Un paio di settimane fa l’allegra famiglia Camu ha deciso di prendersi qualche giorno di vacanza e volare verso lidi balneari dal clima più mite per potersi immergere in acque marine che superino la soglia dei 17 gradi in agosto. Già, perché mentre voi nel Belpaese vi godete l’acqua tiepida del Mediterraneo, qui le temperature dell’oceano Atlantico che bagna il New Jersey sono abbastanza frigide anche in piena estate, e ci tocca migrare verso il Golfo del Messico pur di poter rinfrescare le membra in acque meno gelide. Sunshine aveva il desiderio di visitare la zona intorno a Destin, in Florida, e così grazie all’aiuto dell’agenzia viaggi di Costco (eh già, questo marchio comprende molti servizi, non solo i famosi supermercati supersized) abbiamo prenotato un volo diretto da La Guardia ed un albergo a due passi dal mare. Volendo riassumere la nostra esperienza in poche parole, ci siamo divertiti un sacco: sia che tu voglia provare l’ebrezza del parapendio a traino, affittare un acquascooter, passare una giornata al locale parco acquatico o semplicemente crogiolarti al sole steso su una sabbia così bianca che sembra farina, Destin offre tutto questo e molto di più nel raggio di una decina di chilometri. Leggi il resto di Idee per una vacanza in Florida
Articoli recenti
Perché preferisco le auto in leasing
Il mercato automobilistico americano è esploso l’anno scorso, quando la gente ha cominciato a capire di volersi spostare dalle metropoli verso l’interland (i cosiddetti suburbs), specialmente considerando che in tanti potevano finalmente lavorare da casa almeno parzialmente fino alla pensione. A New York, ad esempio, molti miei colleghi non hanno un’autovettura, abituati ad usare la fitta rete del trasporto pubblico cittadino anche per andare a fare la spesa: in questo modo risparmiano di assicurazione, bollo, parcheggio o garage, ed ovviamente manutenzione. Ma quando ti sposti nell’interland, la macchina diventa una necessità a cui non si può più fare a meno. Così l’impennata della domanda, collegata al taglio dell’offerta per via della penuria di microchip, ha spinto i prezzi del nuovo e dell’usato alle stelle. Una congiuntura di cui ho deciso di approfittare il mese scorso, anche considerando che volevamo cambiare il nostro SUV medio (un Hyundai Santa Fe) con qualcosa di più piccolo e più parsimonioso nei consumi. Leggi il resto di Perché preferisco le auto in leasing
Faccela vedè, faccela toccà
No, non pensare che il caldo di agosto (anche qui stiamo registrando punte di 35 gradi all’ombra nei centri urbani) mi abbia dato alla testa, e che questo blog sia inaspettatamente diventato un luogo di ritrovo per brutti ceffi senza ritegno. Con il titolo mi riferivo semplicemente… alla scrivania sulla quale nascono questi post, alla quale passo buona parte della mia giornata, nella modalità smart working del mio nuovo lavoro. Siamo appena rientrati dalla Florida, ed ho avuto un po’ di nostalgia della mia postazione di controllo casalinga 😀 In realtà l’idea me l’ha data il mio amico Trap, dopo aver visto riemergere questo post dall’oblio nel feed degli articoli qualche settimana fa. Rispetto ad undici anni fa, ora non ho più un angolino nel seminterrato coabitato da ragnetti (simpatici) e nascosto nel buio delle viscere della casa. Adesso ho una stanza vera e propria, un ufficio dove teniamo la mia scrivania, un tapis roulant per la passeggiata giornaliera quando fuori fa freddo e non ho voglia di congelarmi il naso, e l’acquario con i miei pesciolini rossi. Lo so che i meme non si fanno più come ai tempi d’oro, ma non sarebbe carino se anche tu mostrassi la tua “tana” di oggi al mondo intero? Leggi il resto di Faccela vedè, faccela toccà
Le prime impressioni dopo un mese
E così zitto zitto è già passato un mese e spicci da quando ho iniziato il mio nuovo capitolo lavorativo all’Università della California. Se dovessi riassumere i miei pensieri in una sola frase, al momento sarebbe di sicuro che mi pento soltanto di non aver fatto questa scelta prima. Ma d’altronde, fino a qualche tempo fa l’idea di lavorare in smart working, come lo chiamate voi in Italia, non era neppure concepibile in buona parte del panorama lavorativo americano. Quindi sono contento di vedere che, mettendo da parte per un attimo gli sconvolgimenti epocali che ha prodotto in ogni settore, la pandemia abbia creato le condizioni ideali perché quest’idea potesse diventare realtà. Chiaramente il fatto di lavorare da casa non è l’unico beneficio che sto imparando ad apprezzare: rispetto all’università di New York dov’ero prima, la cultura aziendale del mio nuovo datore di lavoro è molto più attenta al benessere dei dipendenti. Per esempio, qualche anno fa hanno implementato un programma chiamato STEP, che in sostanza incoraggia il capufficio a mantenere un dialogo costante con i suoi subordinati, ed affrontare eventuali situazioni di difficoltà e disagio in maniera aperta e collaborativa. Leggi il resto di Le prime impressioni dopo un mese
Voglio raccontarti una storia
Oggi voglio condividere le parole che Laurie Anderson ha scritto su un muro della sua mostra in un museo di Washington, D.C. che abbiamo visitato durante il nostro viaggio qualche mese fa. Parole che si leggono tutte d’un fiato sotto l’ombrellone, mentre la brezza trasporta la mente in mondi lontani e pieni di sensazioni ricche ed intense.
Voglio raccontarti la storia di una storia. Che comincia all’incirca nel periodo in cui ho scoperto che la maggior parte degli adulti non ha idea di cosa stia parlando. Era il centro dell’estate, io avevo dodici anni. Ero il tipo di ragazza che voleva sempre mettersi in mostra. Ho sette fratelli e sorelle, e mi perdevo sempre tra la folla. Avrei fatto qualsiasi cosa per ottenere un po’ d’attenzione. Così un giorno, mentre ero in piscina, decisi di fare un tuffo dal trampolino più alto. Il tipo di tuffo in cui ti senti per qualche istante magicamente sospesa a mezz’aria. E tutti ti guardano ed esclamano stupiti “Guarda com’è incredibile, stupenda!”
Riciclare la plastica non basta più
Da qualche settimana a questa parte lo stato del New Jersey dove abito ha messo al bando le buste di plastica: dal supermercato al negozio di abbigliamento, d’ora in poi dovrai portarti la tua borse riutilizzabile dove mettere i tuoi acquisti. Ovviamente c’è stato un gran dibattito sull’efficacia di questi interventi governativi, con buona parte della popolazione a favore di questo cambiamento, e qualche voce solitaria fuori dal coro (inclusa quella del sottoscritto) a far notare che, sebbene sia un passo nella giusta direzione, alla fine dei conti si tratta della proverbiale goccia nel mare, utile solo a creare un fastidio alla gente, e nulla di più. Perché questo cambiamento forse ci fa sentire con la coscienza a posto, ma la realtà è che dovremmo rivoluzionare la filiera di confezionamento dei prodotti. Per decenni ci hanno martellato di pubblicità progresso per insegnarci a riciclare, ed ora si scopre non solo che il riciclaggio della plastica non funziona, ma che alle azienda non interessa proprio fare la propria parte. Leggi il resto di Riciclare la plastica non basta più
Pronunciare la g in inglese
Un mio collega in ufficio sta cercando di imparare l’italiano tramite Duolingo, e si lamenta sempre di quanto siano difficili i verbi nella nostra lingua, specialmente le coniugazioni dei vari tempi con le varie persone. D’altro canto, questo è un concetto a cui gli americani non sono abituati, dato che in genere il verbo rimane lo stesso a prescindere dalla persona che compie l’azione. Ha anche difficoltà a ricordarsi quali oggetti sono maschili e quali sono femminili, ma su questo non saprei proprio come aiutarlo. Allora l’altro giorno la discussione è cascata sulla pronuncia, specialmente della G gutturale e palatale, che in inglese si dice rispettivamente hard G and soft G. Il che mi ha dato lo spunto per il post di oggi, in cui ti propongo un video che spiega le differenze ed alcune regole su quale usare e quando. Ora capisco perché la gente qui mi chiama sempre Gherlando 😒. Leggi il resto di Pronunciare la g in inglese
Impariamo i tempi con la matematica
Oggi voglio proporti una lezione d’inglese leggera e divertente. Un insegnante africano s’è inventato un modo geniale per far ricordare ai suoi alunni come coniugare i complicati verbi irregolari americani sfruttando delle semplici operazioni algebriche, come mostrato nel video qui sotto. Ovviamente si tratta di una provocazione, perché la lingua a stelle e strisce è ben lontana dalla prevedibilità delle formule matematiche a cui siamo abituati. Ma bisogna ammettere che la sua spiegazione non fa una piega.