due chiacchiere

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Il protocollo di… Napoli

Se hai già letto in passato i miei interventi relativi al protocollo di Kyoto, sai che sono sempre stato abbastanza critico sull’atteggiamento della gente nei suoi confronti. Siamo tutti fin troppo bravi a puntare il dito contro gli Stati Uniti che non l’hanno mai voluto firmare, ma con altrettanta facilità dimentichiamo che l’Italia, tra i firmatari, ancora oggi soffre di gravi problemi come la spazzatura a Napoli. Insomma, come sempre si finisce per guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino, ignorando la trave che è conficcata nel proprio.

Le mie convinzioni poi si rafforzano quando leggo il rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, relativo al 2006: gli Stati Uniti hanno raggiunto il 57% di rifiuti riciclati che non finiscono in discarica, mentre l’Italia penso sia ferma al di sotto del 30%, praticamente la metà. Con punte che toccano lo zero per cento a Napoli, ovviamente. Per non parlare delle notizie che ogni giorno ci danno come “fanalino di coda” nella gestione delle emissioni inquinanti. La morale è che molti di quelli che hanno sottoscritto il protocollo, sono ancora alle parole e stanno pensando a come migliorare il proprio livello di inquinamento, mentre chi non l’ha sottoscritto si adopera concretamente per il benessere della Nazione. Cina esclusa, s’intende. Più che un documento concreto, il Protocollo di Kyoto è diventato una farsa.

Empanadas, le invasioni ispaniche

La cucina americana, non è una novità, è piena di influenze straniere: basta farsi un veloce giro per il centro di Manhattan per rendersene conto. Ma per ovvi motivi geografici, la parte del leone oramai la fanno gli ispanici, cioè quelli che abitano dall’altra parte del confine meridionale: messicani, cubani, venezuelani, argentini e via dicendo. Una nostra amica, la scorsa settimana, ci ha fatto assaggiare le empanadas, una specie di calzoni ripieni di carne speziata. La preparazione richiede un po’ di allenamento, ma il risultato poi è tutto un programma. Sicuramente un’idea sfiziosa con cui stupire gli amici a cena, in queste sere d’estate. La variante che ti propongo è più “leggera” e veloce dell’originale, che prevede di friggere le empanadas e di cuocere la carne (il bollito) per un paio d’ore a fuoco lento. Leggi il resto di Empanadas, le invasioni ispaniche

Sempre più in alto

Sono arrivato alla soglia dei 900 articoli, ma non mi stanco mai di perfezionare queste pagine: le ho fatte più carine, le ho fatte più leggere, ma non basta. La prossima sfida che voglio affrontare si combatte su due fronti: aumentare la velocità con cui vengono mostrate le pagine da un lato, ed espandere ai nuovi dispositivi “portatili” la possibilità di navigare questo sito. Si tratta di due facce della stessa medaglia: ora che l’iPhone ed i suoi cloni stanno invadendo il mercato, l’accesso alla rete sarà sempre più mobile, e bisognerà infilare un intero sito in uno schermo grande circa 320×200 pixel, ben lontano dai quasi 2000 pixel a cui siamo abituati a casa. D’altro canto la connettività mobile non raggiunge ancora i livelli di quella casalinga: spesso si viaggia alla velocità di un vecchio modem analogico o poco più, a volte persino pagando un tot a mega scaricato. Leggi il resto di Sempre più in alto

La 500 e le faccine

Ho ritrovato nella pila di cose che vorrei recensire, un articolo apparso più di un anno fa su Repubblica: così la 500 parla nel traffico. Stando al giornalista, il guidatore avrebbe dovuto avere a disposizione un piccolo telecomando con il quale far accendere i led di un congegno posto sul lunotto posteriore, con cui dare forma a sorrisi, sguardi nervosi, pollice in su o verso, eccetera. L’idea di ringraziare qualcuno, salutarlo o, magari, mandarlo a quel paese, non era malvagia. Ma che io sappia poi il progetto è stato accantonato: non ho visto molte 500 in giro, quando ero in Italia, ma quelle poche non erano munite del diabolico dispositivo di comunicazione. Forse gli ingegneri avranno pensato: già gli italiani alla guida sono stressati, figuriamoci se li facciamo comunicare a gesti!

Uno scambio alla pari

Ispirato da un commento recente, mi sono posto il problema dello scambio dei collegamenti tra questo ed altri siti. Adesso che il mio PageRank è stabile a 6, non vorrei certo far arrabbiare Google con pratiche ritenute scorrette ed illegali. In effetti non sempre aggiungere un collegamento “campato in aria” è una buona idea. Ha senso quando entrambi i siti possono beneficiarne. Ovvero quando gli argomenti trattati hanno una qualche similitudine. Il principio che vi sta dietro è semplice: offrire un servizio onesto ai visitatori fedeli di entrambi i siti. Quando aggiungo un collegamento, sto dicendo “ehi amico, dai un’occhiata al sito B, potresti trovarlo interessante” che è poi l’idea geniale alla base del Pagerank stesso. Se però finisci per mandare i tuoi visitatori in giro per la rete, senza un nesso logico, questi difficilmente torneranno a trovarti. Leggi il resto di Uno scambio alla pari

Attenzione ai falsi amici

Quando si studia una lingua straniera, nel caso specifico l’inglese, ci si imbatte prima o poi in quelle parole che gli insegnanti in genere definiscono false friends. Cioè che assomigliano ad altre parole della nostra lingua madre, ma hanno un significato completamente diverso. Grazie ai cattivi consigli di questi amici imbroglioni, è facile fare figuracce o semplicemente non essere capiti dal proprio interlocutore. L’approfondimento di oggi vuole proprio essere un piccolo avvertimento: imparare a conoscere il nemico che si nasconde in ogni frase, può aiutarci ad affrontare in maniera disinvolta una conversazione con il nostro cugino americano. Leggi il resto di Attenzione ai falsi amici

Hannibal lecter in metropolitana

Stamattina seduto di fronte a me, nella carrozza della metropolitana, c’era un tizio che somigliava uguale uguale ad Hannibal Lecter del Silenzio degli Innocenti. Stesso ghigno, stessi occhi, stesso modo di fare un po’ sopra le righe. Mi aspettavo da un momento all’altro il suo tipico “sibilo” a risucchio e la comparsa di Clarice con il suo cappottino perfettino. Ogni tanto guardava la signora seduta vicina a lui e sorrideva in maniera quasi ironica, poi si girava dall’altra parte e recitava (senza voce) dei versi con le labbra. Insomma, è proprio vero che in centro a New York si può incontrare chiunque.

La coscienza di Zeno

Guardandola dal punto di vista dell’acculturamento personale, l’America mi sta facendo proprio bene: ho letto più libri negli ultimi mesi che sono qui, di quanti ne avessi letti negli ultimi anni in Italia. Forse è un istinto di salvaguardia della lingua, della cultura, delle mie radici, non so. L’ultimo romanzo l’ho preso dai classici italiani: dopo Il ritratto di Dorian Gray, adesso è la volta della Coscienza di zeno di Italo Svevo. In realtà volevo rileggere Senilità, che tanto mi appassionò ai tempi della scuola media, ma ho finito per scegliere l’altro. Come Dorian, anche Zeno risente dell’influenza di Sigmund Freud nella lunga analisi che fa del suo modo di essere e di approcciare i problemi della vita. La mia prima impressione? Ti viene quasi voglia di fumare, leggendo il primo capitolo! Un vero spot pubblicitario alle sigarette, ed all’impossibilità di togliersi questo viziaccio. Leggi il resto di La coscienza di Zeno

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