due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 23

Chissà se qualcuno si è pentito sul nucleare

Era il giugno del 2011 quando il popolo del Belpaese votava, per la seconda volta, contro l’uso dell’energia nucleare in Italia. Già all’epoca scrivevo un post volutamente polemico sull’argomento, visto che io non ho mai capito quest’ostinazione a non voler costruire centrali nucleari quando in tutta Europa siamo circondati. Beh, oggi ho voglia di essere un po’ polemico nuovamente: mi farebbe piacere chiedere a coloro che all’epoca si erano schierati contro quel tipo di politica energetica nazionale cosa ne pensano oggi, con la benzina che ha sfondato il tetto dei due euro al litro, e con una nazione che dipende da risorse naturali estere per la stragrande maggioranza del suo fabbisogno domestico. Intanto continuiamo ad inquinare e bruciare combustibili fossili, mentre i parrucconi dei piani alti insistono nel firmare protocolli, da Kyoto a Parigi, pieni di tante buone intenzioni e promesse che, diciamocelo chiaramente, nessuno mai vorrà davvero mantenere. Perché il tintinnio dei ricavi economici è più suadente ed attraente della salute del pianeta, in una cultura consumistica che sta facendo implodere l’occidente intero, come ci ricorda la piccola Greta Thumberg ogni giorno con le sue azioni di protesta. Nel frattempo, zitta zitta, la Francia si prepara a costruire 18 nuovi impianti di ultima generazione entro il 2050.

Un’isteria di massa contro i russi

In questi giorni ho letto un bel po’ sulla guerra in Ucraina, per cercare di dare un senso a quello che vedo in televisione. Quello che affiora è che in tanti, almeno qui in America, stanno iniziando a confondere Putin con i russi in generale, ed i giornali già riportano i primi incidenti di xenofobia. D’altro canto, questo sentimento di disdegno verso la cultura russa, radicato nella mentalità americana sin dai tempi della cortina di ferro, non è mai scomparso completamente. A me viene sempre in mente Rocky 4, in cui il buon Stallone deve sconfiggere il “cattivo” Ivan Drago, incarnazione muscolosa dell’intollerante nazione rossa. Ovviamente i social non aiutano a migliorare le cose, e sono pieni di catene che circolano su Facebook invitando la gente a boicottare ad esempio i rifornimenti della Lukoil, o a vandalizzare ristoranti russi in giro per l’America. Come diceva qualcuno tanto tanto tempo fa, “a me, me pare na strunzat”, mi si perdoni il francesismo. Leggi il resto di Un’isteria di massa contro i russi

E se tutto diventasse virtuale?

Uno dei miei cavalli di battaglia, quando si tratta di immaginare futuri distopici o utopici che sia, è la fragilità e la precarietà del nostro corpo. Già tredici anni fa scrivevo:

Ho sempre sostenuto che il corpo di cui siamo dotati non è altro che un’appendice del nostro cervello. Un orpello di cui non possiamo fare a meno per il semplice fatto che finora il mondo è stato basato sulla fisicità. Ma la tecnologia apre nuovi allettanti scenari. Pensa un po’: non ti toccherebbe più prendere la macchina per andare al lavoro (ovvero zero inquinamento da trasporto), non servirebbe mangiare, al cervello basterebbe qualche millivolt per funzionare, con buona pace delle mucche che potrebbero pascolare felici.

Oggi, tra guerre, cambiamenti climatici ed avanzamenti della tecnologia, la mia speranza che l’umanità si muova in quella direzione è ancora più forte. Negli anni abbiamo avuto modo di assaporare varie interpretazioni cinematografiche di quest’idea, dal classico Il Tagliaerbe (uscito 30 anni fa!) a Matrix, dall’episodio San Junipero di Black Mirror a Il mondo dei replicanti con il buon Bruce Willis dei tempi d’oro. Leggi il resto di E se tutto diventasse virtuale?

La giornata internazionale delle donne

Le donne italiane oggi si vedono oggetto di attenzioni particolari, ricoperte di mimose e cioccolatini per la loro “festa”. Qui in America non è una tradizione altrettanto radicata, e molti neppure sanno che oggi si celebra la giornata internazionale della donna. D’altro canto, non sarebbe meglio celebrarle tutti i giorni? Ed in questo mondo dove la distinzione tra sessi diventa sempre più sbiadita, ha ancora senso mantenere questa ricorrenza? Viviamo in un’epoca in cui ogni orientamento sessuale erige fiero la sua bandiera per distinguersi dal resto e proclamare la propria indipendenza dagli stereotipi antiquati, e sono convinto che le donne che oggi escono con le amiche per andarsi a godere uno spogliarellista sul palco, sono complici di questo clima di divisione. Nell’era dell’ultra-individualismo da Covid, non ce n’è proprio bisogno. Leggi il resto di La giornata internazionale delle donne

Una guerra che ancora non capisco

Per oggi avevo pianificato un post leggero, per chiudere il fine settimana in bellezza, condividendo la ricetta di un cocktail portoricano da sorseggiare in compagnia di amici mentre si celebra spensieratamente il carnevale. Ma l’invasione dell’Ucraina da parte dei russi mi ha spinto a cambiare programma, ed a condividere i miei pensieri in merito. Iniziando dal fatto che mi sembra di essere sott’acqua in questi giorni: tutte le voci che parlano di questa guerra giungono alle mie orecchie come ovattate e rimbombanti, ed ho la sensazione di vivere in una realtà parallela, come quelle narrate dalle serie tv distopiche che mi piacciono tanto. È proprio una sensazione strana, difficile da descrivere, quasi surreale. Nulla pare avere senso, ed il mio cervello, che di neuroni ne ha persi parecchi in questi anni, non riesce a trovare una logica nelle immagini che mi scorrono davanti. All’epoca ho impiegato mesi a capire i motivi che avevano portato alla guerra in Siria, ed ora, come in un deja-vu, mi ritrovo a pormi la stessa domanda di fondo: perché? Io mica l’ho ancora capito cos’è che vuole Putin. Leggi il resto di Una guerra che ancora non capisco

La trasformazione sociale innescata dal Covid

Oggi ricorre il secondo anniversario della scoperta del primo caso accertato di Covid in Italia. Tutti vorremmo dimenticare questo periodo delle nostre vite, la tristezza, l’amarezza, la rabbia, le paure e l’incertezza che ci hanno accompagnato in questi due anni. Eppure sono convinto che ricordare, al contrario, è un modo per rimarginare le ferite, per imparare dai nostri errori e capire come possiamo costruire una società migliore da qui in avanti. Il mondo intero, per la prima volta dall’ultimo evento che ha coinvolto un così gran numero di nazioni, emerge trasformato sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, politico e psicologico. Ci siamo riscoperti più cinici, più distaccati, più individualisti. Se nelle fasi preliminari della pandemia la società ha reagito con senso di responsabilità ed un rinnovato spirito collettivo (come dimenticare i cori dai balconi delle città?), i lockdown ci hanno forzato a pensare in maniera egoistica, ed a dubitare sia della scienza che dei ciarlatani del web. Ma cominciamo dall’inizio. Leggi il resto di La trasformazione sociale innescata dal Covid

Un terreno fertile per il cambiamento politico

Terza ed ultima parte di questa miniserie in cui ho deciso di tradurre una puntata del podcast Freakonomics Radio che, quando facevo il pendolare a New York, ascoltavo religiosamente ogni settimana. Un programma intelligente che approfondisce i vari aspetti della nostra vita quotidiana dal punto di vista di un economista. Tramite questo podcast ad esempio ho scoperto cosa fosse Crispr, quando intervistarono la mamma di questa tecnologia, Jennifer Doudna. Oppure ho avuto modo di riflettere su come l’empatia all’interno degli ospedali, per quel poco che si trova, finisca per avere un risvolto economico sui pazienti. Il conduttore, sempre in modo pacato e educato, ha anche scritto l’omonimo libro, che a quanto pare è stato tradotto anche in Italiano. Te ne consiglio vivamente la lettura. Leggi il resto di Un terreno fertile per il cambiamento politico

I sistemi politico ed industriale a confronto

Ed eccoci qui per la seconda puntata di questa mini-serie sul duopolio politico americano. Come dicevo la scorsa settimana, sono convinto che il sistema bipolare attuale abbia spinto il Paese a stelle e strisce troppo vicino al baratro da cui non si può più risalire. E sempre più persone avvertono questo senso di irrequietezza ed esprimono la loro voglia di cambiamento. Come in Italia si è assistito alla nascita del Movimento Cinque Stelle in risposta all’insofferenza verso la “vecchia” politica (io ancora mi ricordo i Vaffanculo Day organizzati da Beppe Grillo nel lontano 2007), anche qui stanno nascendo alternative politiche come il Movimento per il Partito del Popolo, che sembrano avere molto in comune con l’omologo italiano. Spero solo che l’epilogo dei cugini americani non sia lo stesso di quello dei grillini, che dopo aver raccolto uno schiacciante consenso popolare alle elezioni di qualche anno fa, si sono sgonfiati come un sufflè cotto male. Continuiamo dunque la traduzione dell’analisi di Freakonomics Radio sulla situazione statunitense. Leggi il resto di I sistemi politico ed industriale a confronto

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