due chiacchiere

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H&R Block, anche per le tasse esiste una catena

E così anche per quest’anno è arrivato il momento di presentare la dichiarazione dei redditi nel Paese a stelle e strisce. Lo zio Sam batterà cassa lunedì prossimo: di solito la scadenza è il 15 aprile, ma dato che nel 2023 casca nel fine settimana, ci hanno regalato, bontà loro, un paio di giorni in più per pareggiare i conti con il fisco. Io in realtà non aspetto mai fino all’ultimo momento, anche perché in genere tra deduzioni e detrazioni, va a finire che ci mandano un parziale rimborso di quanto ci è stato trattenuto in busta paga durante l’anno precedente, quindi perché far godere quei lauti compensi allo Stato? L’impostazione generale è abbastanza simile a quella italiana, con sconti per i figli a carico, per le spese mediche ed un lungo elenco di altre cose. Per la preparazione del modello 1040 ci si può rivolgere ad associazioni locali, ma sfortunatamente non esistono servizi come il CAF, e quindi spesso tocca parlare con un commercialista per navigare le varie opportunità per tenere qualche soldo extra in tasca. Leggi il resto di H&R Block, anche per le tasse esiste una catena

Una frenata monetaria troppo brusca

Ne parlavo già una quindicina d’anni fa, ed a quanto pare la storia si sta ripetendo in questi mesi: la politica monetaria delle banche centrali in giro per il mondo sta mandando l’economia in tilt, rendendo la metaforica barca impossibile da governare. Per anni, già da ben prima della pandemia, hanno praticamente regalato soldi a vagonate mantenendo gli interessi bassi (come dimenticare il famoso Whatever it takes di Mario Draghi nel 2015?). Il risultato? Un’economia drogata, un po’ come ai tempi della bolla di internet degli anni Novanta, in cui migliaia di aziende hanno aperto da un giorno all’altro, assumendo allegramente senza paura di finire in bancarotta, contando sul fatto di poter attingere a continui prestiti gratuiti per finanziare le proprie idee ed i propri fallimenti. La letteratura economica in quest’ambito è molto ampia, con studiosi da ogni parte del mondo a suonare campanelli d’allarme sui pericoli di questa politica così lassista. Poi è arrivata la pandemia, ed i tassi già bassi (che quindi lasciavano poche armi alle banche centrali per rianimare l’economia), sono stati forzati ad uno zero innaturale. Leggi il resto di Una frenata monetaria troppo brusca

Arancine in 15 minuti

Per non perdere l’allenamento con il mio dialetto d’origine, seguo di tanto in tanto il canale video di Stefano Piazza, comico e monologhista palermitano che ha fatto della veracità siciliana il suo cavallo di battaglia più importante. Da tempo si diverte ad andare in giro per le città dell’isola intervistando i passanti su temi d’attualità, ma anche per sviscerare il significato di alcune parole dialettali e modi di fare tipici di noi isolani che il resto d’Italia e del mondo difficilmente potrà mai capire. A volte si diverte a scimmiottare, in maniera secondo me esilarante, i programmi di cultura come quelli sfornati dalla famiglia Angela, dando un tocco unico all’argomento trattato. Oggi ti propongo uno dei suoi video pubblicato durante il picco della pandemia, quando tutti eravamo intenti a produrre lievito madre per fare il pane in casa, in cui ci spiega come fare delle buonissime arancine (o arancini?) in soli 15 minuti. Riuscirà il nostro eroe nell’ardua impresa? Leggi il resto di Arancine in 15 minuti

Mi spoglio anche nel 2023

L’ho fatto l’anno scorso, e dato che gli organizzatori del CSS Naked Day anche nel 2023 propongono la loro iniziativa, ho deciso che aderirò questo fine settimana e mostrerò il body del mio blog come mamma, ehm… papà l’ha fatto. Un modo divertente ed originale per attirare l’attenzione su un problema che, oramai da anni, affligge il web moderno: l’uso eccessivo di orpelli di ogni tipo per abbellire, spesso in maniera inutile e superflua, le pagine web che visitiamo ogni giorno. Una delle principali frustrazioni di coloro che navigano in questo mare virtuale è proprio la velocità di caricamento della pagine, che negli anni sono cresciute, stando ad un articolo di Michael Gearon del 2020, da una dimensione media di 700 kbyte nel 2011 fino a 2 mega e mezzo nel 2017, e questo trend è continuato a crescere in questi ultimi cinque anni, con l’uso indiscriminato di video decorativi nelle homepage che sono diventati così di moda.

Giusto per dire, quando mi regalarono il primo personal computer, il disco rigido a bordo aveva una capienza di 20 mega in tutto. Mi chiedo spesso se davvero serva sprecare tutta questa banda (ed elettricità, e risorse hardware) per fornire un’esperienza più coinvolgente per il visitatore. E noi addetti ai lavori dovremmo essere i primi a passarci la mano sulla coscienza, e renderci conto che forse la prossima fase del web è di tornare alle origini, e di esplorare modi per rendere i servizi online più fruibili e piacevoli, ma senza il peso e lo spreco a cui assistiamo oggi.

Il social security number americano

L’articolo sul credito sociale cinese mi ha dato l’ispirazione per l’incursione di oggi tra le curiosità della vita quotidiana nel Paese a stelle e strisce. L’anno scorso avevo parlato di come in America in realtà esista già da decenni un sistema simile (sul quale però nessuno si strappa i capelli gridando al complotto di Stato), che misura il grado di affidabilità finanziaria di una persona, tracciando i saldi di tutte le linee di credito, i pagamenti in ritardo e via dicendo. Il perno di tutta la baracca è rappresentato dal cosiddetto social security number,  l’equivalente del codice fiscale italiano, che identifica in maniera univoca una persona fisica all’interno del sistema. La principale differenza è che qui, almeno in teoria, questo numero è segreto, e leggenda vuole che se un estraneo ne entra in possesso, possa facilmente fingersi di essere quella persona ed aprire linee di credito, acquistare proprietà e assumere debiti senza troppi problemi. Leggi il resto di Il social security number americano

La storia complicata del credito sociale cinese

Ho sempre notato una tendenza della stampa italiana ed internazionale a dipingere qualsiasi notizia che arrivi dalla Cina con un tono spesso sinistro e circospetto. Si, lo so che il partito comunista che comanda da quelle parti non eccelle in trasparenza e rispetto dei diritti umani, ma lo stesso vale per tante altre nazioni (vogliamo parlare di Israele e delle recenti elezioni di Netanyahu?). Eppure su queste nessuno punta i riflettori della grande opinione pubblica. Oggi vorrei condividere la traduzione di un articolo che ho letto su Wired qualche anno fa, in cui l’autore esplorava le varie sfaccettature di un particolare aspetto del modello sociale cinese, di cui pochi hanno sentito parlare: il cosiddetto credito sociale. Negli anni, il sistema su cui si basa è stato paragonato a Black Mirror o al Grande Fratello di Orwelliana memoria. Ma le cose non sono così semplici come questi stereotipi vogliono farci credere. Leggi il resto di La storia complicata del credito sociale cinese

Quando ci si divertiva con i pesci d’aprile

C’era una volta in rete la moda dei pesci d’aprile architettati dalle grandi aziende tech ai danni dei loro ignari utenti. Poi ovviamente tutti si sono fatti più furbi, o forse semplicemente è passato quell’entusiasmo di vedere cosa s’inventavano i cervelloni del marketing di queste compagnie. Da qualche anno oramai, complice anche lo stato d’animo non proprio festaiolo che accompagna l’umanità intera, non si vedono più scherzi degni di nota. Io ne ho nascosto uno nel mio tema, che solo in pochi probabilmente noteranno, specialmente quest’anno, visto che la ricorrenza casca durante il fine settimana. Ed allora oggi voglio ricordare, con un pizzico di nostalgia, quello che il gigante di Mountain View s’era inventato esattamente dieci anni fa. Leggi il resto di Quando ci si divertiva con i pesci d’aprile

I fogli di stile saranno serviti a parte

Qualche mese fa avevo accennato ad un esperimento che sto conducendo sul blog, per capire se sia meglio servire i fogli di stile direttamente all’interno del sorgente HTML della pagina, e quindi ridurre al minimo il numero di richieste al server da parte del browser, o se averli a parte, così che i visitatori di ritorno non debbano scaricarli nuovamente, e quindi ridurre il quantitativo di dati che viaggia in rete. Stando alle statistiche d’accesso, più dei tre quarti dei visitatori che approdano su questi lidi, arrivano qui per la prima volta, leggono una pagina, e poi volano via senza voltarsi indietro. Se le cose stanno davvero così, allora la prima soluzione dovrebbe essere da preferire. Ma dato che l’omino sulla spalla è un intransigente rompiscatole che vuole i dati alla mano, abbiamo deciso che per alcuni mesi i fogli di stile sarebbero stati “in linea”, e poi avremmo cambiato l’impostazione per servirli a parte. Dunque dal mese prossimo si parte con la seconda fase di quest’esperimento: ti prego di farmi sapere se qualcosa non si vede come dovrebbe.

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