due chiacchiere

Archivio degli articoli in ripostiglio, pagina 14

Ho chiuso il mio profile LinkedIn

Che io sia sempre stato un po’ allergico ai social non è una novità. Sin dagli albori di questi mezzi di comunicazione, non ho mai usato i miei account su quelle piattaforme in maniera attiva. L’unico che continuavo ad usare sporadicamente era LinkedIn, per tenermi in contatto con vecchi colleghi, e sapere cosa si facesse di bello nei posti in cui avevo lavorato in passato. Però ultimamente m’ero stufato dei continui post “Congratulati con tizio e caio per aver cominciato un nuovo lavoro nell’azienda super figa mega giga”. Mi sono reso conto che, a parte ricevere offerte di lavoro da recruiter senza scrupoli, la piattaforma aveva smesso di avere un valore tangibile per i miei interessi, ed era diventata più che altro una perdita di tempo, un ennesimo feed intestinale digerito in fretta e senza nessun coinvolgimento. Così ho deciso di staccare la spina. Secondo te, questo social ha ancora un valore?

Non toccarti per scaramanzia all’estero

Ma pensa, proprio 11 anni fa parlavo dello stesso argomento: l’espressività gestuale degli italiani. Che in America fa parte dello stereotipo che definisce gli abitanti del Belpaese, insieme alla pizza, alla Torre di Pisa (più famosa del Colosseo, a quanto ho avuto modo di scoprire) ed all’accoglienza calorosa ed al senso di famiglia che agli inglese sembra così strano ed inusuale. Quest’estate, come ti raccontavo, abbiamo trascorso alcune settimane tra Sicilia, Toscana e Campania, per incontrare amici e parenti che non vedevamo da ben sette anni. E le figlie hanno potuto osservare in tempo reale questa particolarità di noi italiani, trovandola buffa ma allo stesso tempo davvero efficace. Sunshine ed io abbiamo provveduto a tradurre quei gesti in tempo reale, ma per alcuni non è stato poi così facile. Un giorno ad esempio la figlia piccola ha notato che un suo cugino italiano, durante una discussione con suo padre, si è toccato le parti intime. Lei è rimasta sconvolta: un gesto così volgare, ha pensato. Leggi il resto di Non toccarti per scaramanzia all’estero

PetSmart, anche gli animali hanno un negozio

Nel mio studio a casa ho un acquario di circa 250 litri, dove abitano un gruppetto di pesci rossi. L’idea ci è venuta qualche anno fa, quando le figlie ci tormentavano per prendere un animale domestico, possibilmente un gatto. Allora, per non tuffarci a capofitto in qualcosa di così impegnativo, proposi di fare un esperimento con qualcosa di più facile: un paio di pesciolini rossi. “Se riuscirete a prendervi cura di questi due allegri pescetti”, dissi alle figlie all’epoca, “allora potrete passare al livello successivo, un criceto, e poi se anche quello sopravvive, prenderemo un gatto”. In realtà, la mia intenzione era quella di prendere tempo, perché sapevo che alla fine l’animale domestico sarebbe finito sul mio groppone, quando le figlie si sarebbero stancate di pulire la sabbietta o di giocarci. E così in effetti è stato già per l’acquario (al criceto non ci siamo mai arrivati): dopo un mesetto, entrambe le ragazze hanno cominciato a disinteressarsi agli esserini arancioni che nuotavano nel piccolo acquario, e così è toccato a me prendermene cura. Leggi il resto di PetSmart, anche gli animali hanno un negozio

La migliore gerontocrazia americana

Per coloro che si lamentano di avere Giorgia Meloni come Presidente in carica, vorrei solo ricordare che noi qui in America abbiamo un uomo che oramai non riesce neppure a mettere due parole in fila ad una conferenza. Il poveretto è oramai talmente perso nella sua malattia mentale che il suo stesso staff deve interrompere il discorso ancora prima che sia finito. Ma si può assistere ad uno spettacolo più triste di questo? E voi vi lamentate di Giorgia Meloni? Il solo pensiero che la prossima presidenza potrà essere affidata a lui oppure all’abbronzato arancione mi fa venire il voltastomaco. Non era certo questa l’America che sognavo quando sono emigrato dall’Italia 15 anni fa.

Sono tornato a donare sangue dopo 17 anni

Era il lontanissimo Novembre 2008 quando provai a donare sangue qui in America. Ricordo quel giorno molto bene: ero arrivato nel Paese a stelle e strisce da qualche mese, ed oramai il lavoro al Bronx andava bene. Un giorno ci arrivò una email dall’ufficio personale, in cui ci dicevano che l’equivalente dell’AVIS statunitense sarebbe venuta con il loro centro mobile (un pulmino equipaggiato di tutto l’occorrente) a raccogliere donazioni volontarie. Come i miei piccoli lettori di vecchia data forse ricorderanno, quand’ero in Italia ero un convinto donatore, vuoi perché lo sentivo come un dovere personale, dopo che mio nonno era morto anni prima di leucemia ed aveva ricevuto tantissime trasfusioni, vuoi perché mi davano la giornata libera al lavoro 😉 Così volevo continuare questa tradizione anche qui, e mi presentai alla porta del camioncino parcheggiato ad un paio di isolati dall’ufficio. Non immagini la mia delusione, come raccontavo nel 2008, quando mi dissero che non potevo donare perché ero vissuto in Europa durante il periodo della mucca pazza, e siccome non esisteva un test per il morbo di Creutzfeldt-Jakob, non potevano stabilire se il mio sangue fosse sicuro o meno. Leggi il resto di Sono tornato a donare sangue dopo 17 anni

L’ossessione per la raccolta differenziata

Incredibile a dirsi, ma è già passato più di un mese dal nostro viaggio in Italia. Eppure una cosa mi è rimasta particolarmente impressa: la presenza di contenitori per la raccolta differenziata un po’ ovunque, dai cestini attaccati ai pali della luce sul lungomare, ai contenitori opportunamente etichettati vicino alla spiaggia. I siciliani (e non solo?) sembrano essere ossessionati dal separare plastica, lattine, carta, umido e vetro. Mia sorella a casa mi faceva vedere il calendario della raccolta porta a porta: ogni sera gli addetti alla nettezza urbana passavano a raccogliere una tipologia diversa di rifiuti, e guai a sgarrare, sembra che partano multe salate, avvisi e segnalazioni varie. Poi però se andavo a guardare cosa c’era nella plastica, ad esempio, ci trovavo dalle buste del supermercato ai bicchieri monouso, dal cellophane in cui sono avvolti alcuni alimenti freschi alle bottigliette d’acqua. Leggi il resto di L’ossessione per la raccolta differenziata

Il ritorno del virus informatico scatenato

Ma pensa, sono passati dodici anni da quando Alan Becker pubblicò in rete un cortometraggio poi diventato famoso su tutto il regno terracqueo. In quel video, un omino stilizzato s’intrufolava all’interno dello schermo del computer e cominciava a fare dispetti e rompere tutto quello che gli capitava a tiro. Negli anni la saga di questo ribelle virtuale è continuata, con altri artisti che ne hanno raccontato le avventure in video spuntati come funghi un po’ ovunque. L’altro giorno me ne è capitato uno sotto mano durante le mie scorribande per i social, che mi ha particolarmente colpito per la fantasia degli animatori. Così ho deciso di conservarlo qui sul blog a futura memoria. Giusto per proporti un argomento più leggero e faceto di quello che ho trattato la scorsa settimana 🙂 Leggi il resto di Il ritorno del virus informatico scatenato

Fare testamento in America

Ammetto che si tratta di una pura coincidenza se praticamente 13 anni fa, giorno più giorno meno, parlavo dello stesso argomento che sto per affrontare oggi. Non solo, per un misterioso motivo (la mente a volte è davvero strana), ricordo esattamente dov’ero quando scrissi quel post: sull’autobus che dalla nostra casetta nel New Jersey mi portava in ufficio nel Bronx. Non so perché quella mattina è rimasta impressa nella mia memoria, forse per la reazione di commenti che suscitò il post, boh. Ad ogni modo, oggi riprendo quel discorso non proprio da ombrellone, inspirato dalle notizie di qualche settimana fa sull’apertura del testamento di Berlusconi, e di come siamo un popolo di guardoni impiccioni 😅 Quella notizia mi ha fatto ricordare che qualche mese fa Sunshine ed io abbiamo completato le procedure per registrare il nostro testamento. Leggi il resto di Fare testamento in America

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