due chiacchiere

Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 22

Voglio raccontarti una storia

Oggi voglio condividere le parole che Laurie Anderson ha scritto su un muro della sua mostra in un museo di Washington, D.C. che abbiamo visitato durante il nostro viaggio qualche mese fa. Parole che si leggono tutte d’un fiato sotto l’ombrellone, mentre la brezza trasporta la mente in mondi lontani e pieni di sensazioni ricche ed intense.

Voglio raccontarti la storia di una storia. Che comincia all’incirca nel periodo in cui ho scoperto che la maggior parte degli adulti non ha idea di cosa stia parlando. Era il centro dell’estate, io avevo dodici anni. Ero il tipo di ragazza che voleva sempre mettersi in mostra. Ho sette fratelli e sorelle, e mi perdevo sempre tra la folla. Avrei fatto qualsiasi cosa per ottenere un po’ d’attenzione. Così un giorno, mentre ero in piscina, decisi di fare un tuffo dal trampolino più alto. Il tipo di tuffo in cui ti senti per qualche istante magicamente sospesa a mezz’aria. E tutti ti guardano ed esclamano stupiti “Guarda com’è incredibile, stupenda!”

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Finalmente qualche giorno di vacanza

Breve comunicazione di servizio per avvisare i naviganti che il sottoscritto e l’allegra camufamiglia hanno deciso d’imbarcarsi su un aereo dopo quattro anni, in direzione Florida. Da quando è cominciata la pandemia, abbiamo fatto soltanto viaggi in auto, perché a me l’idea di stare chiuso per qualche ora in un tubo di metallo pieno di possibili infetti non è che mi sconfinferava più di tanto. Ma ora che il virus è praticamente diventato endemico, abbiamo deciso di farci coraggio e di affrontare quest’avventura. Ci dirigeremo verso la parte dello stato dei raggi di soli chiamata Panhandle, letteralmente manico della padella, al confine con l’Alabama, dove speriamo di poterci crogiolare per qualche giorno sulle sabbie finissime del Golfo del Messico. Ma non preoccuparti, le trasmissioni su queste pagine continueranno ininterrotte, anche grazie alla possibilità di programmare qualche post in anticipo. Buone ferie a tutti!

Gli operatori di telefonia americani

Dopo aver esplorato in lungo e largo le varie catene della distribuzione e della ristorazione americana, vorrei allargare un po’ il raggio d’azione ad altri settori e servizi. L’obiettivo rimane sempre quello di fornire qualche informazione utile a coloro che si accingono a visitare il Paese a stelle e strisce per turismo o per lavoro. Oggigiorno una cosa a cui non si può assolutamente rinunciare è il telefonino. Non so come funzionino le cose con gli operatori italiani quando si viaggia all’estero, ma qui il conto diventa salato molto in fretta se si cerca di fare una telefonata in roaming fuori dal territorio nazionale. Per questo, ogni volta che andiamo in Italia, metto da parte la mia schedina americana e ne compro una locale, giusto per avere la possibilità di usare i dati e fare telefonate con Whatsapp all’occorrenza (in modo che il mio “numero” non cambia). Così, supponendo che se vieni in viaggio a New York tu abbia la stessa esigenza, eccoti un elenco dei principali operatori (carriers) di telefonia mobile nazionali. Leggi il resto di Gli operatori di telefonia americani

Il credit score americano per il mutuo

Già ne avevo parlato nel lontano 2011, ma come dicevano gli antichi romani, repetita iuvant, no? Mi riferisco al concetto del “punteggio del credito” che ogni cittadino americano si ritrova assegnato dagli istituti di credito in una banca dati nazionale. Un numero che rappresenta la capacità di un debitore di far fronte ai propri impegni finanziari, in base alla sua storia creditizia. La banca dati ha una memoria da elefante, e conosce tutto, ma proprio tutto, della tua situazione economica: quante carte di credito hai attive, quanti fidi, l’ammontare del tuo mutuo e del tuo stipendio, quante volte hai fatto domanda per aprire linee di credito, e via dicendo. Il famigerato numerino va da 300 (persona inaffidabile) a 850 (Paperon de’ Paperoni), con la maggior parte degli americani situati intorno ai 600 punti. Leggi il resto di Il credit score americano per il mutuo

La segnaletica stradale americana

Gli americani, si sa, hanno la fissazione di doversi distinguersi dal resto del mondo in ogni aspetto della vita quotidiana. Qui le distanze non si misurano in centimetri e kilometri come nella maggior parte del mondo, ma in pollici e miglia; le date si scrivono la contrario, con il mese prima del giorno (per la felicità di chi deve programmare tutti i sistemi americani); le ore si contano con il suffisso “am” e “pm”, invece che avere un orario fatto di 24 ore come Dio comanda. Potrei continuare quest’elenco ancora per un po’, ma oggi vorrei soffermarmi sulla segnaletica stradale, e scrivere un post che possa essere utile ai turisti che si accingono a noleggiare un’automobile nel Paese a stelle e strisce. Perché a parte lo STOP, la maggior parte degli altri cartelli sono, ancora una volta, completamente diversi dal resto del mondo. Leggi il resto di La segnaletica stradale americana

Costco, il negozio dove tutto è più grande

Ricordo quando abitavamo in Toscana, c’era un mercatone chiamato La Metro, se non erro riservato a coloro che avessero una partita iva, dove era possibile comprare prodotti all’ingrosso. All’epoca non ebbi mai il piacere di visitare quel negozio, ma è quello a cui penso ogni volta che varco la soglia di Costco, il supermercato all’ingrosso americano per eccellenza. Sunshine ci va un paio di volte al mese (specialmente con questo caro prezzi!) a comprare carne e frutta, che onestamente sono di qualità spesso migliore (a parità di prezzo) di quella che trovi allo ShopRite. E così, dopo averti portato a mangiare nei vari fast food del Paese a stelle e strisce, mi è venuta l’idea di tornare ad esplorare altre catene della grande distribuzione. Costco è relativamente giovane, nato soltanto agli inizi degli anni ’80 con il nome Kirkland, il che spiega perché i prodotti “non di marca” che vendono, sono commercializzati sotto questo marchio. Apprendo da Wikipedia che hanno punti vendita persino in Francia e Spagna (chissà perché non in Italia), per un totale di circa 800 sparsi per il resto del mondo. Leggi il resto di Costco, il negozio dove tutto è più grande

Chi si ricorda la mappa della blogosfera?

Oramai da mesi ho finito di fare il grosso della pulizia tra i collegamenti rotti del blog, ma ancora di tanto in tanto ne sbuca qualcuno nell’elenco generato dal plugin che tiene la situazione sotto controllo. L’altro giorno, ad esempio, mi ha segnalato questo post del 2010, in cui parlavo dell’ennesima mappa autoreferenziale della blogosfera italiana, generata da Vincenzo Cosenza. Con mia grande sorpresa, ho scoperto che quel sito è ancora attivo e conserva la versione originale della mappa in questione. Erano i tempi di Blogbabel, delle barrette di Liquida installate in cima ai blog come simbolo di appartenenza ad una tribù elitaria e sofisticata, degli antipixel di Alexa e soci nel piè di pagina, dei Barcamp organizzati in giro per l’Italia da entusiasti di tutte le età. Che ne sanno oggi i giovani inebriati dalle effimere danze di Tik Tok e dai filtri di Snapchat, inondati da un feed disumano creato da algoritmi intelligenti che provano a venderci idee e prodotti di ogni tipo. Quelle mappe, tanto riverite quanto discusse, erano il simbolo di un cambiamento culturale, del web partecipativo duepuntozero, di quell’ingenua esaltazione per la novità che ancora non capivamo. Bei tempi, davvero. Leggi il resto di Chi si ricorda la mappa della blogosfera?

Oggi comincia una nuova avventura

Ricordo quel giorno come fosse ieri: era un pomeriggio di fine gennaio del 2008, e stavo sistemando delle cose al computer nel mio mini appartamento da 30 metri quadrati a Pisa quando ricevetti una telefonata dagli Stati Uniti. Era il direttore dell’ufficio comunicazione di un college americano dove avevo inviato il mio curriculum per un posto di lavoro come sviluppatore web. Si trattava del colloquio che avrebbe cambiato la mia esistenza per sempre: la conversazione di circa un’ora, nel mio inglese claudicante, si tramutò in un’offerta di lavoro da lì a pochi giorni. Pochi mesi prima avevo ricevuto il mio permesso di soggiorno (la famigerata green card) per entrare nel Paese a stelle e strisce come residente, non più come semplice turista. Qualche settimana dopo m’imbarcai sull’aereo per cominciare quel nuovo capitolo della mia vita, con un lavoro già in tasca. In questi quattordici anni, pur avendo cambiato ruolo un paio di volte, l’università di New York è stata la mia unica esperienza lavorativa sul suolo americano. Ora è giunto il momento di chiudere questo capitolo e di aprirne uno nuovo. Leggi il resto di Oggi comincia una nuova avventura

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