrivere titoli migliori
Il blogroll non serve più
Grazie al mio plugin per le statistiche, sono in grado di monitorare i link in uscita (il link porta ad una soluzione simile con Google Analytics che usavo in precedenza): in questo modo posso capire dove cliccano i visitatori quando decidono di andar via. A dirla tutta, posso tracciare esattamente ogni passaggio, dal loro arrivo (e con che parola chiave su Google, se il caso) fino alla partenza. Pur non facendo di mestiere l’ottimizzatore per motori di ricerca (meglio noti come SEO), una cosa salta all’occhio, guardando i risultati: il blogroll nel menu di navigazione è completamente inutile. Un sospetto che avevo già da qualche tempo, e che adesso mi è stato (ri)confermato dalla triste realtà dei numeri. In fondo, diciamocelo chiaramente, quanti si prendono la briga di andare “oltre” la lettura dell’articolo, quando visitano un blog? Leggi il resto di Il blogroll non serve più
Il portalinux, portale? si, di fandonie
Chi mi segue da un pezzo sa che, in determinate occasioni, il mio alter ego troll esce fuori in maniera dirompente, trasformandomi dal tipico ragazzo che s’incontra per strada, nel mostro verde e tumultuoso dei tempi di Lou Ferrign-ana memoria :). L’argomento che scatena il mio istinto animalesco è in genere sempre lo stesso: Tophost. Come i tori per le vie di Pamplona, appena qualcuno comincia a sparare falsità su questo provider, vedo rosso e non capisco più nulla. Così è capitato che qualche giorno fa ho letto un articolo su Il Portalinux (non metto il link perché non voglio fargli pubblicità) dove il tenutario, un sedicente venticinquenne sistemista, sparava a zero su Tophost. Stando a quanto si dice nell’articolo (che un manipolo di seguaci ha ritwitterato senza neppure pensare ad indagare un briciolo sulla questione) l’errore di WordPress sul limite dei 32 mega, sarebbe da imputare a Tophost. E che lo stesso identico aggiornamento su tutti gli altri provider è andato liscio come l’olio. Così ho lasciato un commento, appositamente un po’ acido per vedere la sua reazione. Che non s’è fatta attendere. Leggi il resto di Il portalinux, portale? si, di fandonie
L’ipertesto ci rende stupidi
Abbiamo iniziato a vedere, la volta scorsa, come i processi mentali chiamati in causa durante la navigazione in rete, stiano di fatto contribuendo a riconfigurare il modo in cui il nostro cervello lavora. Applicazioni come Facebook o Twitter, che estremizzano il concetto di ipertesto, non fanno che accentuare il problema. Perché ogni frase contiene commenti, che a loro volta sono collegati ai rispettivi autori, o rimandano a considerazioni di terzi. Sbriciolando i concetti in tanti piccoli frammenti che il nostro cervello fa sempre più fatica a ricostruire. E non si tratta di semplici osservazioni empiriche: la ricerca continua a dimostrare che le persone che leggono un testo lineare (un libro ma anche un articolo su un blog) comprendono di più, ricordano di più, e imparano di più di quelli che hanno letto un analogo testo costellato di link. Leggi il resto di L’ipertesto ci rende stupidi
Il cervello riconfigurato
Leggevo l’altro giorno un interessante articolo su Wired che spiegava come la rete abbia cambiato il modo di funzionare del nostro cervello, letteralmente. Stando ad un esperimento condotto da un professore americano, la gente assuefatta alla navigazione ipertestuale ha un’attività celebrale molto più marcata dei neofiti che invece non hanno dimestichezza con mouse da cliccare e pagine web. In particolare l’area della corteccia prefrontale, associata con la risoluzione dei problemi ed il dover decidere qualcosa, si accendeva molto più spesso. Mentre sottoponendo i due gruppi alla lettura di un libro od altre attività “lineari”, non si notavano differenze sostanziali. Insomma, il cervello dei vecchi lupi di mare… ehm, del web, si è riconfigurato, cambiando le connessioni tra neuroni, in seguito all’uso di Internet. Leggi il resto di Il cervello riconfigurato