due chiacchiere

Archivio degli articoli in salotto, pagina 13

I buoni propositi per il 2024

Per qualche tempo, durante il periodo di massimo splendore della blogosfera, ho mantenuto la tradizione di usare il primo post dell’anno per compilare un elenco di buoni propositi, un rito propiziatorio che potesse portare un po’ di buona sorte durante i dodici mesi che mi si paravano davanti. A distanza di più di un decennio dall’ultima volta, rileggo con piacere le mie farneticazioni dell’epoca. Dalla gioia che esprimevo per l’acquisto della nostra prima casa nel 2009, che da allora abbiamo venduto per acquistarne una più grande ed adatta alla famiglia che è cresciuta, ai progetti per espandere il mio plugin per le statistiche, che all’inizio dell’anno scorso ha trovato una nuova casa e che adesso continua a crescere nelle sapienti mani della VeronaLabs. In fondo, come ricordavo anche nel mio recente audiopost (si dice così?), il bello di mantenere un blog è proprio questo: mettersi a sfogliare le pagine del passato, specialmente quello remoto, e vedersi scorrere davanti agli occhi la propria vita. Leggi il resto di I buoni propositi per il 2024

Il rapporto del Censis per il 2023

Uno degli appuntamenti tradizionali di questo blog, che si ripete da tempo immemore, sono le mie riflessioni a margine del Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese pubblicato dal Censis. Quest’anno ho deciso di fare una cosa un po’ diversa, estrapolando l’intervista fatta da Alessandro Milan in una recente puntata della sua trasmissione al direttore generale di quest’istituto, Massimiliano Valerii (no, le due i non sono un refuso). Lo studio, per chi non lo conoscesse, fornisce uno spaccato decisamente interessante sulla società italiana. Quest’anno la parola chiave sembra essere sonnambuli: per gli italiani tutto è emergenza, dunque, alla fine, nulla lo è veramente. L’84% degli italiani è impaurito dal clima impazzito, il 73,4% teme per il futuro del Paese per i suoi problemi strutturali, il 73% è convinto che per via degli sconvolgimenti globali arriveranno in Italia sempre più migranti e non sapremo come gestirli. Ma ancora: il 53% teme il collasso finanziario dello Stato, il 60% ha paura dell’esplosione di un conflitto globale e il 50% è convinto che non abbiamo abbastanza difese contro il terrorismo. Eppure, nessuno riesce a reagire in maniera vigorosa, come invece accade altrove nel mondo. Leggi il resto di Il rapporto del Censis per il 2023

Troppo tardi per triplicare il nucleare

Sorrido amaramente quando leggo questi proclami ad effetto che escono dai convegni mondiali sull’energia ed il cambiamento climatico: una ventina di Paesi vorrebbero triplicare gli investimenti per il nucleare nei prossimi 25 anni. Sorrido amaramente perché queste cose si dovevano fare una trentina d’anni fa, ora siamo in ritardo colossale. Io già ero convinto che il nucleare fosse l’unica strada circa 15 anni fa, quando invece il popolo italico votò per non investire in queste tecnologie, spaventato da terroristi ecologici che sbandieravano chissà quali scenari apocalittici sotto il naso degli elettori. Talebani del verde che piuttosto che veder costruire una centrale nucleare, avrebbero preferito continuare ad usare carbone e gasolio per soddisfare la crescente sete di energia dell’Italia. Già, perché una manciata di pannelli solari e due pale eoliche non possono coprire il fabbisogno ingente di corrente elettrica a cui assistiamo oggi. Se poi consideriamo che le agenzie per la salvaguardia del patrimonio fanno fare giravolte degne dei migliori trapezisti, per ottenere i permessi per installare nuovi impianti per le rinnovabili, la frittata è fatta. Leggi il resto di Troppo tardi per triplicare il nucleare

Quota 103 è l’eredità dei nostri padri

Lo so, in campagna elettorale Salvini aveva promesso di abolire la legge Fornero e di regalare palate di soldi ai pensionati. Ed ora, arrivato il momento di stilare la prima vera manovra economica di questo governo, si è dovuto rimangiare praticamente tutto. Certo questo non significa che io sia pentito di aver votato Meloni, anzi. La verità è che anche i sassi sanno oramai che il sistema pensionistico italiano si dirige senza se e senza ma verso il baratro. Anche aumentando la natalità in maniera notevole con un colpo di bacchetta magica a partire dal 2024, quei neonati impiegherebbero almeno 18 anni per produrre reddito e quindi versare i tanto agognati contributi che pagherebbero le pensioni dei loro padri e dei loro nonni. Non solo: l’aumento dell’aspettativa di vita fa si che un sistema studiato per pagare pensioni per una quindicina d’anni, non può essere stiracchiato per pagarle per 30 e passa anni senza conseguenze. Leggi il resto di Quota 103 è l’eredità dei nostri padri

Due mesi fa, l’attacco di Hamas

Sono già passati due mesi dall’attacco dei terroristi palestinesi di Hamas che ha sconvolto il mondo, e mi pare che oramai i riflettori si siano spostati altrove. Tutti, me compreso, cominciammo a pontificare su chi avesse ragione e chi torto, sulle possibili spiegazioni di questa escalation del conflitto, e su cosa sarebbe successo dopo. Quasi per coincidenza, pochi giorni prima avevo scritto un post in cui farneticavo sugli effetti devastanti che secoli di colonialismo britannico e francese hanno causato in Africa ed in giro per il mondo. Così, quando ho deciso di approfondire la questione tra israeliani e palestinesi, non mi ha stupito scoprire che tutto nasce agli inizi del secolo scorso per mano di, indovina un po’, francesi e britannici. Che si spartirono quelle terre per ricavarne lauti guadagni, anche per via della vicinanza con il canale di Suez e l’accesso a tutto il Medioriente. A dirlo non sono io, che per usare le parole del governatore De Luca, mi ritengo un cialtrone, ma è un reputabile canale YouTube tutto italiano, che ho cominciato a seguire dietro indicazione di un utente su Reddit in calce ad uno dei miei post su quella piattaforma. Leggi il resto di Due mesi fa, l’attacco di Hamas

Tiro alla fune tra banche centrali e governi?

L’ho già ammesso più di una volta: non ho una educazione accademica in economia, ma mi piace ascoltare vari podcast che spiegano, in parole digeribili a noi comuni cialtroni (questa parola mi piace molto, da quando l’ho sentita usare dal Governatore De Luca), cosa succede sui mercati e come funzionano i vari sistemi economici nei quali siamo immersi. Oggi qui in America si celebra il famigerato Venerdì Nero, che apre le danze delle compere natalizie. Orde di consumatori si affolleranno nei centri commerciali della nazione alla caccia di sconti e saldi, un’orgia di consumismo sfrenato e senza pudore, con buona pace del governatore della Banca Centrale americana che invece vorrebbe far raffreddare un po’ quest’economia surriscaldata, come si direbbe in gergo.

Però proprio uno dei podcast che ascoltavo, si poneva la questione di questa dissonanza cognitiva a cui stiamo assistendo: da un lato le banche centrali a premere sul freno di quest’automobile chiamata economia, dall’altro i governi nazionali a spingere sull’acceleratore per controbilanciare l’erosione del potere d’acquisto causata dall’impennata dei tassi d’interesse. Solo a me pare un controsenso? Intanto, nel silenzio generale, il rating dell’Italia è stato innalzato da negativo a stabile, a confermare che, al di là delle chiacchiere, questo governo sta facendo tutto sommato un buon lavoro.

Anche Mario Draghi è critico sull’Europa

Il mio euroscetticismo non è mai stato un segreto, già da tempi non sospetti, con buona pace di alcuni miei lettori che storcono il naso quando mi esprimo in tal senso. Per carità, lo so benissimo che l’unione fa la forza, come ci ricorda un vecchio adagio. Il problema è che quest’unione è appiccicata con la colla vinilica, e tiene insieme realtà strutturalmente e culturalmente profondamente diverse tra loro, che fanno e faranno sempre fatica a trovare un equilibrio comune in grado di migliorare le condizioni di vita di tutti. La mia critica spazia dalla gestione frammentata dell’immigrazione clandestina, in cui il Belpaese finisce sempre per prenderla in quel posto, alla politica economica tutt’altro che uniforme, in cui i vari Stati membri anzi continuano a farsi concorrenza sottobanco. Bisogna lavorare ancora molto per costruire un’Europa unita come la volevano i nostri padri, e forse non ci si arriverà mai. Leggi il resto di Anche Mario Draghi è critico sull’Europa

Le auto elettriche e l’infrastruttura insufficiente

Tante cose nel Paese a stelle e strisce, negli ultimi anni, sono diventate appannaggio di questo o quel partito politico in maniera spesso estrema e senza possibilità di confronto dialettico. Democratici e repubblicani sembrano seguire un copione scritto da chissà chi, ogni volta che interagiscono su un determinato argomento. Le auto elettriche sono uno dei tanti esempi di questo fenomeno: spesso mi sono imbattuto in post su Facebook dove masse di boomer di destra recitano la solita litania di motivi per cui le detestano, vantandosi dei loro SUV da 5000 cc turbo aspirati che consumano un litro di benzina ogni volta che tocchi il pedale dell’acceleratore. Uno degli argomenti che spesso tirano fuori è quello dell’inadeguatezza dell’infrastruttura di distribuzione dell’elettricità, e del fatto che se tutti avessimo un’auto elettrica, il sistema collasserebbe nel giro di pochi minuti. Leggi il resto di Le auto elettriche e l’infrastruttura insufficiente

Torna in cima alla pagina