due chiacchiere

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Le cartoline di Natale per parenti ed amici

In questi giorni siamo tutti artisti e fotografi qui nella terra a stelle e strisce. Devi sapere infatti che da tempo immemore esiste in America quest’usanza di preparare un biglietto natalizio con alcune foto di famiglia da inviare a parenti ed amici per augurar loro buone feste in un modo più personale che la classica cartolina con l’albero di Natale che si compra in cartoleria. Esistono, ovviamente, tanti servizi online (no, questo non è un post sponsorizzato, non preoccuparti) che consentono in pochi click di scegliere il proprio stile, personalizzarlo con le foto dell’anno, ed infine ordinare il risultato finale che verrà comodamente recapitato a casa nel giro di una settimana. Poi comincia l’opera di imbustamento e spedizione di queste creazioni artistiche in giro per il mondo (nel nostro caso letteralmente). I frigoriferi, sotto Natale, si riempiono così di facce sorridenti e, in alcuni casi, di brevi storie che riassumono cos’ha fatto quella famiglia durante l’anno appena trascorso. Leggi il resto di Le cartoline di Natale per parenti ed amici

Abbiamo già smesso di tagliarci i capelli

Sono passati soltanto un paio di mesi da quando le proteste delle donne iraniane contro il regime teocratico che le tiene soggiogate si sono allargate al resto del mondo grazie ai social. Molte donne, in segno di solidarietà, corsero a tagliarsi una ciocca di capelli. Un fuoco di paglia durato un paio di settimane, già spento e rimpiazzato da panettoni e passeggiate tra i negozi della città. Ancora una volta, i media ci dicono a cosa pensare, tirandoci per il naso inanellato a destra e sinistra come una mandria di pecorelle mansuete. Nel frattempo in Iran, zitti zitti, ricominciano l’opera di soppressione delle proteste, mentre le ciocche di quei capelli che ci eravamo tagliati già ricrescono lentamente. Il punto che mi perplime di più, comunque, rimane il nostro diritto di andare a dire agli Iraniani come devono gestire il proprio Paese. Anche perché certo gli altri non sono mica senza peccato. Leggi il resto di Abbiamo già smesso di tagliarci i capelli

Strategie per un web sostenibile

Con buona pace di coloro che si accingono a celebrare il compleanno di Gesù concentrandosi sull’aspetto religioso e familiare del Natale, dobbiamo arrenderci alla cruda e triste verità che siamo nel bel mezzo del periodo più commerciale dell’anno. Specialmente con questi chiari di luna e la necessità dei commercianti di rastrellare qualche spicciolo in più, non c’è più freno alla tempesta di richieste a comprare di più, consumare di più, viaggiare di più, ed ovviamente essere online di più, per condividere con parenti ed amici il nostro parere su questo o quel prodotto. Con l’avvento dei social una quindicina d’anni fa, poi, l’aumento delle risorse necessarie a soddisfare la nostra sete di like, e la voglia di conservare e condividere in archivi sterminati tutto il ciarpame digitale che produciamo ogni giorno, è letteralmente esploso. Dopo aver accennato a quello che sto facendo per predicare bene e razzolare… bene nel mio piccolo, vorrei tornare oggi su quest’argomento per contribuire, come un emulo di Greta Thunberg, alla sensibilizzazione delle opinioni in materia. Per spronare chi passasse da queste parti a contribuire ad un mondo digitale più sostenibile. Leggi il resto di Strategie per un web sostenibile

Due chiacchiere con il giardiniere

Oramai ho riposto tutti gli attrezzi da giardino in garage, visto che non c’è più il prato inglese da tosare o foglie di aceri e querce da rastrellar via, e se ne riparlerà a fine aprile dell’anno prossimo. Però mentre raccoglievo quelle foglie qualche settimana fa, mi è venuta l’ispirazione per l’intervento di oggi. In particolare pensavo a come i nomi di molti degli attrezzi usati dal giardiniere seguono un’interessante regola grammaticale, in base alla quale si attacca la desinenza er all’azione che compiono. Ad esempio il tosaerba sarebbe il lawn mower, letteralmente il tosatore del prato, mentre il taglia bordi è l’edge trimmer, ovvero lo “spuntatore” del bordo. Poi se devi soffiare le foglie verso il bordo della strada, userai il leaf blower, ed infine per aerare il terreno e prepararlo all’inizio di stagione ti servirà il lawn aerator, possibilmente insieme al seed spreader per rinfoltire il pratino con nuovi semi. Come vedi, questa regola si applica in genere agli attrezzi motorizzati. Leggi il resto di Due chiacchiere con il giardiniere

Colui che propone un brindisi ufficiale

Nelle commedie americane in cui i protagonisti si sposano, si vede spesso uno dei testimoni avvicinarsi al microfono e fare un discorso ufficiale ai novelli sposini, ricordando magari qualche avventura, oppure un momento commovente di quando erano giovani, o ancora prendendo in giro questo o quell’altro invitato. Beh, devi sapere che quel ruolo ha un nome ben preciso nella lingua inglese: toastmaster. Qui la parola toast è usata nella sua accezione meno comune: non come tramezzino al formaggio da sgranocchiare durante la pausa pranzo, ma per indicare “a call to a gathering of people to raise their glasses and drink together in honor of a person or thing, or an instance of drinking in this way”, ovvero un brindisi. Da qualche mese ho scoperto che esiste un club mondiale a cui chiunque può iscriversi, dove i membri si allenano nella raffinata arte del parlare di fronte ad una platea, il Toastmasters Club. All’università dove lavoro, alcuni colleghi hanno organizzato una sezione locale del club, aperta ai dipendenti sia in sede che in smart working. E così, spinto dalla perenne voglia di migliorare il mio inglese, mi sono iscritto. Leggi il resto di Colui che propone un brindisi ufficiale

Il dominio senza biscotti non conviene

Una delle cose che avevo implementato sul mio blog dopo essere passato a SupportHost era l’attivazione di un dominio separato cookieless da cui servire immagini, video, fogli di stile ed altri componenti statici della pagina. Devo ammettere che sebbene WordPress non abbia battuto ciglio e si sia lasciato configurare nel giro di un paio di minuti (aggiungendo un’apposita riga al wp-config.php), ho notato che il browser storceva un po’ il naso per via delle implicazioni sulla sicurezza relative all’uso di due domini diversi. Quelli che queste cose le hanno studiate, le chiamano CORS, ovvero cross-origin resource sharing: in pratica bisogna far sapere al browser che è autorizzato a caricare un file da un dominio, ed usarlo poi in una risorsa presente su un altro dominio. Cercando una soluzione a questo problema, sono inciampato in un articolo in cui si analizzano le implicazioni sulla performance di quest’approccio. Leggi il resto di Il dominio senza biscotti non conviene

Pancake giapponesi alla nutella

E dopo l’amaro delle criptovalute, oggi ci rifacciamo con qualcosa di dolce. Ho sempre avuto una passione per il Giappone e tutto quello che questa nazione produce, sin dai tempi in cui mio zio mi portò dal suo viaggio in oriente un piccolo Gundam che nascondeva nella pancia un videogioco LCD in cui il robot doveva proteggere la terra dagli alieni invasori. Sunshine ed io siamo stati nella terra del Sol Levante per il nostro viaggio di nozze, ed ancora oggi ricordo con piacere tutte le esperienze culinarie che abbiamo fatto durante le nostre tre settimane di permanenza. Così oggi vorrei condividere una ricetta che abbiamo sperimentato qualche giorno fa, una variante dei classici pancake americani inzuppati di sciroppo d’acero che qui trovi praticamente ovunque. La ricetta originale richiede di farcire questo tramezzino dolce con confettura di fagioli rossi giapponesi, che si prepara in un giorno e mezzo. Se non hai voglia di aspettare, una confettura di fragole è un decente compromesso. Leggi il resto di Pancake giapponesi alla nutella

Queste criptovalute non fanno per me

Correva l’anno 2015 quando scrivevo delle mie avventure con le criptovalute per la prima volta. Giusto per curiosità, avevo comprato un Bitcoin alla strabiliante cifra di 200 dollari, e dopo averlo tenuto per più di due anni, decisi di venderlo a poco più di 800 dollari, pensando di aver fatto un affare d’oro all’epoca. Peccato che poi nel 2021 la moneta virtuale sia schizzata fino a valere 60.000 dollari: ancora oggi mi flagello come il buon Tafazzi ogni volta che penso a quello che avrei potuto fare con quei proventi 😖 Ma vabbè, quello che è fatto è fatto, inutile piangere sul proverbiale latte versato. Giusto per tentare la sorte un’altra volta, quando le criptovalute iniziarono a scendere a metà di quell’anno, decisi di mettere qualche spicciolo in una nuova azienda nata dalla mente dei fratelli Winklevoss, gli stessi che si erano lasciati turlupinare qualche anno prima da Mark Zuckerberg sulla questione di Facebook. In effetti, i proventi sbandierati da questa compagnia erano forse troppo belli per essere veri, ma la mia speranza era che questo settore si sviluppasse anche in concomitanza con gli effetti della pandemia sull’economia globale. Leggi il resto di Queste criptovalute non fanno per me

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