Per oggi avevo pianificato un post leggero, per chiudere il fine settimana in bellezza, condividendo la ricetta di un cocktail portoricano da sorseggiare in compagnia di amici mentre si celebra spensieratamente il carnevale. Ma l’invasione dell’Ucraina da parte dei russi mi ha spinto a cambiare programma, ed a condividere i miei pensieri in merito. Iniziando dal fatto che mi sembra di essere sott’acqua in questi giorni: tutte le voci che parlano di questa guerra giungono alle mie orecchie come ovattate e rimbombanti, ed ho la sensazione di vivere in una realtà parallela, come quelle narrate dalle serie tv distopiche che mi piacciono tanto. È proprio una sensazione strana, difficile da descrivere, quasi surreale. Nulla pare avere senso, ed il mio cervello, che di neuroni ne ha persi parecchi in questi anni, non riesce a trovare una logica nelle immagini che mi scorrono davanti. All’epoca ho impiegato mesi a capire i motivi che avevano portato alla guerra in Siria, ed ora, come in un deja-vu, mi ritrovo a pormi la stessa domanda di fondo: perché? Io mica l’ho ancora capito cos’è che vuole Putin. Leggi il resto di Una guerra che ancora non capisco
Archivio degli articoli in salotto, pagina 24
La trasformazione sociale innescata dal Covid
Oggi ricorre il secondo anniversario della scoperta del primo caso accertato di Covid in Italia. Tutti vorremmo dimenticare questo periodo delle nostre vite, la tristezza, l’amarezza, la rabbia, le paure e l’incertezza che ci hanno accompagnato in questi due anni. Eppure sono convinto che ricordare, al contrario, è un modo per rimarginare le ferite, per imparare dai nostri errori e capire come possiamo costruire una società migliore da qui in avanti. Il mondo intero, per la prima volta dall’ultimo evento che ha coinvolto un così gran numero di nazioni, emerge trasformato sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, politico e psicologico. Ci siamo riscoperti più cinici, più distaccati, più individualisti. Se nelle fasi preliminari della pandemia la società ha reagito con senso di responsabilità ed un rinnovato spirito collettivo (come dimenticare i cori dai balconi delle città?), i lockdown ci hanno forzato a pensare in maniera egoistica, ed a dubitare sia della scienza che dei ciarlatani del web. Ma cominciamo dall’inizio. Leggi il resto di La trasformazione sociale innescata dal Covid
Un terreno fertile per il cambiamento politico
Terza ed ultima parte di questa miniserie in cui ho deciso di tradurre una puntata del podcast Freakonomics Radio che, quando facevo il pendolare a New York, ascoltavo religiosamente ogni settimana. Un programma intelligente che approfondisce i vari aspetti della nostra vita quotidiana dal punto di vista di un economista. Tramite questo podcast ad esempio ho scoperto cosa fosse Crispr, quando intervistarono la mamma di questa tecnologia, Jennifer Doudna. Oppure ho avuto modo di riflettere su come l’empatia all’interno degli ospedali, per quel poco che si trova, finisca per avere un risvolto economico sui pazienti. Il conduttore, sempre in modo pacato e educato, ha anche scritto l’omonimo libro, che a quanto pare è stato tradotto anche in Italiano. Te ne consiglio vivamente la lettura. Leggi il resto di Un terreno fertile per il cambiamento politico
I sistemi politico ed industriale a confronto
Ed eccoci qui per la seconda puntata di questa mini-serie sul duopolio politico americano. Come dicevo la scorsa settimana, sono convinto che il sistema bipolare attuale abbia spinto il Paese a stelle e strisce troppo vicino al baratro da cui non si può più risalire. E sempre più persone avvertono questo senso di irrequietezza ed esprimono la loro voglia di cambiamento. Come in Italia si è assistito alla nascita del Movimento Cinque Stelle in risposta all’insofferenza verso la “vecchia” politica (io ancora mi ricordo i Vaffanculo Day organizzati da Beppe Grillo nel lontano 2007), anche qui stanno nascendo alternative politiche come il Movimento per il Partito del Popolo, che sembrano avere molto in comune con l’omologo italiano. Spero solo che l’epilogo dei cugini americani non sia lo stesso di quello dei grillini, che dopo aver raccolto uno schiacciante consenso popolare alle elezioni di qualche anno fa, si sono sgonfiati come un sufflè cotto male. Continuiamo dunque la traduzione dell’analisi di Freakonomics Radio sulla situazione statunitense. Leggi il resto di I sistemi politico ed industriale a confronto
Il duopolio che sta rovinando l’America
Prima che la pandemia mi regalasse l’opportunità di lavorare da casa, di tanto in tanto ascoltavo sul treno per New York un podcast chiamato Freakonomics Radio (La radio della stravaganteconomia, si potrebbe tradurre in Italiano), nel quale un economista ed un giornalista analizzano ogni settimana un aspetto della nostra società in chiave economica, in maniera intelligente e stimolante. Qualche anno fa, uno degli episodi mise sotto la lente d’ingrandimento il famoso bipolarismo americano. Come forse saprai, qui esistono principalmente due partiti, democratici e repubblicani, che si alternano al potere in un sistema presidenziale a mio parere troppo rigido, che non lascia spazio al pluralismo d’idee amplificato negli ultimi anni dai social e dalla disillusione generale verso la politica. Tutti se ne lamentano, ma nessuno fa nulla per cambiare davvero le cose. Forse perché fa comodo mantenere lo stato attuale, ipotizza la puntata in questione. Riporto qui di seguito la prima parte di un estratto di quell’episodio, tradotto in italiano. Leggi il resto di Il duopolio che sta rovinando l’America
Il rapporto del Censis per il 2021
Durante il mio periodo più prolifico, c’era un appuntamento a cui non rinunciavo mai: un commento sull’annuale rapporto rilasciato dal Censis sullo stato del Paese. Nel 2011, esattamente dieci anni fa, l’Italia veniva rappresentata come un’ameba fragile ed isolata: “Un sistema che, ancora nel picco della crisi 2008-2009, aveva dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, acquisendo una chiara good reputation internazionale, si ritrova inaspettatamente fragile, annaspando sulla difesa dei meccanismi che supportavano tale good reputation, e ancor più annaspando sulle decisioni che dovrebbero e potrebbero rilanciare lo sviluppo.” Fast forward al 2021, come direbbero gli Americani, le cose non sono cambiate poi molto, stando a quello che il Censis scrive nel suo cinquantacinquesimo rapporto:
Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione, l’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso e presentare un razionale programma di sviluppo. La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze con il continuo intrecciarsi di realtà emerse e sommerse, quotidiane e di lungo periodo, particolari e generali. Oggi questo non basta più. Senza una coscienza collettiva, coscienza di coscienze, capace di guardare dall’alto e lontano quel che la società chiede o attua, senza un’unitarietà di approccio agli investimenti sociali, senza immaginare una politica di sviluppo, il Paese rimane prigioniero delle sue fragilità.
Ma tu vorresti davvero vivere per sempre?
Il 2022 oggi fa sentire i suoi primi vagiti, o piuttosto botti, in giro per il mondo. Tutti ci ritroviamo un anno più vecchi, e sebbene cerchiamo di non pensarci, abbiamo in linea di massima accettato il fatto che il tempo trascorre inesorabile e che prima o poi arriverà il momento di dire addio a questo mondo terreno. Si lo so, oggi bisogna essere allegri, spensierati, festeggiare l’anno nuovo e gozzovigliare alla faccia di tutto e tutti. Ma a me i capodanni hanno sempre fatto quest’effetto nostalgico, ed ora che ho ripreso le trasmissioni su queste pagine, era scontato che avrei voluto condividere questi sentimenti con te. In realtà l’ispirazione per questo intervento mi è venuta qualche settimana fa, dopo aver letto un articolo in cui si analizzano i risvolti etici ed economico-sociali del voler vivere più a lungo. In breve, il punto dell’autore è: va bene spendere miliardi per cercare di allungare la vita, ma avete visto cosa succede all’economia nei Paesi dove si vive di più e ci sono meno nascite? Pensiamo davvero che la qualità della vita sarebbe migliore se tutti vivessimo fino a 150 anni? Leggi il resto di Ma tu vorresti davvero vivere per sempre?
Una chiesa al passo con i tempi
Leggevo oggi un articolo su come quasi un terzo dei giovani americani si dichiari non affiliato a nessuna religione. E così mi veniva da pensare alla mia esperienza personale in merito. Sin da piccolo, la religione cattolica è sempre stata parte integrante della mia vita. Vuoi perché all’epoca mia nonna era molto praticante e aveva piacere che i nipoti si coinvolgessero in un modo o nell’altro, vuoi perché la cultura siciliana nella quale sono cresciuto era ed è tuttora indivisibilmente legata alle tradizioni religiose tramandate da secoli. Basti pensare a come i meridionali abbiano esportato persino in America le processioni di santi e madonne, espandendole a vere e proprie feste popolari di folklore ed occasioni per incontrare i propri connazionali.
Dapprima furono gli anni da chierichetto e di partecipazione all’Azione Cattolica, di cui ho ancora piacevoli ricordi per le varie attività che svolgevamo durante l’anno. Ma finito quel periodo, imparai ad accettare passivamente il rito di andare a messa la domenica, di recitare a memoria tutti i passaggi e di eseguire la ripetitiva gestualità di contorno quasi come un automa. Mi mancava l’entusiasmo dell’oratorio, ed ogni volta che varcavo la soglia uscendo dalla chiesa, mi rendevo conto di non star portando con me nulla di nuovo: a stento avevo fatto attenzione all’omelia del prete, sempre vaga e raramente legata all’attualità, e dopo pochi minuti già non ricordavo neppure cosa avesse detto. La morale, era in fondo sempre la stessa: fate i bravi e non fate del male al prossimo. Leggi il resto di Una chiesa al passo con i tempi