due chiacchiere

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In America è tutto grande, anche i virus

Sono a letto da un paio di giorni con un brutto raffreddore, che mi fa sentire tutto indolenzito e debilitato. Per fortuna avevo fatto il vaccino antinfluenzale a Novembre (gentile omaggio del datore di lavoro a tutti i suoi dipendenti). Pare comunque che il ceppo che è venuto fuori a Gennaio sia solo parzialmente coperto dal rimedio intramuscolare (alcune fonti dicono addirittura solo il 33%). E così, mentre il mal di testa mi impedisce di svolgere le più normali attività, mi chiedo a che serva a questo punto iniettarsi qualche microgrammo di mercurio (anche noto come Thimerosal, al centro di tante contestazioni in giro per il mondo), che stando ad alcuni studi dell’Ente americano preposto, è pure lievemente tossico. Vabbé, per quest’anno è fatta, ma l’anno prossimo un bel gesto dell’ombrello al medico curante (che mi ha caldamente suggerito di vaccinarmi) non glielo toglie nessuno.

Non siete Charlie, e neppure io

Riprendo queste parole scritte da Fabrizio Casalino su Facebook ieri. Che condivido pienamente, specialmente quando sono gli Italiani a vantarsi di indossare i panni di Charlie.

Non siete Charlie. E neanche io. Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni. Io no. Voi no. Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene. Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo. O peggio, a messa ci andate. Non siete Charlie.  Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio. Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste. E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa. Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico. Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione. Leggi il resto di Non siete Charlie, e neppure io

South Park, il cartone animato sociale

In ufficio faccio parte di un piccolo gruppetto di persone che si riunisce nell’area pranzo (non saprei se in Italiano questa zona dell’ufficio ha un nome preciso) per chiacchierare del più e del meno. Trattandosi di un gruppo esclusivamente maschile (eh già, come a scuola), in genere l’argomento è pertinente o al sesso o alla televisione. I miei amici, al contrario di me, sono dei cinefili incalliti, e conoscono davvero ogni tipo di programma o film che sia mai andato in onda. Immagino che il fatto che un paio di loro siano single quarantenni contribuisca positivamente al dar loro tutto il tempo che serve per coltivare questo hobby. Uno dei cartoni animati preferiti, la cui dissertazione ha allietato più di un pranzo, è South Park. Io ne guardai alcune puntate quando tentarono di mandarlo in onda in Italia una decina d’anni fa, ma poi non me ne appassionai mai. Per me i Simpsons e i Griffin erano il punto di riferimento. Leggi il resto di South Park, il cartone animato sociale

Ancora troppo poco, cari politici

In questi due anni di assenza dagli schermi blogosferici, qualcosa che non è cambiato per nulla in Italia è l’andamento della situazione politica. Nel lontano Marzo 2013 riprendevo le parole di Alain De Carolis per commentare il risultato elettorale che, in circa 24 mesi ha visto avvicendarsi Bersani, Letta ed infine Renzi alla guida del governo del Paese. Già all’epoca mi chiedevo come mai la gente si stracciasse le vesti per cambiare la legge elettorale in vigore, ed a quanto leggo, la politica non ha mosso un solo dito per adottarne una nuova. Mentre in America il prodotto interno lordo balza al cinque percento, la gente in Italia stenta ad arrivare alla fine del mese. E nei palazzi del potere cosa fanno? Pensano a litigare per l’elezione del nuovo capo dello Stato, o a difendere una riforma del lavoro dai propri stessi compagni di partito. Leggi il resto di Ancora troppo poco, cari politici

Una marea di collegamenti spezzati

Mentre rileggo vecchi articoli del mio blog, un po’ per ricordare com’ero ed un po’ per far pulizia, sto notando che tanti collegamenti, sia negli articoli che soprattutto nei commenti, puntano a siti inesistenti o trasferiti. Chissà come farà il povero algoritmo di Google a dare un senso a questa ragnatela a brandelli che oramai è la blogosfera italica. Nel mio piccolo, vorrei contribuire a ridurre questo problema. Anche perché, pur dopo quasi due anni d’assenza, i motori di ricerca generano ancora circa duemila accessi al giorno al mio blog (ancora adesso, cercando determinate parole chiave, sono al primo posto nei risultati di ricerca di Google). Dopo aver sfoltito i vari Splinder e indirizzi malformati, sono arrivo ad una lista di circa 750 indirizzi da controllare. Leggi il resto di Una marea di collegamenti spezzati

Come far passare il singhiozzo

Stamattina ci siamo svegliati alle nove e mezza, dopo una serata in famiglia a base di piatti sudamericani, prosciutto di Parma, e cosciotto di maiale arrosto che ti si scioglieva in bocca. Il tutto innaffiato con birra, vino e liquori vari. Durante la serata ho imparato un nuovo trucco per far passare il singhiozzo, dato che quelli noti stentavano a funzionare. Si sa che la tradizione popolare è piena di stratagemmi per risolvere questo secolare problema che affligge l’uomo dai tempi della preistoria. Tra i rimedi a me noti ricordo quello di bere sette sorsi d’acqua, o mangiare un cucchiaino di zucchero, o trattenere il respiro per sette secondi, o prendersi uno spavento. Il nuovo trucco per il 2015 è quello di mettersi una cannuccia tra i denti (orizzontale, facendo in modo di mordere il centro della stessa) e poi tentare di bere un bicchiere d’acqua. Il metodo sembra aver sortito l’effetto desiderato, così ho deciso di annotarlo qui su questo diario come riferimento futuro. E tu quali altri sistemi conosci?

E fu sera e fu mattina

La tenacia imperterrita di Caigo e CyberAngel, lo ammetto, ha fatto cedere le mie ultime remore nel tornare su questi schermi dopo quasi due anni di assenza. In realtà è qualche mese che mi ronza in testa l’idea di riaprire questa piccola casetta sperduta nella rete. Come sempre, sono le prime parole quelle più difficili da mettere in fila. Come quando s’incontra una bella ragazza (o un bel ragazzo, s’intende) al bar, e l’attimo in cui ci tocca rompere il ghiaccio sembra durare un’eternità, e spesso fugge via senza che neppure ce ne accorgiamo. E così si finisce per rimandare e rimandare e rimandare, sperando che la prossima volta sia quella buona. Finché non arriva la fine dell’anno, e quindi il momento di stilare una lista di buoni propositi o di risoluzioni per l’anno nuovo che sta per iniziare. Che poi questo coincidesse anche con il decimo anniversario del blog, è stata la goccia che ha fatto pendere la bilancia dal lato giusto… e così eccomi qui. Leggi il resto di E fu sera e fu mattina

Lo spettro dell’undici settembre

Seriously? Questa è stata la prima parola che mi è passata per la testa quando mia moglie mi ha detto ieri sera degli attentati alla maratona di Boston. Ero stato fuori casa tutto il giorno per partecipare ad un convegno, con limitato accesso alla rete anche dal dispositivo mobile, quindi ero all’oscuro di tutto. Abbiamo guardato il telegiornale della sera, e cercato di capirne di più, ma ancora adesso sono tanti i dubbi rimasti senza risposta. Considerando poi che io a Boston dovrei andarci quest’estate per presentare il lavoro del mio gruppo ad una conferenza sullo sviluppo di applicazioni web (cosa che già non è che mi faccia fare i salti di gioia, vista la mia ritrosia a salire su un podio e parlare in inglese ad una platea di un migliaio di persone), ho adesso un motivo in più per star meno tranquillo 🙂 Di sicuro l’America sta attraversando un periodo di grande stress, evidentemente dovuto all’economia zoppicante, che lascia fermentare quell’odio e quel rancore che poi sfociano in queste tragedie inutili. Già, perché dopo che sono state ammazzate tre persone e ferite altre 130, vorrei capire cosa hanno risolto gli attentatori. La vita per questi vigliacchi rimarrà comunque miserabile.

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