due chiacchiere

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Voglio raccontarti una storia

Oggi voglio condividere le parole che Laurie Anderson ha scritto su un muro della sua mostra in un museo di Washington, D.C. che abbiamo visitato durante il nostro viaggio qualche mese fa. Parole che si leggono tutte d’un fiato sotto l’ombrellone, mentre la brezza trasporta la mente in mondi lontani e pieni di sensazioni ricche ed intense.

Voglio raccontarti la storia di una storia. Che comincia all’incirca nel periodo in cui ho scoperto che la maggior parte degli adulti non ha idea di cosa stia parlando. Era il centro dell’estate, io avevo dodici anni. Ero il tipo di ragazza che voleva sempre mettersi in mostra. Ho sette fratelli e sorelle, e mi perdevo sempre tra la folla. Avrei fatto qualsiasi cosa per ottenere un po’ d’attenzione. Così un giorno, mentre ero in piscina, decisi di fare un tuffo dal trampolino più alto. Il tipo di tuffo in cui ti senti per qualche istante magicamente sospesa a mezz’aria. E tutti ti guardano ed esclamano stupiti “Guarda com’è incredibile, stupenda!”

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Riciclare la plastica non basta più

Da qualche settimana a questa parte lo stato del New Jersey dove abito ha messo al bando le buste di plastica: dal supermercato al negozio di abbigliamento, d’ora in poi dovrai portarti la tua borse riutilizzabile dove mettere i tuoi acquisti. Ovviamente c’è stato un gran dibattito sull’efficacia di questi interventi governativi, con buona parte della popolazione a favore di questo cambiamento, e qualche voce solitaria fuori dal coro (inclusa quella del sottoscritto) a far notare che, sebbene sia un passo nella giusta direzione, alla fine dei conti si tratta della proverbiale goccia nel mare, utile solo a creare un fastidio alla gente, e nulla di più. Perché questo cambiamento forse ci fa sentire con la coscienza a posto, ma la realtà è che dovremmo rivoluzionare la filiera di confezionamento dei prodotti. Per decenni ci hanno martellato di pubblicità progresso per insegnarci a riciclare, ed ora si scopre non solo che il riciclaggio della plastica non funziona, ma che alle azienda non interessa proprio fare la propria parte. Leggi il resto di Riciclare la plastica non basta più

Pronunciare la g in inglese

Un mio collega in ufficio sta cercando di imparare l’italiano tramite Duolingo, e si lamenta sempre di quanto siano difficili i verbi nella nostra lingua, specialmente le coniugazioni dei vari tempi con le varie persone. D’altro canto, questo è un concetto a cui gli americani non sono abituati, dato che in genere il verbo rimane lo stesso a prescindere dalla persona che compie l’azione. Ha anche difficoltà a ricordarsi quali oggetti sono maschili e quali sono femminili, ma su questo non saprei proprio come aiutarlo. Allora l’altro giorno la discussione è cascata sulla pronuncia, specialmente della G gutturale e palatale, che in inglese si dice rispettivamente hard G and soft G. Il che mi ha dato lo spunto per il post di oggi, in cui ti propongo un video che spiega le differenze ed alcune regole su quale usare e quando. Ora capisco perché la gente qui mi chiama sempre Gherlando 😒. Leggi il resto di Pronunciare la g in inglese

Impariamo i tempi con la matematica

Oggi voglio proporti una lezione d’inglese leggera e divertente. Un insegnante africano s’è inventato un modo geniale per far ricordare ai suoi alunni come coniugare i complicati verbi irregolari americani sfruttando delle semplici operazioni algebriche, come mostrato nel video qui sotto. Ovviamente si tratta di una provocazione, perché la lingua a stelle e strisce è ben lontana dalla prevedibilità delle formule matematiche a cui siamo abituati. Ma bisogna ammettere che la sua spiegazione non fa una piega.

Finalmente qualche giorno di vacanza

Breve comunicazione di servizio per avvisare i naviganti che il sottoscritto e l’allegra camufamiglia hanno deciso d’imbarcarsi su un aereo dopo quattro anni, in direzione Florida. Da quando è cominciata la pandemia, abbiamo fatto soltanto viaggi in auto, perché a me l’idea di stare chiuso per qualche ora in un tubo di metallo pieno di possibili infetti non è che mi sconfinferava più di tanto. Ma ora che il virus è praticamente diventato endemico, abbiamo deciso di farci coraggio e di affrontare quest’avventura. Ci dirigeremo verso la parte dello stato dei raggi di soli chiamata Panhandle, letteralmente manico della padella, al confine con l’Alabama, dove speriamo di poterci crogiolare per qualche giorno sulle sabbie finissime del Golfo del Messico. Ma non preoccuparti, le trasmissioni su queste pagine continueranno ininterrotte, anche grazie alla possibilità di programmare qualche post in anticipo. Buone ferie a tutti!

Gli operatori di telefonia americani

Dopo aver esplorato in lungo e largo le varie catene della distribuzione e della ristorazione americana, vorrei allargare un po’ il raggio d’azione ad altri settori e servizi. L’obiettivo rimane sempre quello di fornire qualche informazione utile a coloro che si accingono a visitare il Paese a stelle e strisce per turismo o per lavoro. Oggigiorno una cosa a cui non si può assolutamente rinunciare è il telefonino. Non so come funzionino le cose con gli operatori italiani quando si viaggia all’estero, ma qui il conto diventa salato molto in fretta se si cerca di fare una telefonata in roaming fuori dal territorio nazionale. Per questo, ogni volta che andiamo in Italia, metto da parte la mia schedina americana e ne compro una locale, giusto per avere la possibilità di usare i dati e fare telefonate con Whatsapp all’occorrenza (in modo che il mio “numero” non cambia). Così, supponendo che se vieni in viaggio a New York tu abbia la stessa esigenza, eccoti un elenco dei principali operatori (carriers) di telefonia mobile nazionali. Leggi il resto di Gli operatori di telefonia americani

La pizza si cuoce nel barbecue

Con questo caldo non c’è nulla di meglio che invitare una manciata di amici a passare una domenica pomeriggio in allegria, tra uno stuzzichino e qualche chiacchiera. E così mentre grigliavo qualche hamburger sul mio fido barbecue della Weber, dicevo quanto mi piacerebbe poter avere un forno a legna dove poter cuocere una pizza come si deve. Già, perché se c’è una cosa che mi manca dell’Italia è il sapore indescrivibile delle pizze cotte a legna. Qui la maggioranza delle pizzerie hanno il forno elettrico, e trovarne una che usi quello a legna è più difficile che trovare il proverbiale ago nel pagliaio. Così uno dei commensali mi ha fatto notare che esistono delle piastre che consentono di trasformare il barbecue in un (quasi) forno per pizze. L’ho ordinata il giorno dopo e l’abbiamo provata lo scorso fine settimana. Devo dire che siamo rimasti positivamente colpiti dal risultato finale (forse anche merito della mia ricetta collaudata?), e dalla semplicità d’uso. Finalmente una pizza come Dio comanda, fatta in casa. Leggi il resto di La pizza si cuoce nel barbecue

Gli uomini d’oro

Tanti, ma tanti anni fa, Sunshine ed io guardammo un film intitolato Crash, contatto fisico, di cui scrissi una breve recensione quando questo blog era ancora in fasce. A parte le vicende narrate in quella pellicola, ciò che mi colpì fu l’espediente narrativo di esplorare i fatti dal punto di vista dei vari personaggi coinvolti. Un approccio simile a quello che Vincenzo Alfieri decide di usare in Gli uomini d’oro, una produzione del 2019 con Edoardo Leo, Fabio De Luigi ed un a me sconosciuto Giampaolo Morelli. La storia racconta, a quanto dichiarano i titoli di coda, gli incredibili eventi di un fatto di cronaca realmente accaduto: una rapina con l’obiettivo di fuggire nei paradisi esotici da parte di un gruppo di uomini che non sono criminali ma hanno l’occasione giusta in virtù del lavoro che fanno. Il risultato finale ha il sapore di un miscuglio tra Pulp Fiction e Leòn, con una spruzzatina di Ocean’s Eleven. Leggi il resto di Gli uomini d’oro

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