due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 27

Gli adesivi sui paraurti americani

Mancano ancora tre settimane alle vacanze, lo stress per la caccia al regalo perfetto aumenta, domani esce persino il rapporto del Censis sullo stato del Paese: insomma i motivi per essere giù di tono certo non mancano 🙂 Ecco allora il buon camu pronto a sollevarti il morale con un elenco di frasi prese dagli adesivi che la gente attacca sui paraurti qui in America. Questa è una delle poche cose che ancora il Belpaese mi pare non abbia importato dalla Nazione a stelle e strisce, ma che da queste parti è veramente popolare. Un modo simpatico per comunicare il proprio pensiero a chi ci segue mentre si guida. In questi cinque anni di permanenza sul suolo americano ne ho visti di tutti i tipi, e sono la concretizzazione di quella libertà di espressione tanto cara agli americani. Leggi il resto di Gli adesivi sui paraurti americani

Alla scoperta dei fiori di bach

Una nostra amica ci ha recentemente fatto scoprire la terapia dei fiori di Bach, come rimedio alternativo e totalmente naturale alle classiche medicine che s’ingurgitano quotidianamente per curare questo o quell’acciacco. Personalmente ero all’inizio alquanto scettico (da cocciuto uomo di scienza), ma sto pian piano cambiando idea sulla loro efficacia. Perché la verità è che per quanto siamo bravi ad andare su Marte ed ai confini del sistema solare, ad inventare dispositivi ultracompatti e tutto il resto, ancora non sappiamo praticamente nulla del nostro cervello, e delle interazioni con il nostro corpo. Se la medicina avesse fatto gli stessi passi da gigante della telefonia nell’arco degli ultimi 40 anni, adesso staremmo usando il piccolo scanner di Star Trek per valutare lo stato di salute delle persone, invece che ricorrere a metodi del secolo scorso per cercare aghi in un pagliaio. Dunque nessuno, ad oggi, può certificare la validità di un farmaco o l’inutilità di un estratto di Bach: entrambi gli approcci hanno uguale diritto d’esistere e funzionano, per quanto ne sappiamo. Leggi il resto di Alla scoperta dei fiori di bach

Mcmxc a.d., ritorno alle origini

Da qualche settimana ho riscoperto il mio vecchio account su Last.fm, il servizio gratuito di radio online che all’epoca della tesi usavo come sottofondo musicale per concentrarmi meglio durante le intense sessioni di scrittura. Stamattina sull’autobus riflettevo sulla quasi totale assenza (o sulla mia inettitudine a reperire) su iTunes di podcast musicali che valga la pena ascoltare. Così mi sono chiesto se fosse possibile avere a portata di mano sul proprio dispositivo mobile le stazioni radio di Last.fm. E mentre scandagliavo la rete in cerca di soluzioni, sono inciampato (gli americani direbbero stumbled upon) in una vecchia canzone di Robert Miles, con la quale all’epoca ho consumato intere cassette con il mio Walkman 🙂 Già, perché forse non lo sai, ma dietro il ragazzo quieto e tranquillo con il mento appoggiato sui gomiti, si nasconde un grande fan della musica unz unz, del programma pomeridiano di Albertino su Radio Deejay (chissà se lo fanno ancora), degli Enigma e di Enya. Leggi il resto di Mcmxc a.d., ritorno alle origini

8034 chilometri di differenza

Spero Dario non me ne voglia se copio pari pari il titolo di un suo recente post. In cui mette a confronto due sistemi scolastici, due filosofie di pensiero, due culture: quella di Caivano, piccola comunità a 14 chilometri da Napoli, e quella di Kenosha, ridente paesino ad un centinaio di chilometri da Chicago. Una lunga ed articolata riflessione che m’ha ricordato un commento che Giglio ha lasciato qualche giorno fa su queste pagine, in risposta ad una mia riflessione sulla legislazione italiana che regola il diritto di cittadinanza nel Belpaese. Non metto in dubbio che in Italia “la situazione non sarà rosea, ma neanche così disastrata” come la descrivevo io, e che esistono tante realtà diverse, ognuna con i propri lati positivi e negativi.

Ma quelli che la stampa racconta, sebbene siano da considerare casi estremi, sono comunque tristemente veri, e non degni di un Paese che si vanta di essere una delle potenze più importanti del mondo. D’accordo, anche qui escono storie di sparatorie di studenti, ma poi leggo questi racconti da un’America che la stampa invece non racconta mai, e mi rendo conto di quanto siano lunghi 8034 chilometri.

Una vittoria agrodolce

Così pare che l’abbronzato sarà al timone della barca a stelle e strisce per altri 4 anni. Ieri sera sono andato a letto presto, era stata una giornataccia al lavoro, e non vedevo l’ora di hit the sack, come dicono gli americani. Verso le tre del mattino mi sono svegliato per svuotare la vescica ed ho buttato un’occhiata all’iPhone sul tavolo della cucina per sapere se c’erano novità. Era fatta: 303 grandi elettori per Obama, un centinaio in meno per Romney. Nel mio piccolo avevo contribuito anch’io, qualche ora prima, recandomi al seggio. Penso non dimenticherò mai l’emozione della prima volta, la fila verso la cabina, lo schermo con i pulsanti da pigiare (già, qui è tutto elettronico) accanto ai nomi dei candidati, la gentile e paziente vecchietta che spulciava il librone con tutti i nomi degli aventi diritto per quel seggio (una scuola proprio come si vede nei telefilm). Leggi il resto di Una vittoria agrodolce

Meno speranza, più incertezza

Quattro anni fa di questi tempi la parola HOPE (speranza) sotto il faccione Warholiano di Obama, campeggiava dappertutto. Espressione di un sentimento globale degli americani che auspicavano un radicale cambiamento rispetto alla politica di Bush che in otto anni di presidenza aveva portato il Paese sull’orlo di una… crisi di nervi, con gli attacchi dell’11 Settembre, pesanti guerre, ed una politica economica e fiscale che avrebbe innescato la bolla speculativa ed immobiliare da cui ancora oggi stiamo cercando di uscire. In questi quattro anni, Barack Obama ha messo in campo molte iniziative tipicamente democratiche, dando palate di soldi alla gente per far ripartire l’economia. Leggi il resto di Meno speranza, più incertezza

Italiano a gesti per stranieri

Forse non tutti sanno che gli italiani nel mondo sono famosi non soltanto per la pizza e per Berlusconi (sulla radio pubblica nazionale americana, ancora adesso, è spesso materia di discussione tra i comici), ma anche per il loro linguaggio dei segni articolato e particolare. Specialmente nei primi tempi in cui mi trovavo qui in America, ricordo che mentre per me era naturale gesticolare durante una discussione, per i miei interlocutori era una cosa curiosa ed evidentemente mai vista. Con il tempo ho imparato a tenere le mie mani sotto controllo, adeguandomi alle usanze locali, ma l’altro giorno ho passato qualche momento piacevole leggendo un post del blog dei Pinguini, scoperto da poco, tramite Dario. Leggi il resto di Italiano a gesti per stranieri

Cinque frasi che non ti fanno far carriera

L’altro giorno leggevo un articolo che elencava 10 frasi o parole che, dette in un contesto lavorativo, possono dipingerci negativamente e quindi tagliare le gambe ad un possibile avanzamento di carriera. Probabilmente un intervento più adatto alla cultura americana o giapponese, imperniate intorno al lavoro ed alla produttività, ma utile anche a qualche italiano che stia meditando di fare il grande passo. Già, perché per avere successo, spesso non basta essere bravi nel proprio mestiere, e dimostrare di intendersene: il quadro che dipingiamo di noi stessi quotidianamente con il nostro modo di esprimerci, può dare una cattiva impressione a chi può decidere delle nostre sorti lavorative. Mentre leggevo l’elenco, mi sono reso conto di commettere anch’io alcune delle infrazioni citate, ed ho avuto modo di riflettere su come migliorare quest’aspetto della mia comunicazione. Leggi il resto di Cinque frasi che non ti fanno far carriera

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