due chiacchiere

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Il rapporto del Censis per il 2023

Uno degli appuntamenti tradizionali di questo blog, che si ripete da tempo immemore, sono le mie riflessioni a margine del Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese pubblicato dal Censis. Quest’anno ho deciso di fare una cosa un po’ diversa, estrapolando l’intervista fatta da Alessandro Milan in una recente puntata della sua trasmissione al direttore generale di quest’istituto, Massimiliano Valerii (no, le due i non sono un refuso). Lo studio, per chi non lo conoscesse, fornisce uno spaccato decisamente interessante sulla società italiana. Quest’anno la parola chiave sembra essere sonnambuli: per gli italiani tutto è emergenza, dunque, alla fine, nulla lo è veramente. L’84% degli italiani è impaurito dal clima impazzito, il 73,4% teme per il futuro del Paese per i suoi problemi strutturali, il 73% è convinto che per via degli sconvolgimenti globali arriveranno in Italia sempre più migranti e non sapremo come gestirli. Ma ancora: il 53% teme il collasso finanziario dello Stato, il 60% ha paura dell’esplosione di un conflitto globale e il 50% è convinto che non abbiamo abbastanza difese contro il terrorismo. Eppure, nessuno riesce a reagire in maniera vigorosa, come invece accade altrove nel mondo. Leggi il resto : Il rapporto del Censis per il 2023

Il rapporto del Censis per il 2022

C’era una volta a Bloglandia qualcuno che ogni anno si faceva carico di organizzare un’iniziativa chiamata Il post sotto l’albero. Una raccolta curata in un comodo libretto di articoli scritti dagli abitanti di quest’immaginario paesello, che rappresentava quasi un rituale religioso a cui tutti volevano partecipare. L’iniziativa di Squonk m’è venuta in mente pensando ad un rito che, sin dagli esordi di questo blog, ho ripetuto anno dopo anno: commentare l’annuale rapporto pubblicato dal Censis per riassumere i dodici mesi che stanno per concludersi. Mi è stato chiesto a volte come mai io ancora m’interessi così tanto del Belpaese, dopo aver deciso di emigrare negli Stati Uniti, e perché io sembri voler trovare continuamente il proverbiale pelo nell’uovo italico, quando in realtà dovrei far più attenzione alla trave conficcata nell’occhio del Paese a stelle e strisce. Leggi il resto : Il rapporto del Censis per il 2022

Il rapporto del Censis per il 2021

Durante il mio periodo più prolifico, c’era un appuntamento a cui non rinunciavo mai: un commento sull’annuale rapporto rilasciato dal Censis sullo stato del Paese. Nel 2011, esattamente dieci anni fa, l’Italia veniva rappresentata come un’ameba fragile ed isolata: “Un sistema che, ancora nel picco della crisi 2008-2009, aveva dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, acquisendo una chiara good reputation internazionale, si ritrova inaspettatamente fragile, annaspando sulla difesa dei meccanismi che supportavano tale good reputation, e ancor più annaspando sulle decisioni che dovrebbero e potrebbero rilanciare lo sviluppo.” Fast forward al 2021, come direbbero gli Americani, le cose non sono cambiate poi molto, stando a quello che il Censis scrive nel suo cinquantacinquesimo rapporto:

Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione, l’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso e presentare un razionale programma di sviluppo. La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze con il continuo intrecciarsi di realtà emerse e sommerse, quotidiane e di lungo periodo, particolari e generali. Oggi questo non basta più. Senza una coscienza collettiva, coscienza di coscienze, capace di guardare dall’alto e lontano quel che la società chiede o attua, senza un’unitarietà di approccio agli investimenti sociali, senza immaginare una politica di sviluppo, il Paese rimane prigioniero delle sue fragilità.

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Il Censis giudica l’Italia anche nel 2010

Credo che uno degli appuntamenti annuali più “antichi” di questo blog sia quello con il Rapporto sull’Italia pubblicato ogni anno in questo periodo dal Censis. Forse perché m’è sempre rimasta in mente la frase riassuntiva del documento del 2007, secondo cui l’Italia è un “Paese in putrefazione”, che spiega perfettamente la mia personale percezione dell’andamento delle cose nel Belpaese. A quanto pare, dopo un 2009 giudicato in tiepida ripresa, anche quest’anno ci vanno giù pesante:

Anche se le difficoltà contingenti sono state in parte superate, non c’è di che essere ottimisti. Anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dobbiamo affrontare. Nel Paese sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali sia di massa, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattivi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e di futuro.

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Il rapporto del Censis per il 2009

Viviamo in apnea, ma siamo sempre gli stessi. Leader prigionieri dell’opinionismo, tornano gli interessi agiti “in presa diretta”. La società italiana è una società testardamente replicante. Quel “non saremo più come prima” che un anno fa dominava la psicologia collettiva è mutato in un “siamo sempre gli stessi”. Cosa verrà dopo? Nella psicologia collettiva c’è nel profondo un dolente mix di stanchezza e vergogna per i tanti fenomeni di degrado valoriale, o almeno comportamentale, che caratterizzano la vita del Paese. E c’è di conseguenza la speranza di uscirne, con una propensione a pensare al dopo, a una società capace di migliorarsi. Ma le discussioni in corso “guardano indietro”, sono cioè condizionate dalla inerziale permanenza dei cicli precedenti, oppure “fuggono in avanti, rincorrendo una fantasmatica ipotesi di nuova ontologia”, individuata talvolta nel fondamentalismo dei valori e della loro radice religiosa, talvolta nel fondamentalismo della scienza. Leggi il resto : Il rapporto del Censis per il 2009

Abbiamo rovinato un’intera generazione

Citavo qualche settimana fa un articolo sulla condizione psicologica di molti giovani italiani, i cosiddetti neet, ovvero coloro che non studiano e non cercano lavoro. Centinaia di migliaia di adolescenti che, stando all’autore, stanno attraversando una crisi esistenziale molto più drammatica di quella che abbiamo dovuto affrontare noi ed i nostri avi alla loro età. Ed a quanto pare il Covid stavolta non è neppure l’origine dei loro mali: il problema affonda le sue radici in una cronica mancanza di prospettive e di punti di riferimento culturali, religiosi e sociali. Ne avevo già parlato l’anno scorso, quando riflettevo su come noi genitori spesso finiamo per danneggiare i nostri figli insegnando loro che possono ottenere quello che vogliono sempre e comunque, anche quando non s’impegnano. La cultura del “vincono tutti”, che poi si scontra con l’amara verità dei fatti della vita adulta, lascia impreparati questi ragazzi ad affrontare emozioni come la sconfitta, il disappunto e l’accettazione di non essere perfetti. Leggi il resto : Abbiamo rovinato un’intera generazione

Mi piace la nuova cadenza di pubblicazione

Sono già passate alcune settimane da quando ho deciso di rallentare la cadenza di pubblicazione dei post. Un modo, anche questo, per predicare bene e razzolare bene, dato che ho spesso criticato la società moderna che ci inonda di fuffa digitale inutile, ovunque ci giriamo. Non che mi manchino cose da dire, anzi: dalle continue curiosità sull’America alle ricette, dagli ultimi ritrovati nel campo dello sviluppo web alle riflessioni socio-politiche, gli argomenti da trattare sono sempre presenti in maniera copiosa. Gli spunti, ultimamente, mi arrivano dalla mia nuova routine quotidiana da smart worker: dopo aver accompagnato le figlie a scuola, torno a casa a rassettare un po’ in giro (qui è peggio di un ospedale psichiatrico con gente che corre e strilla a destra e sinistra ogni mattina) e ne approfitto per ascoltare qualche podcast, da Uno, nessuno, 100Milan a Focus Economia, e quelli americani che trasmettono su NPR, l’equivalente a stelle e strisce di Radio Rai. A volte prendo nota di uno specifico argomento e vado persino a ritagliare il pezzetto audio da quei podcast per conservarlo su queste pagine. E con la nuova cadenza, ho la possibilità di curare meglio i post. Leggi il resto : Mi piace la nuova cadenza di pubblicazione

Un atteggiamento passivo nei confronti del presente

L’altro giorno, mentre davo un’occhiata a LinkedIn per vedere chi avesse trovato un nuovo lavoro, mi è capitato di ascoltare un passaggio estratto da un intervento di Sergio Marchionne del 2018, in cui riassume più o meno quello che penso della società contemporanea in cui viviamo. Una società che continua a produrre, da un paio di decenni oramai, una classe politica inetta e miope, che guarda soltanto al domani, ma raramente al dopodomani. Una società ossessionata soltanto dal proteggere il proprio portafogli, accartocciata su se stessa, non più in grado di produrre le grandi rivoluzioni che i nostri nonni ed i nostri padri hanno visto con i loro occhi. Una società in putrefazione, per usare le parole del Censis di qualche anno fa. E non parlo solo dell’Italia, anzi: le parole di Marchionne che riporto qui sotto si possono applicare benissimo a Stati Uniti ed occidente in genere. In cui tutti reclamiamo i nostri diritti, mentre accolliamo i doveri a quelli che ci stanno intorno. Leggi il resto : Un atteggiamento passivo nei confronti del presente

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