due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 24

Il duopolio che sta rovinando l’America

Prima che la pandemia mi regalasse l’opportunità di lavorare da casa, di tanto in tanto ascoltavo sul treno per New York un podcast chiamato Freakonomics Radio (La radio della stravaganteconomia, si potrebbe tradurre in Italiano), nel quale un economista ed un giornalista analizzano ogni settimana un aspetto della nostra società in chiave economica, in maniera intelligente e stimolante. Qualche anno fa, uno degli episodi mise sotto la lente d’ingrandimento il famoso bipolarismo americano. Come forse saprai, qui esistono principalmente due partiti, democratici e repubblicani, che si alternano al potere in un sistema presidenziale a mio parere troppo rigido, che non lascia spazio al pluralismo d’idee amplificato negli ultimi anni dai social e dalla disillusione generale verso la politica. Tutti se ne lamentano, ma nessuno fa nulla per cambiare davvero le cose. Forse perché fa comodo mantenere lo stato attuale, ipotizza la puntata in questione. Riporto qui di seguito la prima parte di un estratto di quell’episodio, tradotto in italiano. Leggi il resto di Il duopolio che sta rovinando l’America

Il rapporto del Censis per il 2021

Durante il mio periodo più prolifico, c’era un appuntamento a cui non rinunciavo mai: un commento sull’annuale rapporto rilasciato dal Censis sullo stato del Paese. Nel 2011, esattamente dieci anni fa, l’Italia veniva rappresentata come un’ameba fragile ed isolata: “Un sistema che, ancora nel picco della crisi 2008-2009, aveva dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, acquisendo una chiara good reputation internazionale, si ritrova inaspettatamente fragile, annaspando sulla difesa dei meccanismi che supportavano tale good reputation, e ancor più annaspando sulle decisioni che dovrebbero e potrebbero rilanciare lo sviluppo.” Fast forward al 2021, come direbbero gli Americani, le cose non sono cambiate poi molto, stando a quello che il Censis scrive nel suo cinquantacinquesimo rapporto:

Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione, l’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso e presentare un razionale programma di sviluppo. La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze con il continuo intrecciarsi di realtà emerse e sommerse, quotidiane e di lungo periodo, particolari e generali. Oggi questo non basta più. Senza una coscienza collettiva, coscienza di coscienze, capace di guardare dall’alto e lontano quel che la società chiede o attua, senza un’unitarietà di approccio agli investimenti sociali, senza immaginare una politica di sviluppo, il Paese rimane prigioniero delle sue fragilità.

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Ma tu vorresti davvero vivere per sempre?

Il 2022 oggi fa sentire i suoi primi vagiti, o piuttosto botti, in giro per il mondo. Tutti ci ritroviamo un anno più vecchi, e sebbene cerchiamo di non pensarci, abbiamo in linea di massima accettato il fatto che il tempo trascorre inesorabile e che prima o poi arriverà il momento di dire addio a questo mondo terreno. Si lo so, oggi bisogna essere allegri, spensierati, festeggiare l’anno nuovo e gozzovigliare alla faccia di tutto e tutti. Ma a me i capodanni hanno sempre fatto quest’effetto nostalgico, ed ora che ho ripreso le trasmissioni su queste pagine, era scontato che avrei voluto condividere questi sentimenti con te. In realtà l’ispirazione per questo intervento mi è venuta qualche settimana fa, dopo aver letto un articolo in cui si analizzano i risvolti etici ed economico-sociali del voler vivere più a lungo. In breve, il punto dell’autore è: va bene spendere miliardi per cercare di allungare la vita, ma avete visto cosa succede all’economia nei Paesi dove si vive di più e ci sono meno nascite? Pensiamo davvero che la qualità della vita sarebbe migliore se tutti vivessimo fino a 150 anni? Leggi il resto di Ma tu vorresti davvero vivere per sempre?

Una chiesa al passo con i tempi

Leggevo oggi un articolo su come quasi un terzo dei giovani americani si dichiari non affiliato a nessuna religione. E così mi veniva da pensare alla mia esperienza personale in merito. Sin da piccolo, la religione cattolica è sempre stata parte integrante della mia vita. Vuoi perché all’epoca mia nonna era molto praticante e aveva piacere che i nipoti si coinvolgessero in un modo o nell’altro, vuoi perché la cultura siciliana nella quale sono cresciuto era ed è tuttora indivisibilmente legata alle tradizioni religiose tramandate da secoli. Basti pensare a come i meridionali abbiano esportato persino in America le processioni di santi e madonne, espandendole a vere e proprie feste popolari di folklore ed occasioni per incontrare i propri connazionali.

Dapprima furono gli anni da chierichetto e di partecipazione all’Azione Cattolica, di cui ho ancora piacevoli ricordi per le varie attività che svolgevamo durante l’anno. Ma finito quel periodo, imparai ad accettare passivamente il rito di andare a messa la domenica, di recitare a memoria tutti i passaggi e di eseguire la ripetitiva gestualità di contorno quasi come un automa. Mi mancava l’entusiasmo dell’oratorio, ed ogni volta che varcavo la soglia uscendo dalla chiesa, mi rendevo conto di non star portando con me nulla di nuovo: a stento avevo fatto attenzione all’omelia del prete, sempre vaga e raramente legata all’attualità, e dopo pochi minuti già non ricordavo neppure cosa avesse detto. La morale, era in fondo sempre la stessa: fate i bravi e non fate del male al prossimo. Leggi il resto di Una chiesa al passo con i tempi

La pandemia e la democrazia

Siamo in questa pandemia da oramai quasi due anni, ancora non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel, ed io non riesco a capire come mai. Quando il mondo fu infestato dall’influenza spagnola all’inizio del secolo scorso (un debutto in grande stile, non c’è che dire, del virus H1N1), morirono un sacco di persone, ma se ne uscirono nel giro di un paio d’anni. Eppure non avevano accesso alla conoscenza, tecnologia ed organizzazione internazionale che abbiamo a disposizione nel 2021. Ai giorni d’oggi riusciamo a mandare robot su Marte e sparare missili che attraversano l’intero oceano Pacifico per colpire obiettivi con precisione millimetrica, eppure i governi non riescono a mettere insieme un piano d’azione coeso (si dice così, vero?), e continuano a brancolare nel buio e nell’incertezza. Forse perché non abbiamo, scusami l’espressione, politici con le palle come c’erano nel 1920. Non solo in Italia ed in America, sia chiaro, ma a livello mondiale, con qualche rara eccezione. Leggi il resto di La pandemia e la democrazia

I nuovi mostri

Manco dal panorama blogosferico italiano da parecchi anni oramai, ed ho praticamente perso traccia dei superstiti che hanno saputo resistere all’attrazione fatale di Instagram, TikTok e compagni. Davide ha già notato che son tornato e si è fatto vivo in un commento. Per gli altri che frequentavano la mia dimora virtuale, ho spulciato tra i link nei commenti per vedere chi fosse ancora in onda, ed ho solo trovato una manciata di blog saltuariamente attivi: il Caigo, Emanuele, EvilRipper, Colti Sbagli, Andrea Beggi, per citarne alcuni. Tra i pochi felicemente attivi, come mi è stato fatto notare nei commenti, sono rimasti Samuele Silva e FiordiCactus. Mentre la mia mente è assorbita dai lavori di ristrutturazione, pensavo già di riattivare il mio vecchio account Feedly, creato dopo la triste scomparsa di Google Reader, ma non vi ho trovato molto materiale utile. Dei tanti nomi famosi dell’epoca d’oro della blogosfera italiana (Ninna, Larvotto, giusto per citarne un paio che mi sovvengono così su due piedi) mi pare che oramai si siano perse le tracce. Così ti chiedo: chi vale la pena seguire al giorno d’oggi che non sia un blog commerciale o di notizie prefabbricate in massa per monetizzare il traffico? Esistono ancora blog che raccontano in maniera romantica e genuina la quotidianità e le peripezie dell’Italiano medio?

Italicum, un compromesso decente

Leggo dai giornali italiani che in Senato è stata approvata la nuova legge elettorale, grazie all’appoggio della minoranza di Berlusconi, e con alcuni senatori del partito di maggioranza a fare opposizione (come al solito le cose in Italia devono essere inutilmente complicate). L’Italicum è stato il frutto di una lunga serie di compromessi, alcuni alla luce del sole, altri sottobanco. Ma per una volta ho deciso di lasciare da parte le manfrine politiche, ed andare al sodo analizzando la struttura di base di questa nuova legge elettorale. Dopo il proporzionale puro, il Mattarellum ed il Porcellum, l’Italicum si basa su alcuni capisaldi: è un sistema proporzionale con forte premio di maggioranza e, finalmente, l’accesso al doppio turno in caso di mancato raggiungimento di una maggioranza solida. Leggi il resto di Italicum, un compromesso decente

La dichiarazione dei redditi americana

Oggi approfitto di un’inattesa giornata di vacanza, gentilmente concessa dalla tempesta di neve Juno. La quale, stando ai media locali, avrebbe dovuto far cascare una cinquantina di centimetri di neve a New York e sui sobborghi circostanti. Grazie al cielo i meteorologi ancora una volta non c’hanno azzeccato, e così alla fine di centimetri se ne sono accumulati si e no una decina. Nel tepore del mio piccolo ufficio, stavo spulciando scartoffie varie nel tentativo di compilare il modulo 1040 (l’equivalente del 730 italico) per l’invio elettronico della dichiarazione dei redditi. Leggi il resto di La dichiarazione dei redditi americana

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