Con i prezzi della benzina sempre abbastanza salati, è normale chiedersi come mai il mondo non segua il modello norvegese, fortemente basato sull’uso di energie rinnovabili, e come mai ancora oggi l’umanità non riesca a liberarsi dagli idrocarburi come fonte di energia per i propri veicoli. Lo sapevi ad esempio che già più di centoventi anni fa in America l’auto più venduta era… elettrica? Io stentavo a crederci, quando ne hanno parlato in un episodio del mio podcast preferito, Freakonomics Radio. Così ho fatto un po’ di ricerca in materia, e sono inciampato in un lungo ma piacevole articolo del Guardian che ripercorreva le avventure della Electrobat, un’automobile ideata da Pedro Salom e Henry Morris, due scienziati appassionati della neonata elettricità in quel di Filadelfia (non il formaggio spalmabile). Eccoti qui di seguito la prima puntata di quest’intrigante storia. Leggi il resto di Le auto più vendute alla fine dell’Ottocento
Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 21
I cartelli elettorali nei paesini americani
Dato che il post di ieri ha fatto terra bruciata intorno al mio blog, e visto che era un po’ che non parlavo di curiosità dal Paese a stelle e strisce, oggi vorrei cambiare tono e farti vedere cosa fanno i candidati per promuoversi qui nei suburbs. Le villette singole e la mancanza di cartelloni stradali riducono drasticamente la superficie fisica dove affiggere manifesti e volantini, come accade negli ambiti più urbani tipici del Belpaese. Al contrario, gli spazi verdi abbondano, e la soluzione è dunque di montare il manifesto plastificato su picchetti di metallo (una specie di telaio) ed infilzarlo nel prato inglese. Questo espediente è usato anche per promuovere eventi, come ad esempio una donazione di sangue organizzata dalla Croce Rossa, o che la casa è in vendita e chi contattare per avere maggiori informazioni. Qui nel New Jersey le primarie si fanno sempre a Giugno, e le elezioni sempre a Novembre in tutta la nazione. Quindi fra qualche settimana le vie del paesello dove abitiamo cominceranno a riempirsi di ogni genere di cartelli elettorali. Leggi il resto di I cartelli elettorali nei paesini americani
Mamma, ho preso la… tigna della pelle
Come ho già detto un paio di volte, collaboriamo con un’associazione che si occupa di accudire cani e gatti abbandonati. Per ovviare alla mancanza di spazio nei loro locali, hanno chiesto aiuto alla comunità, e così ci siamo fatti avanti per accudire queste birbe fino a quando non vengono adottati definitivamente. Dell’ultimo gruppo che ci hanno affidato (mamma e cinque neonati), solo Dandy ce l’ha fatta, ed ora continua a crescere pieno di energia, sempre pronto ad aggrapparsi ed arrampicarsi sulla gamba del sottoscritto appena mi avvicino. Tant’è che l’ho soprannominato “il signor Messner”, per la sua grinta scalatoria inarrestabile 😁. Sfortunatamente mamma Mimì la scorsa settimana ha mostrato i primi segni di una malattia che in realtà non conoscevo, la tigna della pelle, e quindi abbiamo dovuto mettere entrambi in lockdown nel bagno. Stando alle indicazioni del veterinario, vi dovranno passare le prossime cinque settimane, facendo una scrupolosa pulizia quotidiana di coperte e lettino, ciotole varie, e vaschetta per i bisognini. Leggi il resto di Mamma, ho preso la… tigna della pelle
Dimmi cosa vedi e ti dirò chi sei
Mentre i più fortunati si godono gli ultimi scampoli di vacanze prima del rientro definitivo, in molti hanno già ripreso le regolari attività lavorative (e qui in America anche quelle scolastiche). Allora oggi vorrei condividere uno di quei test psicologici che si fanno sotto l’ombrellone, un modo come un altro per dare un sapore meno amaro a quest’estate che se ne va.
Prova ad osservare il disegno qui di seguito per qualche secondo, e fai attenzione alla prima cosa che vedi. Perché svelerà la tua propensione al tradimento. Leggi il resto di Dimmi cosa vedi e ti dirò chi sei
Anch’io sto con Sanna Marin
Passano gli anni, ma la mentalità di tante persone non cambia mai. Era l’estate del 2009 quando commentavo la “notizia” (le virgolette sono d’obbligo) apparsa su alcuni quotidiani italiani, secondo cui la gente s’indignava perché l’allora ministra Carfagna aveva osato presentarsi al mare, udite udite, in costume da bagno! Però poi la stessa gente protestava per le piazze a difesa delle donne afgane costrette ad indossare i famigerati burqa dai talebani che erano stati al potere fino a qualche anno prima. La storia sembra ripetersi tredici anni dopo, questa volta a livello europeo, dopo che la stampa ha fatto circolare un video in cui la prima ministra (si dice così?) finlandese, Sanna Marin, balla e si diverte ad una festa con amici. Ma siamo davvero così confusi e bacchettoni, se c’indignamo per qualcosa del genere? Non ci sono droghe, non c’è violenza, non c’è promozione di attività illegali di alcun genere. C’è solo una ragazza che balla, e che trasmette un senso di positività e semplicità alla sua nazione. I politici non vanno giudicati da come ballano, ma da come guidano il proprio Paese. E la Marin, tra politiche per combattere il cambiamento climatico e per rinforzare il sistema pensionistico finlandese, ha fatto meglio di tanti parrucconi mummificati. Leggi il resto di Anch’io sto con Sanna Marin
Buon compleanno, vecchio bacucco
E così anche per quest’anno il compleanno s’è fatto (ieri, per i pignoli). Per la prima volta ho la percezione che il tempo stia passando e io forse non lo sto sfruttando come vorrei. Sono consapevole del fatto che il fisico sodo senza sforzi ha ceduto un po’ alla forza di gravità, complice anche la sedentarietà di questi ultimi due anni. Qualche capello bianco mi fa sognare di poter diventare, prima o poi, un emulo di Richard Gere. Ma nonostante tutto questo mi sento più maturo. Mi vesto meglio, mi comporto meglio, sono più capace di dire “si” e “no”, sono più sicuro di me, sono riuscito a mettere da parte quella timidezza e pacatezza cronica che mi ha sempre accompagnato. Ho fatto un lungo percorso interno ed esterno che mi ha portato ad essere quello che sono ora. E credo per la prima volta di avere la percezione del futuro non come una cosa che accadrà ma come qualcosa che devo fare accadere in qualche modo. Come qualcosa che man mano si accorcia rispetto al passato. Leggi il resto di Buon compleanno, vecchio bacucco
Buon viaggio, piccoli mici
Come forse ricorderai, da tempo lavoriamo con la locale associazione che si occupa di accudire cani e gatti abbandonati, che ci assegna alcuni di questi poveri animali in affidamento temporaneo, mentre aspettano di trovare qualcuno che li adotti. Non appena siamo rientrati dalle vacanze, la direttrice ci ha subito chiamato per sapere se eravamo disponibili a prendere una mamma e cinque neonati di circa una settimana. Finora ci avevano dato micetti di un mese o più, già svezzati ed abituati a fare i bisognini nella sabbietta per conto proprio, quindi questa era una nuova sfida in casa Camu. La responsabile ci ha detto che sarebbe stata una passeggiata: “La mamma si occuperà di tutto, li farà mangiare, li pulirà, li riscalderà. Voi dovete solo darle da mangiare e pulire qualche incidente di percorso. Toccate i piccoli il meno possibile, pesateli ogni paio di giorni e lasciate che la natura faccia il suo corso”. Leggi il resto di Buon viaggio, piccoli mici
Le prime impressioni dopo un mese
E così zitto zitto è già passato un mese e spicci da quando ho iniziato il mio nuovo capitolo lavorativo all’Università della California. Se dovessi riassumere i miei pensieri in una sola frase, al momento sarebbe di sicuro che mi pento soltanto di non aver fatto questa scelta prima. Ma d’altronde, fino a qualche tempo fa l’idea di lavorare in smart working, come lo chiamate voi in Italia, non era neppure concepibile in buona parte del panorama lavorativo americano. Quindi sono contento di vedere che, mettendo da parte per un attimo gli sconvolgimenti epocali che ha prodotto in ogni settore, la pandemia abbia creato le condizioni ideali perché quest’idea potesse diventare realtà. Chiaramente il fatto di lavorare da casa non è l’unico beneficio che sto imparando ad apprezzare: rispetto all’università di New York dov’ero prima, la cultura aziendale del mio nuovo datore di lavoro è molto più attenta al benessere dei dipendenti. Per esempio, qualche anno fa hanno implementato un programma chiamato STEP, che in sostanza incoraggia il capufficio a mantenere un dialogo costante con i suoi subordinati, ed affrontare eventuali situazioni di difficoltà e disagio in maniera aperta e collaborativa. Leggi il resto di Le prime impressioni dopo un mese