due chiacchiere

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La tradizione delle case addobbate a festa

Le feste sono ormai finite, ma non è ancora troppo tardi per parlarti di un’usanza tipica americana: addobbare la propria casa con luci, pupazzi gonfiabili e quant’altro per celebrare il Natale. Nel paesino in collina dove abitiamo da circa cinque anni a questa parte, ci sono alcune famiglie che fanno le cose davvero in grande. Tanto in grande che iniziano le “manovre” ad Ottobre, a quanto ho sentito, per controllare che tutte le luci funzionino e pianificare come devono metterle (ogni anno s’inventano una disposizione diversa, ed aggiungono qualcosa di nuovo). A casa camu facciamo le cose in maniera ben più sobria, anche perché non ho lo spazio in soffitta o in garage per conservare tutto quest’armamentario. Ma mi piacerebbe un giorno espandere la mia installazione con qualche luce da mettere sul prato. Intanto ti propongo un video girato l’anno scorso che rende giustizia al lavoro fatto da questa famiglia. Che diventa meta di pellegrinaggio per grandi e piccini della zona, per vedere questo spettacolo di luci e suoni che riempie il cuore di gioia. Leggi il resto di La tradizione delle case addobbate a festa

I falsi amici di cui non fidarsi

In quasi 14 anni di permanenza sul suolo americano, ho avuto modo di esplorare in lungo e largo le magagne che si nascondono tra le pieghe inesplorate della lingua inglese. Sebbene non abbia perso il mio accento, molti mi dicono oggi che è quasi impercettibile e sono stupiti dalla mia padronanza del vocabolario. Tutto merito, non c’è dubbio, delle solide basi acquisite ai tempi del liceo scientifico in Italia, dove i professori d’inglese prendevano il loro mestiere seriamente. Questo per dirti che se stai imparando una lingua straniera a scuola, prendila sul serio: un giorno potrebbe aprirti un sacco di opportunità. Oggi voglio parlarti dei cosiddetti false friends, parole inglesi che assomigliano spudoratamente a parole italiane, ma che hanno un significato completamente diverso, e sibillinamente traggono in inganno chi le vede in un certo contesto. Per esempio, se a scuola il tuo compagno di classe ha un problema di addiction, non vuol dire che non è bravo a fare le addizioni, ma che ha sviluppato una qualche dipendenza, tipo tv addiction. Leggi il resto di I falsi amici di cui non fidarsi

Ma tu la fai la raccolta differenziata dei link?

Proseguono le mie incursioni da topo di biblioteca digitale alla caccia di contenuti da ripulire, aggiornare, importare o semplicemente consegnare all’eterno oblio. Il mio lavoro, devo ammetterlo, è reso meno tedioso da un fedele aiutante, il plugin Broken Link Checker, che ogni paio di giorni analizza tutti i collegamenti uscenti presenti nei vecchi articoli e commenti, e mi segnala eventuali problemi di server non trovato e via dicendo. Nel giro di quasi tre settimane, ho già messo a posto alcune centinaia di collegamenti, con circa 700 (and counting) ancora in attesa di essere verificati. Certo, con tutti i blog spariti in questi anni, è una strage di link rotti. Allora mi è sorta la domanda: ma gli altri veterani della blogosfera che ancora conservano articoli di quasi un ventennio fa, si curano di far pulizia tra il ciarpame accumulato in tutto questo tempo? E sono andato a curiosare a casa dei vicini virtuali, scoprendo che alcuni usano soluzioni drastiche, cancellando completamente i vecchi articoli, altri mettono un avviso ai lettori, altri ancora rimuovono solo i commenti agli articoli datati, tagliando la proverbiale testa al toro. E tu cosa fai?

Il Signor Robot mi ha ipnotizzato

Oggi vorrei parlarti di una delle (poche) produzioni televisive di questi ultimi anni che mi ha veramente appassionato: Mr. Robot. Leggo da Wikipedia che in Italia è stato trasmesso solo da canali a pagamento, quindi sospetto che non sia stato molto popolare tra i telespettatori occasionali. Come ho già detto in passato, sin da quando ero piccolo, il genere distopico mi ha sempre affascinato: l’esercizio empirico di immaginare come gli essere umani si evolveranno ed affronteranno le grandi sfide del futuro, è sempre stato un modo per distogliere l’attenzione dalla realtà noiosa (e di questi tempi deprimente) che ci circonda. Di questa serie televisiva (solo quattro stagioni) in particolare ho apprezzato il fatto che racconta la sua trama con una maniacale attenzione ai particolari e l’uso di programmi e strumenti reali. Da sempre il cinema ci ha abituati alle inverosimili schermate piene di geroglifici insignificanti sugli schermi dei “geni del computer” che lasciano alquanto perplessi coloro che con questi aggeggi infernali ci lavorano sul serio. Questo non è il caso in Mr. Robot: dall’accuratezza dei comandi digitati nelle finestrelle nere ai dialoghi, tutto è raccontato in maniera plausibile e soddisfacente. Cercherò qui di seguito di non svelare nessun particolare che possa rovinarti la soddisfazione di gustarti questa serie per conto tuo. Leggi il resto di Il Signor Robot mi ha ipnotizzato

Le polpettine con tre tipi di carne

Sono già passate due settimane da quando ho riaperto i battenti della mia casetta virtuale, e mi sono reso conto di non aver pubblicato ancora neanche una ricetta. Forse perché ne avevo avuto abbastanza, dopo che il pandoro con la macchina del pane aveva campeggiato sulla pagina principale per quasi 7 anni. Ma visto che siamo a Venerdì, e stai probabilmente cercando l’ispirazione per cosa cucinare dopo le cene luculliane delle feste, ti propongo una ricetta facile per preparare una sessantina di polpettine di carne da mettere nel sugo, imbottite in un panino o da usare come contorno sfizioso a qualche altra pietanza. Qui in America, queste meatballs sono associate come uno stereotipo alla comunità del tricolore: ogni ristorante italiano che si rispetti le ha di certo nel suo menù. Quello che mi piace di questa ricetta è che si prepara in forno, non in padella: più sana, più veloce, più gustosa. Leggi il resto di Le polpettine con tre tipi di carne

Il rapporto del Censis per il 2021

Durante il mio periodo più prolifico, c’era un appuntamento a cui non rinunciavo mai: un commento sull’annuale rapporto rilasciato dal Censis sullo stato del Paese. Nel 2011, esattamente dieci anni fa, l’Italia veniva rappresentata come un’ameba fragile ed isolata: “Un sistema che, ancora nel picco della crisi 2008-2009, aveva dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, acquisendo una chiara good reputation internazionale, si ritrova inaspettatamente fragile, annaspando sulla difesa dei meccanismi che supportavano tale good reputation, e ancor più annaspando sulle decisioni che dovrebbero e potrebbero rilanciare lo sviluppo.” Fast forward al 2021, come direbbero gli Americani, le cose non sono cambiate poi molto, stando a quello che il Censis scrive nel suo cinquantacinquesimo rapporto:

Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione, l’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso e presentare un razionale programma di sviluppo. La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze con il continuo intrecciarsi di realtà emerse e sommerse, quotidiane e di lungo periodo, particolari e generali. Oggi questo non basta più. Senza una coscienza collettiva, coscienza di coscienze, capace di guardare dall’alto e lontano quel che la società chiede o attua, senza un’unitarietà di approccio agli investimenti sociali, senza immaginare una politica di sviluppo, il Paese rimane prigioniero delle sue fragilità.

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L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood

In questi anni di assenza dagli schermi del mio blog, non ho mai smesso di leggere, o più che altro ascoltare, libri, riviste ed altre produzioni letterarie offline. Da quando abbiamo acquistato casa cinque anni fa, il tragitto tra l’interland e New York si è allungato a circa un’ora ad andare e un’ora a tornare, e bisogna trovare il modo di passare il tempo. Dato che per lavoro passo la giornata di fronte ad uno schermo per computer, ho preso l’abitudine di ascoltare audiolibri e podcast per riposare gli occhi per quell’oretta. Oggi voglio parlarti di L’ultimo degli Uomini (Oryx and Crate, in lingua originale), un romanzo del 2003 di Margaret Atwood. Da incallito appassionato del genere distopico, le opere di quest’autrice sono esattamente quello che vado cercando: probabilmente avrai sentito parlare de Il Racconto dell’Ancella, il suo libro più famoso. Non preoccuparti, qui di seguito eviterò di svelarti dettagli che possano rovinarti la sorpresa. Leggi il resto di L’ultimo degli uomini di Margaret Atwood

I gattini in affidamento temporaneo

Da anni il nostro canile municipale offre la possibilità a famiglie che non vogliono impegnarsi con un animale domestico a lunga scadenza, di tenerne uno o più in affidamento temporaneo (fostering, in inglese) finché non trovano chi li adotta in maniera permanente. Di tanto in tanto vedevamo i loro annunci sul sito, e così un giorno abbiamo deciso di farci avanti anche noi, anche per far contente le figlie che da tempo insistevano per aggiungere un cagnolino al nucleo familiare. Un compromesso che fa contenti un po’ tutti: il canile che può far posto a nuovi arrivati, l’animale che non deve passare l’intera giornata chiuso in una gabbietta, la famiglia che può godersi il nuovo inquilino senza impegnarsi per sempre, e la comunità che vede ridurre il numero di animali randagi per le strade. La nostra prima esperienza è stata con una cucciolata di quattro mici di circa un mese di età: trovati abbandonati ed infreddoliti per le strade di Newark (una delle poche grandi città del New Jersey), sono stati svezzati in canile e subito messi a disposizione di famiglie che volessero occuparsene. Leggi il resto di I gattini in affidamento temporaneo

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