due chiacchiere

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Newyorkesi e psichiatri

Le ricerche demografiche continuano a confermarlo: gli abitanti della Grande Mela sono almeno per metà in cura da uno strizzacervelli. Personalmente non riesco a spiegarmi perché. O meglio, mi chiedo come mai uno che abita nella città più famosa del mondo, possa richiedere cure. Si lo so, lo stress qui è particolarmente elevato per i ritmi lavorativi, e la gente si immedesima fin troppo nel proprio lavoro e nei propri doveri, dimenticando un dettaglio trascurabile: vivere la propria vita. E dire che la maggior parte della gente, come traspare anche dalle tante serie televisive ambientate a New York, è intelligente (spesso sopra la media), divertente e benestante. Dunque, che motivo avrebbe di farsi analizzare da uno psicoterapeuta? Leggi il resto di Newyorkesi e psichiatri

La reperibilità mi fa guadagnare?

Nonostante i suoi tanti pregi ed i benefici per il nostro lavoro di professionisti del web, la Reperibilità è sempre fraintesa, o peggio del tutto trascurata. In genere ci lasciamo coinvolgere dalle altre discipline, e così finiamo per non darle importanza. Forse la teniamo a mente, quando sviluppiamo un nuovo progetto, ma oramai nel nostro immaginario la consideriamo negativamente associandola alla zia SEO. Comunque sia, alla fine la povera Reperibilità viene lasciata al suo destino, semplicemente non riusciamo a capirla e non siamo in grado di collocarla opportunamente nel nostro processo di sviluppo. Leggi il resto di La reperibilità mi fa guadagnare?

Lo strano caso del Dottor Jekyll

I romanzi in cui si parla di una doppia personalità mi hanno sempre affascinato: nell’eterna lotta tra il bene ed il male, mi piace vedere come va a finire tutte le volte. Ricordo sempre uno dei miei cartoni animati preferiti, He man l’uomo più forte dell’universo, io facevo il tifo per Skeletor, che poverino non ne azzeccava mai una. Ora ho quasi finito di leggere Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hide, ed anche se già sapevo come andava a finire, per tutto il tempo non ho potuto che tifare per il Signor Nascondi. Non che io sia una persona cattiva, ma spesso la volontà di far vincere i buoni a tutti i costi, nasconde soltanto il sadico desiderio di cacciar via il lato oscuro della nostra personalità. Leggi il resto di Lo strano caso del Dottor Jekyll

L’economia della felicità

Ascoltavo ieri il podcast di Focus Economia, trasmissione di Radio 24 in cui si affrontano temi legati alla finanza, ai mercati ed all’andamento del benessere a livello locale e globale. Il conduttore ha intervistato l’economista francese Serge Latouche, uno dei maggiori sostenitori della teoria soprannominata “economia della felicità” o della decrescita. Devo dire che i suoi argomenti hanno stuzzicato la mia attenzione, così sono andato a documentarmi un po’. In breve, il concetto è questo: l’economia mondiale non può pretendere di crescere all’infinito, perché prima o poi si scontrerà con un confine invalicabile, quello delle risorse “limitate” che il nostro pianeta ci mette a disposizione. Allora bisogna cominciare sin da ora a mettere in campo un nuovo concetto economico: quello della decrescita, ovvero dell’adattamento ecosostenibile dei nostri ritmi quotidiani. Lavorare meno e guadagnare di più, è uno dei concetti apparentemente strampalati di questo economista. Leggi il resto di L’economia della felicità

Il mago dei fogli di stile

Per la serie le curiosità dalla rete, ti segnalo oggi il sito di un ragazzo che riesce a fare “miracoli” con i fogli di stile. Nulla a che fare con l’accessibilità, l’usabilità o l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Semplicemente quest’artista si è messo a disegnare usando i fogli di stile: è riuscito ad ottenere, ad esempio, la faccia di Homer Simpson trasformando le lettere dell’alfabeto (basta dare un’occhiata al codice sorgente della pagina) in frammenti colorati. Alla faccia di chi dice che lavorare con i CSS è limitante.

Superata quota ottocento

Ebbene si, stando al contatore di WordPress, ho scritto più di 800 articoli da quando ho aperto questo piccolo spazio nella rete. Sicuramente non si tratta di ottocento pezzi da collezione, più della metà sono certamente schifezze di cui si poteva tranquillamente fare a meno, ma per me sono e rimangono contributi importanti. Un modo come un altro per registrare eventi e pensieri, e condividerli con gli abitanti della rete. Osservando il “taglio editoriale” che avevo un paio d’anni fa, mi rendo conto di come sono cambiato: se in meglio oppure in peggio, questo tocca a te giudicarlo. Sono anche d’accordo che un “buon” blogger ottocento articoli li scrive in un paio di mesi, ma per quanto mi riguarda, questo appena superato è un buon traguardo. La prossima meta, è evidente, sarà quella dei 1000 articoli.

Il sistema operativo sul web

Lo sapevo che andava a finire così: l’avvento di un linguaggio di programmazione associato alle pagine web, già più di dieci anni fa, lasciava intravedere la rivoluzione. Poi è arrivato Google ed ha mostrato a tutti le potenzialità di questi strumenti: programmi di videoscrittura, posta elettronica avanzata, calendari tuttofare. Vere e proprie applicazioni complesse che “girano” dentro un semplice browser. Pur con tutte le limitazioni imposte da questa piattaforma, non pensata sin dall’inizio per questo scopo. E allora come m’insegna il mio professore di Linguaggi e Compilatori, il browser si sta trasformando lentamente in un sistema operativo, perché costituisce il supporto a tempo di esecuzione per le applicazioni del web. Leggi il resto di Il sistema operativo sul web

L’inglese s’impara sul campo

Quando arrivi negli Stati Uniti, la prima cosa che ti preoccupa è ovviamente la lingua: farsi capire è fondamentale per compiere qualsiasi azione, dal comprare un pezzo di pane fino ad ottenere la patente di guida. In genere chi ha studiato inglese alle scuole superiori, pensa di affrontare, sprezzante del pericolo, ogni interlocutore senza timore. Questa falsa certezza crolla al primo scambio di battute, quando la persona con cui vuoi parlare ti chiede “How are you doing?” (o peggio nella forma abbreviata “How doing“). Ma come? Non avrebbe dovuto dire, che so, Good morning oppure Hello? Il panico ti fa diventare paonazzo: cosa si risponde in questo caso? Ma soprattutto, che diamine ti hanno appena chiesto? Leggi il resto di L’inglese s’impara sul campo

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