due chiacchiere

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Il tuo nome, una storia che lascia il segno

Che noi italiani nati negli anni settanta siamo stati svezzati con latte ed animazione giapponese, non è una novità. Da Candy Candy a Jeeg Robot, da Akira a Dragonball, da Lupin III all’indimenticabile Lamù, noi veri intenditori non ce ne perdevamo uno. Poi, come per tutte le cose, i tempi sono cambiati e le (non tanto) sottili allusioni sessuali di Gigi la Trottola sono via via scemate, considerate fuori moda e non al passo con i canoni sociali che si aggiornavano. A me, comunque,  l’attrazione verso la cultura giapponese è sempre rimasta, anche se negli anni ho smesso di essere un avido lettore di manga (fumetti giapponesi) come lo ero ai tempi dell’università. Così un paio d’anni fa, mentre chiacchieravo con un collega della mia passione per le animazioni firmate dal buon Miyazaki e dal suo Studio Ghibli, mi suggerì di guardare Il tuo nome. Se anche tu apprezzi la delicatezza e la ricchezza dei lungometraggi giapponesi, devi assolutamente guardare quest’opera di Makoto Shinkai. Leggi il resto di Il tuo nome, una storia che lascia il segno

Impariamo a versionare il nostro codice

Premetto che ho scritto il post di oggi in ginocchio sui ceci: l’inglesizzazione delle parole italiane mi ha sempre dato molto fastidio, specialmente nell’ambito informatico. Però non avevo altra scelta nel titolo (e qui di seguito) e sono costretto ad usare il neologismo versionare. Che fa riferimento alla possibilità di tener traccia della storia dei cambiamenti di un testo (o di un pezzo di codice) e poter riavvolgere questo nastro immaginario a nostro piacimento, saltando da una versione all’altra in maniera semplice e quasi divertente. Puoi già intuire come una funzionalità del genere sia la chiave di volta di quello che stiamo costruendo in queste lezioni. Immagina per un attimo di dover aggiornare un plugin di WordPress all’ultima versione disponibile. Nel Far West, i cowboy cliccheranno sull’apposito pulsantino nel pannello di controllo, pregando tutti i santi a disposizione affinché non si rompa nulla. Ma non sarebbe più facile se esistesse un sistema in grado di tenere traccia di quei cambiamenti per noi, e di consentirci di tornare indietro nel tempo digitando un paio di comandi, quando qualcosa va storto? Beh, questo sistema esiste da un pezzo, e si chiama Git. Leggi il resto di Impariamo a versionare il nostro codice

Vorrei riprendere le interviste doppie

Negli anni d’oro della blogosfera italiana, mi divertivo ad intervistare blogger su e giù per lo Stivale. In circa due anni, ho avuto modo di ospitare nel mio salottino virtuale più di centosettanta colleghi che hanno risposto alle mie domande sempre in modo originale e divertente. L’idea all’epoca mi era venuta scimmiottando quello che facevano in tv alle Iene, e raccolse un discreto successo di critica e di pubblico. Ora sto facendo pulizia tra i vecchi collegamenti, dando una strigliata virtuale ai contenuti e ricucendo le toppe accumulate negli anni di abbandono, e spesso il plugin che trova i link rotti, elenca articoli conservati proprio nel cassetto delle interviste doppie. Allora, mentre cancello link a destra e a manca, mi chiedevo se in questo desolato panorama blogosferico contemporaneo avrebbe senso riprendere quell’iniziativa, per dare visibilità a coloro che ancora oggi insistono imperterriti nel portare avanti quest’arte perduta. Ho già un elenco di possibili candidati, scrupolosamente conservato in una cassaforte guardata a vista da energumeni minacciosi pronti a tutto pur di difendere l’agognato tesoro. Che ne dici?

Biscottini per il te delle cinque

Sai quando a volte apri lo sportello della credenza alla ricerca di un dolcetto sfizioso ma non troppo impegnativo? E non hai voglia di prepare teglie e teglie di biscotti perché l’estate è oramai alle porte e non vuoi crearti una tentazione per sgarrare? Ecco, la ricetta che ti propongo oggi è quello che fa al caso tuo, visto che è misurata per preparare esattamente quattro biscotti, da poter accompagnare al te pomeridiano che sorseggi mentre la brezza della primavera ti accarezza i capelli in veranda. In America li chiamano biscotti snickerdoodle: morbidi, leggermente gommosi, gustosi ma non troppo dolci, ricoperti da un invitante velo di cannella e zucchero che riscalda il cuore. E la parte migliore è che si preparano in una mezz’oretta. Leggi il resto di Biscottini per il te delle cinque

Il movimento contro il lavoro

Il mondo del lavoro americano ha visto sorgere, da un annetto a questa parte, un movimento popolare d’insoddisfazione contro le condizioni salariali in cui versano molti settori. A differenza dei Paesi europei dove i sindacati hanno un solido potere contrattuale, qui nella nazione a stelle e strisce queste organizzazioni sono molto più frammentate, deboli e fatiscenti (con alcune ovvie eccezioni, come i metalmeccanici). E così nei decenni i salari delle categorie più basse non hanno tenuto il passo con il costo della vita, che è cresciuto ad un punto tale da diventare insostenibile per le generazioni attuali. Da qui nasce il discontento diffuso, etichettato ad un’analisi superficiale come una sindrome da scansafatiche (anche in Italia). La verità, però, è che queste persone sono schiacciate tra un’inflazione in continua crescita ed uno stipendio che non riesce a tenere il passo. Leggi il resto di Il movimento contro il lavoro

Mettere le cianfrusaglie in vendita sul vialetto

Con la bella stagione, viene voglia di far pulizia in giro per la casa. Gli americani sono campioni nell’accumulare roba, tant’è che esistono persino serie televisive che raccontano, con toni drammatici ed immagini non adatte ai deboli di stomaco, i casi più estremi di persone spesso affette da qualche disturbo mentale compulsivo, che le porta ad accumulare roba al di là dell’immaginabile. Qui in America spesso il garage attaccato alla casa è usato non per parcheggiare la macchina, ma per stipare di tutto, dall’albero di Natale alle decorazioni di Halloween, dai cimeli di famiglia ai vecchi giocattoli che nessuno usa più. Per disfarsi di questo ciarpame, gli americani organizzano di tanto in tanto il cosiddetto garage sale, dove i passanti vengono invitati a comprare a prezzi irrisori la roba esposta su tavolini sistemati sul vialetto di casa di fronte al garage. Una specie di mercatino delle pulci, ma a conduzione familiare. Nel nostro comune ne organizzano una a cui tutti i residenti possono partecipare (town-wide garage sale), durante la quale potrai trovare dalle case di Barbie a vecchi giradischi, dalla zappa per l’orto a vecchie lampade a olio da restaurare. Io però di stare seduto tutto il giorno aspettando che qualcuno compri le mie paccottiglie non ne ho proprio voglia. Leggi il resto di Mettere le cianfrusaglie in vendita sul vialetto

Due chiacchiere con il medico americano

Qualche settimana fa sono andato a trovare il mio medico di base (physician, or primary care doctor) per il solito controllo annuale (annual check up). Come forse saprai, la sanità americana è organizzata in maniera alquanto diversa rispetto alla sua controparte italiana. La differenza più evidente è legata al sistema di assicurazioni sanitarie (health insurances) pagate dal datore di lavoro, e non dallo stato. Ogni assicurazione ha il proprio network di medici, ed un medico può far parte di più di un gruppo. In genere, quando ti serve consultare uno specialista, ti colleghi al sito della compagnia che offre il servizio, ed effettui una ricerca in base alla provincia ed alla specialità richiesta. Capita a volte che qualcuno ti raccomandi un bravissimo dottore, ma che questo sia out of network per la tua assicurazione: in questo caso, un po’ come i medici non coperti dalla famigerata mutua, dovrai pagare il consulto di tasca tua. Se invece il medico is in network, pagherai soltanto il copay (l’equivalente del ticket italiano). Lo stesso vale per gli esami medici, dalle semplici ecografie (diagnostic ultrasound) alle risonanze magnetiche (MRI), passando per la gastroscopia (endoscopy). Controlla inoltre che il tuo sia un family plan, che copre tutti i membri della famiglia, e non soltanto l’impiegato. Leggi il resto di Due chiacchiere con il medico americano

Un ambiente di sviluppo WordPress in pochi minuti

La scorsa settimana ho promesso che avrei condiviso sul blog la mia ricetta per mettere il tuo sito WordPress al sicuro dai malintenzionati. Prima di tuffarci in quest’avventura, assumerò che tu abbia una conoscenza di base del terminale di Linux, ed un’infarinatura su strumenti come Git e shell scripting. Se non è così, ti consiglio di trovare qualcuno che capisca di questa roba per aiutarti ad implementare quello che vedremo nel seguito. Darò per scontato inoltre che il tuo servizio di hosting metta a disposizione quegli strumenti, il che vuol dire che se stai usando Tophost o certi piani base di Aruba per il tuo sito, puoi pure fermarti qui. Chiarito questo dettaglio, vediamo come creare il tuo ambiente di sviluppo locale, che diventerà la torre di controllo per tutto il resto. Che tu abbia Windows o Mac a casa non ha importanza: con Vagrant potrai facilmente configurare un sistema virtuale standard a prescindere dalla macchina che lo ospita. I più smaliziati tra i miei piccoli lettori potrebbero pensare: perché non un bel contenitore Docker? Il motivo è semplice: la mia ricetta è semplice e di base, poi ogni tassello è intercambiabile con altri più sofisticati, ed in base ai gusti ed alle esigenze del cuoco 🧑‍🍳. Leggi il resto di Un ambiente di sviluppo WordPress in pochi minuti

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