due chiacchiere

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Si dirà di loro che non hanno più vino

Il post che sto per scrivere oggi è uno che non avrei mai pensato di pubblicare su queste pagine fino a qualche anno fa. Correva il lontanissimo dicembre 2005 quando condividevo una riflessione che avevo letto tempo addietro sugli ormai estinti gruppi di discussione Usenet, in merito al rapporto di coppia. In quella conversazione, si analizzava la famosa storia delle Nozze di Cana in chiave laica, identificando il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino come il senso del matrimonio vero e proprio. Riporto un passaggio per far capire meglio il contesto:

Scrive Giovanni: “Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva da dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.

Questa frase finale è la chiave di tutto. Il pranzo di nozze è il matrimonio stesso, la vita di coppia, il sodalizio fra un uomo e una donna visto nell’arco di tutta la sua durata. Leggi il resto di Si dirà di loro che non hanno più vino

Badrijani nigvzit, melanzane ripiene dalla Georgia

Esplorare altre culture, specialmente dal punto di vista culinario, è diventata una mia passione ai tempi dell’università. Il primo vero assaggio, si fa per dire, lo ebbi quando uscii dai confini della mia regione sicula, dove ho speso i primi diciottanni della mia vita, in maniera semi-permanente. Avendo deciso di studiare informatica a Pisa, mi ritrovai praticamente da un giorno all’altro a contatto con una cultura (non soltanto culinaria) diversa dalla mia, dal pane sciapo alla cecìna, dal cacciucco alla bistecca alla fiorentina. Per non parlare di tutti i gustosissimi formaggi dell’entroterra toscano che ebbi modo di assaggiare negli anni. Per me fu una vera e propria rivelazione: c’era tutto un mondo culinario là fuori che finora mi era stato negato, e non vedevo l’ora di scoprirlo. Negli anni ho imparato ad apprezzare la cucina internazionale sempre di più. Da buon amante delle melanzane, oggi ti propongo questa ricetta che viene nientepopodimeno che dalla Georgia. Leggi il resto di Badrijani nigvzit, melanzane ripiene dalla Georgia

Questo post mi piace proprio

Qualche settimana fa, Scricciolo ha lasciato un commento suggerendomi di aggiungere un pulsante al mio blog che desse la possibilità agli avventori che si trovano a passare da questo luogo sperduto nella rete, di dire che un determinato post fosse piaciuto, senza necessariamente dover scrivere qualcosa in un commento. Così ne abbiamo parlato con l’omino talebano seduto sulla mia spalla, ed abbiamo deciso che tutto sommato poteva essere un esperimento divertente. Dopo qualche ora passata nel mio laboratorio da scienziato pazzo, ho aggiunto il codice necessario al tema, e dopo varie prove per testare un ventaglio abbastanza articolato di possibili scenari, l’ho pubblicato sul blog. Leggi il resto di Questo post mi piace proprio

Ho donato anche in Italia

Come raccontavo qualche mese fa, da circa un anno e mezzo sono tornato ad essere donatore di sangue, da quando qui in America hanno rimosso la restrizione per noi che abbiamo vissuto in Europa durante il periodo della mucca pazza. Avevo già la prenotazione fatta per metà novembre, ma poi sono dovuto scappare in Italia per la situazione di mia madre, e quindi ho perso l’appuntamento. Ma mica potevo lasciar correre la cosa così, senza far nulla. Ed è lì che l’omino talebano seduto sulla mia spalla mi ha bisbigliato nell’orecchio l’idea d’informarmi se potessi donare al locale centro AVIS del mio paesello. Così mi sono recato nei loro uffici ed ho spiegato la situazione alla segretaria. La quale, naturalmente un po’ sorpresa per questa cosa insolita, è stata gentilissima nello spiegarmi cosa avrei dovuto fare. Leggi il resto di Ho donato anche in Italia

Ciao Daniele, fai buon viaggio

Ho avuto l’onore di incontrare Daniele soltanto virtualmente tramite il suo blog, e ben presto ho imparato ad apprezzare il suo format poetico, con i video in cui leggeva le sue piccole opere ed i commenti sullo stato della società in cui viviamo. Lo avevo persino avuto come ospite su questi schermi quando proposi ai miei lettori di fare gli scambisti della blogosfera e lui decise di partecipare a quest’iniziativa. Ora Daniele non c’è più. Ho ricevuto la notizia (grazie, Giovanni) come un fulmine a ciel sereno, ed ho sentito quella pesantezza nel cuore che si prova quando succedono queste cose inaspettate. Ho già scritto in passato del mio rapporto conflittuale con la morte, che penso sia comune un po’ a tutti in fondo. Specialmente quando ti ricorda che non bisogna mai dare per scontata un’amicizia o una relazione, pensando che tanto durerà per sempre. Al contrario, ogni giorno va assaporato come un qualcosa di speciale, perché alla fine ciò che rimane è, appunto, quello che gli altri ricorderanno di noi. Fai buon viaggio, Daniele, e se puoi, apri un blog da lassù per condividere le tue poesie anche in paradiso.

Oggi l’America volta pagina

Il grande giorno dell’inaugurazione di Donald Trump è finalmente arrivato, ed a dirla tutta non vedo l’ora che questi quattro anni passino in fretta, sempre che si arrivi alla fine del suo mandato. In queste ultime settimane in cui i riflettori hanno definitivamente abbandonato sia Biden che Harris, il duo Trump – Musk (ma il vice presidente non era Vance?) ha catturato l’attenzione del mondo con le loro uscite sempre più fantasiose e prive di un apparente filo logico, di un’agenda di base. In Italia i partiti che si presentano alle elezioni presentano un programma agli elettori, un programma che rappresenta anche un punto di partenza dal quale costruire le alleanze con altri partiti. In America, con Donald Trump, il programma si chiama “come mi son svegliato stamattina”: proprio questa imprevedibilità è la grande incognita del suo mandato, eppure gli elettori lo hanno votato lo stesso, dandogli carta bianca a partire dal momento in cui poggerà la mano su quella Bibbia che suggellerà il suo ruolo di Presidente degli Stati Uniti d’America. Leggi il resto di Oggi l’America volta pagina

Il capolavoro diplomatico di Giorgia

Visto che persino miei amici che generalmente non hanno molta simpatia per Giorgia Meloni hanno ammesso che il nostro Presidente del Consiglio ha fatto un buon lavoro riguardo alla rapida liberazione di Cecilia Sala, non potevo non spendere due parole in merito su questi schermi. Le tempistiche davvero lampo del suo rilascio, ed il coordinamento di Giorgia Meloni con la controparte americana per non autorizzare l’estrazione del prigioniero iraniano Abedini, sono state una dimostrazione straordinaria di abilità diplomatica e leadership da parte del governo italiano. Si, gli americani in questi giorni hanno mugugnato un po’, ma è giusto una sceneggiata per salvare la faccia. Quest’episodio, non c’è alcun dubbio, ha messo in luce non solo l’efficacia di far parlare i fatti, ma anche la capacità di Giorgia di navigare complesse situazioni internazionali con la determinazione e la competenza che non mi pare di vedere in altri capi di stato europei ultimamente. Leggi il resto di Il capolavoro diplomatico di Giorgia

Che futuro stiamo lasciando ai nostri figli?

“Gli scienziati vi hanno avvertito per decenni, perché non avete fatto nulla? Perché le persone sono così egoiste? La mia vita è inutile. Perché dovrei andare a scuola e risparmiare se tanto morirò comunque?” Queste sono le domande che i giovani di oggi si pongono, tra una partita a Fortnite ed una sbirciatina agli ultimi trend su TikTok. Già, perché per loro tanto vale passare la giornata a carpire quella gratificazione immediata, piuttosto che pensare ad un futuro che probabilmente non potranno mai realizzare. Come dici? Pensi che io sia un catastrofista troppo pessimista, e che invece le cose prima o poi volgeranno per il meglio? In realtà, queste considerazioni non sono mie, ma dell’autore di un recente articolo apparso su Collapse 2050, da cui ho tratto le domande di apertura. Sempre più adolescenti, ce lo dicono i giornali, considerano il suicidio per uscire da una situazione che precipita, continua l’editoriale. E l’unica cosa che riusciamo a fare è dispiacerci per loro. Ma non basta. Leggi il resto di Che futuro stiamo lasciando ai nostri figli?

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