La notizia sembra essere passata inosservata sui principali quotidiani italiani che consulto la mattina mentre faccio colazione: la Germania, messa alle strette da un inverno che si preannuncia alquanto freddo, ed in mancanza del gas russo da cui dipende più di noi (che possiamo facilmente importarlo dal mare), ha deciso di rispolverare alcuni impianti a carbone per produrre energia, dopo aver deciso di chiudere le centrali nucleari che aveva ancora in funzione. Tanto che persino Greta Thunberg s’è un po’ incavolata ed ha cercato di richiamare l’attenzione pubblica sulla questione, scontrandosi con l’apatia quasi generale della gente. Che, ancora una volta, pensa solo al portafogli, ed ora ha capito che per mettere in pratica quello che i Gretini vanno sbandierando a destra e manca, bisogna fare sacrifici, del tipo abbassare il riscaldamento d’inverno e non poter sperperare corrente elettrica 24 ore al giorno. Eh già, perché quelli che vanno in giro ad imbrattare le opere d’arte con le magliette con sopra scritto lo slogan “Basta petrolio!” (o in inglese, just stop oil), poi immagino tornino a casa la sera a godersi il calduccio nella loro casa in centro. Ed anche se non lo fanno, non capiscono che il vero problema è semplicemente che siamo in troppi: quando mi vieni a dire “basta petrolio”, mi spieghi come cavolo la mandiamo avanti la baracca che ci siamo costruiti? Leggi il resto di Intanto in Germania zitti zitti…
Archivio degli articoli in salotto, pagina 19
La metro londinese non teme confronti
Negli ultimi anni, lo stato di New York è stato governato da Andrew Cuomo, figlio del famoso italo-americano Mario Cuomo che tanti ancora oggi ricordano come colui che riuscì a risollevare le sorti dell’Empire State in un periodo difficile a metà degli anni Ottanta. Sfortunatamente, il figlio Andrew non ha ricevuto dal papà i geni della politica, ed il suo governatorato si è concluso bruscamente qualche mese fa con degli scandali legati alla sua gestione alquanto creativa della pandemia ed accuse di molestie sessuali ad alcune collaboratrici (eh già, qui Berlusconi non durerebbe cinque minuti, con il suo bunga bunga). Il suo modo di fare prepotente e il continuo desiderio di ficcare il naso in qualsiasi decisione dei suoi sottoposti ha fatto sì che parecchi dirigenti e pezzi grossi che facevano capo direttamente a lui, se ne siano andati pur di non doverlo più stare a sentire. Un caso eclatante fu, nell’ormai lontano 2020, Andy Byford, che prima di venire a gestire la metropolitana newyorkese, aveva trasformato e rivitalizzato quella londinese negli anni precedenti. Leggi il resto di La metro londinese non teme confronti
Le sembra che io stia un passo indietro?
Vabbè no scusate, sarò puerile con questo mini intervento di oggi, ma come si può non amare questa donna? I suoi modi schietti (e vabbè, ha dato del tu ad un deputato, e che sarà mai…), le sue risposte genuine e non affettate e farcite di politichese, la sua gestualità così spontanea… E vogliamo parlare di come ha messo a tacere quell’altra deputata che davvero si stava arrampicando sugli specchi con la sua critica del tutto campata in aria? La Meloni non solo non vuole che le donne non facciano un passo indietro, ma dall’elenco dei ministri su cui si è imposta nei confronti degli altri partiti della coalizione, ha già dal primo giorno mostrato di avere il coraggio di dire no ai masculi che la affiancano. Quindi, almeno oggi, non venite a rompermi i cabbasisi, perché più che mai mi sento orgoglioso di essere italiano 😍.
L’insegnamento capovolto, dieci anni dopo
Dieci anni fa, settimana più, settimana meno, scrivevo di una metodologia d’insegnamento che mirava a capovolgere la dinamica tra docente ed alunno. L’idea di fondo sarebbe che l’alunno ha bisogno del docente principalmente quando fa i compiti a casa e c’è una cosa specifica che non capisce. Mentre è più produttivo guardare una lezione preregistrata, ed avere la possibilità di rivedere un passaggio e regolare la velocità d’apprendimento in base alle proprie capacità cognitive. Già all’epoca ero un grande sostenitore di questo metodo, figuriamoci nel 2020, quando il Covid ha costretto gli alunni di tutto il mondo a rimanere a casa a guardare il proprio insegnante tramite il computer. Sfortunatamente sono stati pochi i docenti che hanno avuto i mezzi e l’intuizione di metterlo in pratica, quindi alla fine, almeno qui in America, abbiamo assistito a situazioni ridicole con le maestre che mandavano email con le fotocopie dei compiti da leggere a studenti che tutto d’un tratto si trovavano persi nella confusione generale. Leggi il resto di L’insegnamento capovolto, dieci anni dopo
La profezia di Margaret Atwood
L’intelligenza artificiale di Google di cui si parlava qualche mese fa, mi ha recentemente proposto nel feed di notizie che leggo sul cellulare, alcuni articoli quanto meno curiosi. Probabilmente il cervellone di Mountain View ha visto che da un lato mi piacciono le storie distopiche, e che sono un fan del Racconto dell’Ancella, e dall’altro che mi interesso di ecologia e cambiamento climatico. Così ha pensato bene di mettermi sotto il naso la notizia di uno studio europeo secondo cui i livelli di spermatozoi stanno crollando vertiginosamente, ed un’altra secondo cui la dimensione degli organi genitali maschili si sta riducendo per colpa dell’inquinamento. Due notizie che riecheggiano la premessa della storia distopica raccontata da Margaret Atwood, nella quale un gruppo di estremisti finisce per separarsi dagli Stati Uniti ed istituisce una nuova nazione teocratica per tentare di rimediare al problema dell’infertilità dilagante. Un ennesimo campanello d’allarme sul fatto che abbiamo già superato il punto di non ritorno?
Ma tu ti senti davvero europeo?
Da un recente scambio di battute in calce ad un post su kOoLiNuS, è riemerso il mio spirito anti-europeista. Nulla di nuovo sotto il sole: ne avevo già parlato nel 2008, poi di nuovo nel 2010, ed ancora nel 2012 quando Der Spiegel riassumeva il sentimento tedesco che accomunava tutti gli italiani dietro le gesta tristemente famose del codardo signor Schettino, per chi ancora se lo ricorda. Con buona pace di Emanuele, che probabilmente andrà su tutte le furie leggendo questo post, devo confessare che ad un decennio di distanza, la penso ancora allo stesso modo: l’Unione Europea ha fallito, anno dopo anno, molte delle prove importanti che le si sono presentate davanti, dalla gestione austera merkeliana della crisi del 2008, all’asse franco-tedesco che ha assicurato vantaggi solo a quei due stati, lasciando indietro il resto delle nazioni, dalla mancanza di diplomazia internazionale alla frammentazione di idee e sentimenti, anche ora di fronte all’implementazione di un tetto unico sul prezzo del gas. Per carità, il principio che l’unione faccia la forza è più che lodevole, però non è attuato in maniera efficace ed egalitaria tra tutti i membri, ed è questo il punto dolente che non riuscirò mai a digerire. Leggi il resto di Ma tu ti senti davvero europeo?
Non parlerò di politica
La scorsa settimana ho infranto una delle poche regole di questo blog, come raramente era accaduto in sedici anni di onorato servizio: quella di non parlare di politica su queste pagine. Perché tanto si finisce per farsi il sangue amaro a prescindere dal partito o dall’ideologia che ci sta a cuore. E specialmente negli ultimi decenni, in cui la polarizzazione delle opinioni spinge la gente a scontrarsi in maniera più aggressiva, mentre lontani sono i tempi di Don Camillo e Peppone dove alla fine tutti si sedevano comunque intorno ad un tavolino a ridere e volersi bene. Oggi l’astio e la rabbia inacidita la fanno da padrone, complici i social che amplificano idee estreme, e che diffondono notizie poco affidabili che però colgono l’attenzione delle masse e rendono tutto più difficile da comprendere per la persona qualunque. Una guerra civile (quasi) invisibile, fomentata da chissà chi, combattuta non a colpi di fucile, ma a colpi sulle tastierine dei nostri cellulari. Una lenta ed inesorabile disintegrazione sociale amplificata da quel senso amaro di ineluttabilità che aleggia nell’aria. Leggi il resto di Non parlerò di politica
Io ho votato Meloni
Il 25 settembre, ormai lo sappiamo, si voterà per rinnovare il Parlamento italiano. La legge elettorale che useremo si chiama Rosatellum, un sistema misto in vigore dal 2017, quando sostituì definitivamente il Porcellum, anche noto come Legge Calderoli. A parte il nome quanto mai discutibile e curioso, a me quell’impostazione piaceva principalmente per l’idea del premio di maggioranza, che assicurava un quorum stabile e solido alla coalizione vincente, cosa che il Rosatellum non fa, come s’è visto nel 2018. Il premio di maggioranz per me ci vorrebbe qui in America, dove quel rimbambito di Biden ad esempio ha esattamente 50 senatori su 100 totali, con i disagi per le azioni di governo che puoi facilmente immaginare. Digressioni a parte, mentre voi aspettate impazienti di recarvi alle urne, noi italiani all’estero abbiamo già ricevuto le due schede elettorali e le abbiamo rispedite al consolato per il conteggio finale della prossima settimana. Nei mesi scorsi, ho cercato di farmi una cultura sulle varie coalizioni, le loro idee, la coerenza del loro comportamento prima, durante e dopo Draghi (santo subito!), e via dicendo. E per la prima volta da moltissimi anni, ho esercitato un voto convinto, non con il “naso tappato” come ho fatto per Biden ad esempio. Leggi il resto di Io ho votato Meloni