due chiacchiere

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Tre mesi con i fogli di stile separati

Come forse ricorderai, a fine marzo (ammappa come passa il tempo!) avevo annunciato di star conducendo un esperimento sul blog, per capire se servire i fogli di stile e le funzioni JavaScript in un file a parte piuttosto che infilati direttamente nel codice sorgente della pagina, facesse alcuna differenza in termini di prestazioni e soprattutto risparmio di banda consumata sul server. Il verdetto dopo tre mesi? Nessuna differenza, a dimostrazione del fatto che la maggior parte dei visitatori che approdano in quest’angolino sperduto nella rete sono occasionali, giusto due de passaggio, per usare la famosa frase di Mario Brega nel film Borotalco.

In altre parole, una ragione per cui i fogli di stile in genere sono definiti a parte è perché il browser li conserva in un angolino (la cache, per usare il termine tecnico) e poi quando carica nuovamente la pagina, non deve farseli spedire dal server un’altra volta, risparmiando sulla quantità di dati che vengono trasferiti in rete. Ma se il visitatore è occasionale, la cache sarà sempre vuota, ed ecco che il trucchetto non funziona più, anzi: ogni pagina genererà richieste multiple al server per scaricare tutti i pezzi. Impacchettando un bel fagottino che contiene tutto e mandandolo al browser in un solo colpo si rivela, allora, una soluzione migliore. Tutto questo per dire che da questo mese ho reimpostato tutto come prima. Fammi sapere se noti qualche problema.

Siamo stati la generazione più felice

L’altro giorno, durante un momento di pausa, scorrevo distrattamente tra le cavolate che mi proponeva il mio feed di Google, e sono inciampato in un intervento che già dalle prime righe ha colto la mia attenzione. Una riflessione agrodolce di un autore sconosciuto sulla spensieratezza della generazione a cui appartengo, quella dei nati negli anni ’70. Un breve viaggio tra i bei ricordi d’infanzia che ancora oggi sono conservati in uno specialissimo cassetto della memoria che tutti, chi più chi meno, custodiamo gelosamente per il suo valore inestimabile. E così ho pensato di conservarlo anche su queste pagine, per poterlo apprezzare in futuro, quando mi capiterà per caso nuovamente tra le mani. Leggi il resto di Siamo stati la generazione più felice

Il Titanic delle pensioni italiane

Questo post non c’entra nulla con i recenti eventi dei 5 poveri disgraziati morti in fondo all’oceano. Durante una recente puntata della trasmissione radiofonica Uno, nessuno, 100Milan, il conduttore si è fatto una bella chiacchierata con Sergio Rizzo, editorialista del Corriere della Sera e vicedirettore di Repubblica, per parlare del suo ultimo libro Il Titanic delle Pensioni. L’annosa questione del futuro del sistema previdenziale italiano ritorna, di tanto in tanto, sotto i riflettori, quando questo o quel governo apporta delle modifiche all’età pensionabile, ai contributi necessari e via dicendo. In pochi, però, si rendono effettivamente conto della spirale perversa nella quale i nostri nonni ed i nostri genitori ci hanno lasciato. Da un lato si sono scritti regole per avere lauti benefici una volta raggiunta l’età prescritta (sistema retributivo, ti dice nulla?), e dall’altro non si sono preoccupati di mantenere un ricambio generazionale che potesse sostenere e pagare le loro pensioni. Leggi il resto di Il Titanic delle pensioni italiane

Windows e Linux vanno finalmente a braccetto

Che io sia da sempre stato un fan dei prodotti Microsoft non è poi un gran segreto. Sebbene in ufficio fossimo tutti dotati di postazioni Mac che costavano più della mia vecchia automobile, ho sempre ritenuto Windows più che sufficiente per le mie esigenze domestiche da spippolatore della domenica, come mi dicevano in Toscana. Dal media center precursore dei più moderni Firestick e Roku, al server VPN domestico, negli anni sono riuscito a piegare il sistema operativo di Redmond alle più svariate esigenze con poco sforzo. Negli anni, probabilmente grazie al vento della concorrenza di Cupertino, ho notato un lento ma inarrestabile miglioramento dell’ecosistema a cui ero tanto affezionato. Ora sul computer di casa ho Windows 11, e devo dire che soddisfa completamente tutte le mie necessità di sviluppo software, smart working, e passatempo. L’avvento di PowerShell, in particolare, ha portato una massiccia dose di benefici ed ha colmato definitivamente quella lacuna con MacOS di cui tutti eravamo consapevoli. Leggi il resto di Windows e Linux vanno finalmente a braccetto

Affilare le lamette del rasoio

Qualche settimana fa, mentre mi facevo la barba, ho notato che la lametta faceva un po’ fatica a scivolarmi sul volto. In tempi normali, non avrei pensato due volte a cambiarla con una nuova, d’altro canto sono quasi due mesi che la stavo usando. Ma con i chiari di luna ed i prezzi da capogiro che ci troviamo di fronte ogni volta che andiamo al supermercato, ho deciso di rivolgermi a San YouTube, che mi ha suggerito un trucchetto per estendere la durata di questo piccolo ma prezioso oggetto. Così ho deciso di conservare il video qui sul blog a futura memoria, e di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava, sfruttando l’occasione per la lezione d’inglese di oggi, che si concentra sul listening. Già anni fa avevo usato quest’espediente per insegnarti come sbucciare correttamente una banana, quindi ho pensato di usare lo stesso espediente in quest’angolino di pubblica utilità quotidiana. Leggi il resto di Affilare le lamette del rasoio

Everything everywhere all at once

Accidenti, sono già passati tre mesi da quando Sunshine ed io abbiamo guardato gli Oscar a stelle e strisce in TV, ed abbiamo scoperto un po’ di film interessanti da guardare (quando riusciamo a non addormentarci sul divano dopo una lunga giornata a correre a destra e sinistra). Uno dei film che ci ha incuriosito di più, avendo vinto un sacco di statuette, è stata Everything everywhere all at Once (a quanto pare il titolo non è stato tradotto in italiano), e così abbiamo deciso di guardarlo qualche sera dopo. Giusto io e lei spaparanzati sul divano, dato che alle figlie questa roba non sembra interessare molto. I primi venti minuti sono stati un po’ confusionari, specialmente per Sunshine che sospettava si trattasse di un film distopico, di cui lei non va certo matta come me 😉 D’altro canto non avevamo letto recensioni o guardato nessun trailer, giusto per non rovinarci la sorpresa. Poi però a poco a poco abbiamo cominciato a capire di cosa si trattasse, e ad apprezzare lo stile narrativo scelto dai registi. Solito avviso prima di proseguire: qui nel seguito parlerò della trama del film, quindi non proseguire la lettura se non vuoi rovinarti la sorpresa. Leggi il resto di Everything everywhere all at once

Mettiamo alla prova il backup

Da qualche decennio oramai, lo slogan ufficiale della Pirelli è il famoso “la potenza è nulla senza controllo”, che tutti almeno una volta abbiamo visto scritto su un manifesto o ascoltato in una delle pubblicità d’un tempo. Ed è proprio questo slogan che mi risuonava in mente l’altro giorno mentre facevo alcune prove di ripristino del backup di questo blog, in cui simulavo un attacco hacker che aveva compromesso il database. Già, perché avere un backup salvato da qualche parte non basta a mettersi l’animo in pace: in quanti non hanno mai provato ad usarlo per vedere se davvero funziona come dovrebbe? Il nostro sistemista all’università dove lavoravo prima aveva la buona abitudine di condurre un disaster recovery test ogni sei mesi, chiamando all’appello tutti gli interessati per fare la propria parte nel ripristinare la funzionalità delle applicazioni a loro affidate. Così ho deciso di fare lo stesso sul mio blog personale, mettendo alla prova i potenti mezzi di Supporthost in questo frangente. Leggi il resto di Mettiamo alla prova il backup

Il regime di isolamento nelle carceri americane

Ricordo ancora quando, qualche mese fa, il signor Cospito portò all’attenzione dell’opinione pubblica la severità del regime del carcere duro in Italia. Senza voler rispolverare il polverone di polemiche che si alzò in quell’occasione, vorrei fare una riflessione su come siamo messi qui in America, e sul fatto che come disse qualcuno tanto tanto tempo fa, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Già, perché da un lato facciamo presto a puntare il dito contro le pratiche dittatoriali cinesi, che tanto scalpore destano ogni volta che qualcuno viene buttato in cella in condizioni disumane, ma dall’altro ignoriamo la trave conficcata nell’occhio di molti sistemi carcerari occidentali, che certo non brillano per il rispetto dei diritti umani dei detenuti (ad eccezione dei Paesi del nord Europa, come al solito). Dell’inefficacia di quello che gli americani chiamano solitary confinement, ne aveva parlato qualche mese fa persino John Oliver nel suo show che seguo religiosamente ogni settimana. E se non bastasse, nientepopodimeno che le Nazioni Unite hanno confermato che il trattamento americano è equiparabile ad una tortura psicologica. Leggi il resto di Il regime di isolamento nelle carceri americane

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